Cycling Mirabilia Lazio: itinerario tra natura, storia ed enogastronomia da Fiumicino a Tarquinia, passando per Santa Severa, Civitavecchia, Allumiere e Tolfa • Terzo Binario News

Alla scoperta del litorale a nord di Roma con un turismo sostenibile. Il progetto, in collaborazione con la Regione, spiegato da Mihaela Gavrila, Vicepresidente della Fondazione Anna Maria Catalano

Cycling mirabilia Lazio: scoprire il Litorale nord romano col turismo sostenibile

Nella giornata di mercoledì 2 novembre ha avuto inizio Cycling mirabilia Lazio, un progetto ideato dalla Fondazione Anna Maria Catalano in collaborazione con la Regione Lazio, nato con lo scopo di valorizzare il territorio attraverso un turismo sostenibile.

Intuibile già dal nome, l’iniziativa propone un itinerario nuovo per potenziali ciclisti che vogliono conoscere i beni culturali, naturali ed enogastronomici del Litorale nord romano.

Attraverso un percorso suddiviso in diverse tappe i turisti potranno non soltanto vedere le bellezze proliferanti in queste zone, ma anche stimolare il loro palato con la degustazione di prodotti locali come vino, birra, carne, formaggi e ortaggi, provenienti dalle aziende locali.

Inoltre, per un’immersione più sapiente, i ciclisti potranno ascoltare i tre podcast realizzati da RadioSapienza, che saranno una guida costante lungo tutto il percorso.

“Questo percorso apre la via di una co-progettualità tra istituzioni, stakeholder territoriali e mondo della comunicazione, che permetta di illuminare bellezze naturali, culture, tradizioni spesso sconosciute ai molti e di favorire un rinvigorimento economico e lavorativo del territorio. Le opportunità tecnologiche diventano alleati strategici e consentono di mantenere vivo il ricordo dei luoghi e rigenerare l’interesse per il turismo locale, attraverso la condivisione delle “impronte” digitali e spirituali lasciate dalle esperienze del viaggio”, ha sottolineato Mihaela Gavrila, Vicepresidente della Fondazione Anna Maria Catalano e docente dell’Università di Roma La Sapienza.

Turismo sostenibile: pedalando da Fiumicino a Santa Severa

Il punto di partenza è Fiumicino, un comune diventato indipendente dopo il referendum del 1992. Per conoscere a fondo la storia e l’evoluzione di questo territorio non si può non partire dalle Idrovore di Focene. Dopo una pedalata lungo la pista ciclabile Noemi Magni, arrivati all’impianto e accompagnati dagli addetti ai lavori si può scoprire l’importanza di queste pompe.

La zona che è individuata dall’antica area alla foce del fiume Tevere è sempre stata un terreno paludoso seppur fertile, flagellato dalla malaria. I numerosi lavori di bonifica iniziata a fine 900 con i Ravennati e proseguita nel ventennio, grazie a un sistema di canali e di pompaggio, aiuta fino ad oggi a limitare il rischio di esondazioni sia da parte del fiume Tevere che del mare e irriga I campi ancora molto fertili .

Passando per Focene e attraversando Fregene durante il tragitto si è immersi da lunghe pianure ocra. Respirando l’aria marina, proveniente dalla vicina costa, il terreno appare a tratti sabbioso per poi colorarsi con vaste distese di verde.

Arrivati al Castello di San Giorgio di Maccarese il turista può conoscere la storia e la ricchezza di questo bene. Come si può scoprire visitando l’EcoMuseo del Litorale Romano, a pochi passi dal Castello, l’Azienda Maccarese Spa è rinomata storicamente per aver dato lavoro a numerose famiglie.

Maccarese, nella foto grande il Castello di Santa Severa

Infatti, la zona del Maccarese intonava il suono dei cori delle donne nelle risaie e degli uomini che lavoravano i campi. Da tutte le parti d’Italia intere famiglie e giovani in cerca di lavoro arrivavano sperando di poter sollevarsi da un devastante grado di povertà dopo la guerra.

Alla ricerca dei prodotti tipici locali, ancora oggi, realizzati da aziende familiari che tramandano il loro patrimonio alle nuove generazioni, non si può non rifocillarsi alla Cantina di Torre in Pietra. Ricavata scavando il tufo dalla collina del Castello dall’omonimo nome, dal 1500 questa cantina viene utilizzata per produrre e conservare il vino.

Come racconta Filippo Antonelli, produttore appartenente a una delle famiglie proprietarie della Cantina, dal 2000 la coltivazione e la produzione diventa biologica ed entra a far parte del Biodistretto Etrusco Romano. Dunque, è possibile assaporare vini rosé, rossi e bianchi senza l’utilizzo di organismi modificati o di additivi chimici e con un limitato utilizzo di solfiti. Testimoni della cura e dell’attenzione da parte dell’azienda sono la qualità e l’unicità dei prodotti.

Proseguendo verso Nord il viaggio alla scoperta del Lazio attraversa campi arati e coltivati da vigne e uliveti. Dopo una dolce notte nel borgo dagli scorci romantici e intimi come quello di Tragliata, la prossima tappa consigliata è Ceri. Un piccolo borgo che sorge su un altipiano tufaceo che si affaccia in un bosco verde e rigoglioso.

Dopo aver fatto un salto nella Necropoli della Banditaccia tra i tumuli e le tombe etrusche, patrimonio dell’Unesco dal 2004, il turista attraversa distese campagne del litorale per dirigersi sui Monti della Tolfa. Arrivati a La Bianca, in prossimità di Allumiere, dopo aver assaporato il gusto del ragù di cinghiale e di prodotti orticoli e spontanei locali, non si può non visitare il Museo Civico Archeologico e naturalistico Adolfo Klitsche de La Gange di Allumiere. Tra i reperti in mostra, oltre ad alcuni preistorici come i numerosi utensili testimoni dell’Etruria Meridionale, è presente anche l’allume, grazie al quale il territorio è rinomato.

Palazzo Camerale che ospita il museo di Allumiere

Infatti, questa zona caratterizzata da terreni vulcani è ricca di cave a cielo aperto in cui si estraeva l’allume, storicamente utilizzato per lavare le ferite o per la sua funzione emostatica e cicatrizzante. Quest’ultime sono visibili anche tra i vetusti faggeti nel Faggeto di Allumiere, in cui chi vuole può respirare a pieni polmoni l’aria pulita e immergersi totalmente tra i sentieri del bosco e del sottobosco pieno di colori e profumi.

A breve distanza dai Monti di Tolfa il turista può scegliere di dirigersi verso il comune di Civitavecchia per gustare e cenare con il pesce fresco della costa tirrenica. L’arte della pesca è visibile su tutto il lungomare. Infatti, al porto i pescatori tessono le reti e si preparano a partire alla ricerca del buon pescato.

Trovandosi in queste zone, strade meno trafficate permettono la percorrenza anche ai ciclisti fino alla Riserva naturale delle Saline di Tarquinia, un sito naturalistico di estrema importanza poiché è anche l’unica salina nel Lazio. Lungo la laguna costiera si possono ammirare numerose specie di fauna e flora. Tuttavia, gli animali che vanitosamente attirano più lo sguardo su di loro sono gli esemplari di fenicotteri rosa.

Proseguendo per Tarquinia è quasi obbligatoria la tappa all’Agriturismo Casale Poggio Nebbia, circondato da lunghe distese di vigne e campi coltivati. Appartenente sempre alle aziende del Biodistretto etrusco romano, in questo luogo i sensi possono abbandonarsi gustando la genuinità dei prodotti realizzati dallo stesso Agriturismo. Degustando uno dei prodotti di punta come il Kaliscele, un Sangiovese laziale, la proprietaria Anna Cedrini ci racconta la storia dell’Agriturismo e ci indica la provenienza di tutti i prodotti con cui ha imbandito la tavola.

Estasiati dalle delizie, dopo un buon dolce continua il viaggio. Lungo il litorale etrusco-romano, tra riserve e scorci urbani non si può non visitare il famoso Castello di Santa Severa. Accolti dai gatti, ormai unici veri padroni del Castello, dalle finestre il mare si scaraventa sugli scogli come in un quadro. Dato che il Castello fu costruito nei pressi dell’antico porto etrusco di Pyrgi, dove ancora oggi nelle vicinanze sono aperti gli scavi in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza, al suo interno si possono trovare alcuni reperti archeologici, oltre a numerose ricostruzioni storiche.

Podere 676

In combinazione con quello storico e culturale, anche il tour gastronomico non smette di sorprendere. Dirigendosi verso il nostro punto di partenza una tappa imprescindibile per un ristoro piacevole è il Birrificio Podere 676. Un’azienda anch’essa a gestione familiare e appartenente al Biodistretto che vanta birre artigianali di grande qualità, prodotte da 700 piante di luppolo e 4 ettari di orzo.

Come racconta Marco, uno dei giovani che hanno voluto investire in questo progetto insieme ai suoi cugini e fratelli, “dopo la pandemia sperimentando a casa la birra abbiamo deciso di coltivare il luppolo in questo podere appartenente al nonno, da lì poi è nato il birrificio“. Avendo una produzione contenuta, anche loro hanno scelto di rispettare le norme della coltivazione e produzione biologica, garantendo una qualità e una genuinità del prodotto unica.

“La diversità delle aziende all’interno del Biodistretto fa comprendere anche la varietà di prodotti biologici e di alta qualità presenti sul nostro territorio”, sottolinea Sergio Estivi del comitato scientifico della Fondazione Anna Maria Catalano e ideatore del progetto.

Pubblicato martedì, 8 Novembre 2022 @ 10:57:00     © RIPRODUZIONE RISERVATA