Indubbiamente ieri sera a Ladispoli di gente in piazza ce n’era, lo ha testimoniato la diretta realizzata da Terzobinario.it . Ma altrettanto indubbiamente è stata impressa una matrice politica a una manifestazione che doveva essere di protesta sì, ma solo di commercianti.
Intervenuti anche da Cerveteri, gli esercenti hanno manifestato la loro preoccupazione per i provvedimenti che limitano l’apertura delle loro attività. Anche se rimasto dietro le quinte, era presente il senatore della Lega William De Vecchis e da diversi fronti del Carroccio si è voluto negare che fosse stata l’area di destra a muovere le fila, ferme restando le ragioni – spesso condivisibili – per cui la categoria è furiosa verso palazzo Chigi. Anzi, sembrerebbe che l’adunanza di piazza sia stata messa in piedi dal consigliere regionale leghista Daniele Giannini.

Tornando a ieri sera, di ordine ce n’è stato, anche grazie a uno schieramento imponente di Polizia e Carabinieri (questi ultimi pure oggetto di scherno da parte dei manifestanti con cori da stadio contro le divise) che hanno presidiato piazza e corteo con discrezione.
Distanziamento più o meno c’è stato, mascherine al 100% no sebbene più di qualcuno dell’organizzazione si dimenasse per farle indossare correttamente, e poi i discorsi in piazza. Gli organizzatori hanno spiegato il perché della protesta poi ha preso la parola il sindaco Alessandro Grando. Questi ha detto di essere presente in rappresentanza della città ma senza indossare la fascia tricolore. Poi si è alzato un commerciante solitario che lo ha contestato in modo colorito. “Mancato il supporto alle imprese, servono subito aiuti concreti. Siamo in rappresentanza di tutti e ci sarebbe stato anche il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci se non fosse stato in isolamento”. “Mettiamo da parte le polemiche e la campagna elettorale – ha sottolineato Grando – perché si vota fra due anni e bisogna essere uniti”.

Un paio di intonazioni del Canto degli Italiani durante la risalita verso la stazione, “Libertà, libertà!”, “Conte, Conte vaffanc*lo” scandito molto spesso e a gran voce e, a fugare i dubbi, un bel Boia chi molla.
Infine raduno a piazzale Roma. Altra intonazione dell’inno nazionale e telefonini accesi in un clima molto simile a quello dello stadio.
Intorno alle 23 è scoppiata anche una bomba carta poco lontano dal corteo che ha messo in allarme i poliziotti di controllo di fronte allo scalo.
E come qualcuno ha detto allo sciogliete le righe: “E adesso che facciamo?”
