Lupi in soprannumero. E’ questo che denunciano alcuni pastori di Cerveteri costretti ormai a vivere in campagna con i loro greggi pur di evitare razzie dei loro capi ovini.
L’allarme scatta dopo l’ennesimo ritrovamento di pecore morte aggredite dai feroci carnivori.
Nelle campagne interne del litorale negli anni scorsi, stando ai racconti dei diretti interessati, sono state effettuate campagne per il ripopolamento dei lupi. Tutto bene fin tanto che poi non si è provveduto a controllare la loro riproduzione.
Da tempo si parlerebbe di una campagna di abbattimento per ristabilire il giusto equilibrio, ma nel frattempo a farne le spese sono i pastori.
Solo 2-3 giorni fa l’ultimo attacco ai danni di un gregge a Cerveteri alta, in zona Vignali. Sarebbero 8 i capi sbranati. Molto peggio è andata circa 6 mesi fa con l’attacco di massa che ha portato alla morte di 110 pecore.
Difficoltà anche nel dialogo tra i pastori e la Regione Lazio, che dovrebbe risarcirli. “E’ difficile giungere al corretto numero di capi che vengono riconosciuti dalla Regione. Durante i sopralluoghi spesso non si tiene conto degli animali uccisi, che vengono dispersi lontano dal gregge” spiega esasperato un pastore costretto ormai la sera a lasciare famiglia a casa pur di sorvegliare. “Di recente delle 110 pecore sbranate me ne sono state riconosciute pochissime, poi ho dovuto integrare di volta in volta con le segnalazioni dei corpi rinvenuti da cacciatori o altre persone che girano per le colline. Speriamo mi vengano riconosciute”.
Se poi parliamo dei tempi dei rimborsi si apre una nuova nota dolente. I pastori che vivono della vendita di latte e si vedono privati di buona parte del gregge, con un una perdita economica immediata, mentre i rimborsi arrivano con diversi mesi di ritardo.
Una situazione grave quella delle campagne dell’entroterra che deve essere assolutamente sanata. Segnalazioni analoghe erano giunte anche dalle campagne di Bracciano.
