Il Lazio è la quinta regione con il maggior numero di reati ambientali. Lo rivela il rapporto annuale Ecomafie 2013 di Legambiente. Nomi e numeri dell’illegalità ambientale, con una prefazione firmata da Carlo Lucarelli, edito da Edizioni Ambiente. Numeri che fotografano un giro d’affari criminale della realtà italiana preoccupante.
Con un fatturato che si aggira intorno ai 16 miliardi di euro, sono più di 34 mila i reati accertati, 28 mila le persone denunciate e più di 8 mila i sequestri ad oggi effettuati. Risulta che il numero dei clan coinvolti si sia incrementato da 296 a 302, da 6 a 25 il numero dei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose; inoltre sono in preoccupante aumento incendi boschivi, abusivismo edilizio e corruzione. Le economie criminali continuano a proliferare e a trovare nuove frontiere di investimento, il presidente di Legambiente ha dichiarato «con una lungimiranza e una profondità che politici, imprenditori, istituzioni e cittadini spesso non hanno o fanno finta di non avere, (le mafie) sono riuscite a fare sistema penetrando in tutti i settori della nostra esistenza in maniera globale e totalitaria»
Gli illeciti ambientali maggiormente registrati sono nelle regioni con maggiore concentrazione mafiosa (Campani, Sicilia, Calabria, Puglia), a cui segue il Lazio con una crescita di fatti criminali del +13%.
Ad aumentare anche gli illeciti contro animali e fauna, che nel 2012 ha registrato un aumento del +6,4%. La Puglia è al secondo posto tra le regioni con un numero maggiore di persone denunciate su fatti che riguardano il ciclo del cemento, ancora in Puglia un incremento dei reati ambientali per il ciclo di rifiuti; al primo posto risulta essere la provincia di Napoli, a cui segue Vibo Valentia con un +120% di reati accertati rispetto al 2011.
Il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ha dichiarato: «Le pene per i reati ambientali, infatti, continuano ad essere quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l’abbattimento degli edifici continua ad essere una eventualità remota»
Un tema chiave quello dell’edilizia: risulta che la percentuale di costruzioni abusive sia passato dal 9% al 16% (stima per il 2013), le costruzioni legali sono crollate da 305 mila unità a 122 mila. Dal 2003 al 2012 sono state stimate oltre 280 mila nuove case illegali che hanno generato un fatturato di circa 19,4 miliardi euro.
Tra i casi più preoccupanti quelli legati alla corruzione, l’infiltrazione della criminalità nelle sfere locali e amministrative, sebbene sia esemplare il comune di Reggio Calabria sciolto sul finire del 2012, tuttavia è solo l’apice di un problema più serio, nello stesso anno su 25 totali sono 11 i comuni sciolti per infiltrazione mafiose.
Il problema delle economie criminali pone sotto assedio il made in Italy, nelle filiere agroalimentari si sono accertate oltre 4.000 mila reati penali, 2.000 mila denunce, sequestro di beni di 78 milioni di euro e multe per 42 milioni di euro.
Non solo le filiere agroalimentari sono sotto presidio criminale, anche il patrimonio culturale è preda dell’interesse criminale, nel 2012 sono stati registrati oltre 1000 furti di opere d’arte per un valore di 267 milioni di euro.
Il responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente Enrico Fontana ha dichiarato quanto questi dati impongano «l’adozione di un pacchetto di misure indispensabili per contrastare in maniera decisamente più efficace la minaccia rappresentata dai fenomeni di criminalità ambientale che avvelenano il nostro paese»
