IL racconto dell’odissea patita da una elettrice disabile che, in una giornata già complicata da file e pioggia, si è trovata di fronte anche a barriere architettoniche e umane difficilmente superabili.
Barriere non solo architettoniche per questa lettrice in carrozzina, che iniziano appena uscita di casa: “Solo per arrivare al seggio ho dovuto schivare una serie di buche e voragini, che mi hanno ricordato i tempi delle domeniche in campagna sul fuoristrada. Peccato che non avessi il mezzo adatto per quel tipo di fondo. Comunque, aiutata da una mia amica, sono riuscita bene o male ad arrivare davanti alla porta del seggio”.
Qua inizia un’altra serie di guai… “Dapprima un gradino, poi file lunghe che per fortuna sono riuscita a saltare e finalmente in cabina”. Già, la cabina dove nessuno ha pensato a un piccolo dettaglio: l’altezza (eccessiva) del tavolo dove esprimere voto e preferenza: “Messa la scheda sul ripiano e non riuscivo a vedere. Lo stesso era troppo alto, arrivando proprio di fronte al mio naso. Mi sono guardata attorno alla cabina capendo che sarebbe stato possibile abbassare il ripiano. Alla fine ho risolto votando con le schede a “lenzuolo” sulle ginocchia”.
Quindi si apre un capitolo diverso, quello che riguarda la sensibilità: “All’uscita mi sono fermata con un addetto del Pincio a cui ho fatto notare queste problematiche. Mi ha risposto “scusa, non ci abbiamo pensato”. A peggiorare il clima, un rappresentante delle forze dell’ordine che mi ha fatto presente come esistano seggi dedicati ai disabili. Mi è parso un inno alla ghettizzazione e al “chissenefrega”.
Infine la donna attacca l’Amministrazione per una differenziazione esercitata nella vita di tutti i giorni: “Questi ‘geni’ dei Cinque Stelle che guidano Civitavecchia ci considerano ‘uguali’ per le tasse e ‘diversi’ per i servizi. Sono disgustata, delusa e amareggiata. Non chiedo molto, solo il rispetto per me e per quelli che come me in difficoltà ma vogliono, anzi vorrebbero, condurre una vita normale” la conclusione della donna.
