Cerveteri, il discorso del sindaco Alessio Pascucci per il 25 aprile • Terzo Binario News

Cerveteri, il discorso del sindaco Alessio Pascucci per il 25 aprile

Apr 25, 2018 | Cerveteri, Politica

Riceviamo e pubblichiamo il discorso pronunciato dal sindaco Pascucci in occasione della ricorrenza del 25 aprile.

Il 22 ottobre 2017 a Roma alcuni tifosi hanno diffuso l’immagine di Anna Frank con la maglia della squadra avversaria. La notte fra il 2 e il 3 marzo, a pochissime ore dalle elezioni politiche, a Pavia, ignoti hanno affisso sulla porta di alcune persone un adesivo con su scritto “qui abita un antifascista”.
In entrambi i casi un’immagine positiva, Anna Frank – da sempre simbolo della lotta e della resistenza all’oppressione – e l’antifascismo – valore fondante della nostra democrazia e pilastro costitutivo della nostra Italia – sono stati usati in modo dispregiativo. Come se essere paragonati ad Anna Frank, come se essere definiti antifascisti fosse qualcosa di cui vergognarsi, di cui aver paura.
Questo significa che, nonostante siano passati soltanto settant’anni, stiamo dimenticando la nostra storia. Perdere la memoria, non sapere da dove veniamo, non tenere a mente ogni giorno gli errori commessi, soprattutto quelli più tremendi, sono azioni pericolosissime. Non aver imparato la lezione ci condanna a ripetere gli stessi sbagli. In eterno.
Per questo siamo qui oggi. Siamo qui per non dimenticare.

Nelle ore successive ai fatti sopra descritti abbiamo deciso di utilizzare le mura del nostro Municipio per ricordare a noi stessi e agli altri. Come se fosse sempre il 25 aprile. In risposta agli adesivi, abbiamo affisso un grande striscione con la scritta “Siamo tutti Anna Frank” accanto a una sua foto; mentre dopo i fatti di Pavia abbiamo messo un cartello semplice e chiaro: “Qui c’è un sindaco antifascista”. È necessario ricordare che questi sono valori di tutti. Non possiamo distorcerli, non possiamo sottovalutarli. L’antifascismo non è e non può essere un valore esclusivo della sinistra: è un pilastro della nostra democrazia e appartiene a tutti i cittadini. Nessuno escluso.
Per questo siamo qui oggi. Siamo qui per ritrovarci insieme nei nostri valori.

Oggi nel mondo è la democrazia a essere in crisi. Uno studio della ONG Freedom House, ci dice che alcuni valori democratici fondamentali sono sempre più minacciati quando non addirittura cancellati. Come il diritto di poter scegliere i propri leader attraverso giuste e libere elezioni. O la possibilità di avere una stampa libera e indipendente. O, infine, di poter contare su una giustizia al di sopra di tutte le parti. Per il dodicesimo anno consecutivo i paesi che hanno visto peggiorare la loro condizione democratica sono più numerosi rispetto a quelli che hanno guadagnato diritti. Settantuno paesi, solo nel 2017, hanno ridotto le libertà concesse ai propri cittadini. Contro i trentacinque che hanno invece registrato dei miglioramenti.
Piero Calamandrei, uno dei padri fondatori della nostra Repubblica diceva: “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso d’asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso d’angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso d’angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica.”
Per questo siamo qui oggi. Siamo qui per vigilare quotidianamente.

Quest’anno la nostra Costituzione compie settant’anni. Quella Costituzione che all’articolo 11 recita “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ma il mondo non è in pace. E anche ora, in questo istante, mentre stiamo parlando, la nostra nazione è impegnata su numerosi fronti, con operazioni che definiamo di “esportazione della democrazia”. Papa Francesco a Molfetta, qualche giorno fa, ha detto che “siamo chiamati ad amare ogni volto, a ricucire ogni strappo; ad essere, sempre e dovunque, costruttori di pace”.
Ecco, per questo siamo qui oggi. Siamo qui per essere costruttori di pace.

Nel complesso scenario contemporaneo, anche a causa dell’ascesa dei partiti populisti, in Italia e nel Mondo, si sta correndo il rischio che i più giovani, che hanno meno memoria delle lotte contro i totalitarismi, perdano fiducia e interesse nei progetti democratici. L’idea stessa di democrazia è offuscata da un mondo che sembra impotente davanti a un fenomeno che spesso non si mostra in maniera evidente.
Ma esiste. Da ogni parte emerge la volontà di erigere muri e divisioni proprio in un periodo in cui milioni di persone, in tutto il mondo, sono state costrette a fuggire dalla guerra, dal terrorismo e da repressioni etniche.
Ed è proprio per questo che dobbiamo mantenere la luce accesa perché solo nella libertà e nella dialettica democratica, abbandonando chiusure individualistiche e di parte, può esserci vera e duratura riconciliazione, ben al di là di astiose contrapposizioni e incomunicabilità.
Nel dibattito democratico, infatti, se è veramente tale, l’avversario non è mai un nemico, ma una persona con cui interagire lealmente ai fini dell’edificazione di una società veramente civile, umana.
Per questo siamo qui oggi. Siamo qui per festeggiare la democrazia.

È proprio la Resistenza, movimento plurale al suo interno, con profonde differenziazioni politiche e sociali, che ci propone i benefici del pluralismo, perché tutti insieme, nel confronto libero e aperto, si possa progettare il futuro, che oggi ci appare pieno di ombre, proprio perché le carenze di solidarietà hanno creato sperequazioni inaccettabili.
Non è senza significato che la nostra Costituzione, fondata sulla libertà, sulla giustizia, sulla pace e sulla solidarietà, sia figlia della Resistenza, la quale, proprio riguardo alla libertà, ci insegna che essa non è un valore gratuito o una condizione definitivamente acquisita, ma un ideale da riconquistare in continuazione.
In un’epoca come la nostra esistere solamente non basta più. Bisogna riscoprire una coscienza morale e politica, un pensiero critico da contrapporre all’apatia e al disimpegno civico. Oggi il semplice esistere non è più sufficiente: si esiste solamente se si resiste.
Per questo siamo qui oggi. Siamo qui per continuare a resistere.

In quegli anni, anni terribili, anni in cui non scegliere, non fare niente, sarebbe stata la scelta più sicura, quella meno rischiosa, uomini e donne, spesso giovanissimi, hanno dato la vita per noi, per la nostra libertà. Gesti eroici di giovani come Salvo D’Acquisto, a cui è intitolata una nostra scuola. Un carabiniere che ha offerto la propria vita spontaneamente per salvare quella di altri innocenti. Ma se non ricordiamo questi gesti esemplari, se non li prendiamo a esempio, che società potremo disegnare? A che sarà valso quel loro sacrificio?
Oggi siamo qui per questo. Siamo qui per onorare la loro memoria, non a parole ma con le nostre azioni quotidiane.

Siamo soltanto all’inizio del 2018 eppure il numero di morti nel nostro mar mediterraneo è già altissimo. Uomini, donne, anziani, bambini. Esseri umani che scappano da condizioni inaccettabili. Da guerra, fame, distruzione. Esseri umani che scappano da nazioni dilaniate come o peggio di come lo era l’Italia, la nostra Italia, nel corso della seconda guerra mondiale. Non scappano soltanto per cercare la libertà. Scappano soprattutto per avere salva la vita. E mentre si avvicinano a noi, su quei gommoni della morte, accatastati come bestie con carichi che quelle imbarcazioni non potrebbero sopportare, dopo essersi impegnati economicamente dando fondo a tutto quello che avevano a casa e quasi sempre costretti ad anni di duro lavoro successivo per potersi riscattare, dopo aver lasciato gli amici, le persone care, le case, i tetti, la terra amata, dopo aver lasciato tutto, arrivano sulle nostre sponde. E molti, tra i quali purtroppo anche alcuni che vorrebbero essere a capo della nostra nazione, parlano di erigere muri e barriere. Credo che la migliore risposta a questa gente arrivi da un uomo di Lampedusa che un giorno ha dichiarato che mentre tutti in Italia cercavano una parola per definire questi nuovi arrivati, migranti, esuli, immigrati, loro, gli italiani di Lampedusa, hanno capito che le uniche parole che si potevano usare erano “fratelli” e “sorelle”.
Ecco, per questo siamo qui oggi. Siamo qui per accogliere.

Spesso mi rimproverano di occuparmi di questioni che non mi riguardano. Di parlare di pace, di accoglienza, di libertà e di democrazia invece di pensare alle buche sulle strade. Siamo istituzioni della Repubblica italiana e abbiamo un dovere quotidiano. Sia chiaro: è importantissimo sistemare le strade. Ma dobbiamo sognare, pensare e lottare per una società diversa. Altrimenti quelle strade non porterebbero da nessuna parte o, peggio, come è accaduto solo settant’anni fa, porterebbero in luoghi in cui la democrazia è stata soppressa. Treni, magari anche puntuali, che portano in campi di sterminio. La bandiera della pace che abbiamo voluto su ogni palazzo comunale, la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, la Costituzione distribuita nelle scuole, sono tutte iniziative che abbiamo portato avanti con orgoglio, ma non sono sufficienti. La strada da percorrere insieme è ancora lunga e per ogni passo che muoviamo ci rendiamo conto di quanto lavoro ci sia ancora da fare.
Anche per questo siamo qui. Siamo qui per impegnarci insieme.

Kesselring è stato uno dei più cruenti repressori della Resistenza in Italia. Nonostante i terribili crimini commessi, è stato in carcere per pochissimi anni. Tornato in Germania ha dichiarato che gli Italiani avrebbero dovuto erigergli un monumento per il suo contributo alla salvezza delle città d’arte come Roma e Firenze. Gli rispose sempre Piero Calamandrei con un componimento che recita così:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Questo forse è il motivo più importante per il quale siamo chiamati qui, oggi, sotto il tricolore, sotto l’elenco dei nostri giovanissimi caduti in guerra, in questa piazza che sta al centro della nostra città.

Siamo qui per gridare insieme con tutta la nostra forza: ora e sempre Resistenza.