Abbiamo chiesto ad Ugo Menghi, Infermiere dal 1986, 25 anni nell’emergenza, ex segretario IdV Cerveteri, delegato a Cerveteri ai rapporti con il 118 ed i servizi territoriali di emergenza, un parere sulla situazione del PIT di Ladispoli. Queste le sue considerazioni.
Intorno al PIT sull’Aurelia, a Ladispoli, c’è sempre stata una “nebbia” inspiegabile, vorrei diradarla e togliermi un dubbio che mi assale da anni. Parlo della pista dell’elicottero, possibile che la costruzione dello stadio e il successivo adeguamento della pista sia passato ingiudicato?
La pista nuova dell’elicottero costa 500.000 euro, soldi dei cittadini, come al solito, sprecati. Bastava che il progettista dello stadio, invertisse la posizione tra parcheggio e stadio e si sarebbero risparmiati 500.000 euro. Non sarebbe servito cambiare la pista, che funzionava da anni, ricordo che la pista è stata costruita prima dello stadio. La verità è che questo sperpero si sarebbe potuto evitare.
Parliamo di una cosa più attuale: la casa della salute. Ci viene descritta come un vantaggio per i cittadini.
Non direi, me lo auguro, ma da molte parti le case della salute stanno chiudendo. Le amministrazioni sostengono che sono previsti 4/6 posti letto di pre osservazione per i pazienti che arrivano al PPI (Posto di Primo Soccorso) in attesa di trasferimento. Invece la casa della salute è gestita dai medici di base e i posti letto servono per malati cronici che devono fare particolari terapie di difficile attuazione a casa. La casa della salute deve essere qualcosa in più e non sostituire il PPI.
Dai primi decantati vantaggi si diceva avrebbe portato laboratorio di analisi e radiologia. Conferma?
Allo stato attuale abbiamo solo che due medici con grossa esperienza ospedaliera, più esperti in problematiche di primo intervento, sono stati spostati a Civitavecchia e che sono stati sostituiti da due medici di medicina generale. Sembra evidente voler evitare che codici importanti vengano gestiti al PIT di Ladispoli, proprio quei codici, per i quali è fondamentale il tempo di intervento.
Si potrebbe verificare che ad un paziente con dolore toracico, gli venga detto di andare a Civitavecchia, e magari parliamo di un infartuato.
La mia paura è che questo si verificherà presto, visto come stanno organizzando. Un segnale in tal senso sembra essere quello dell’eliminazione delle tabelle con i codici di accesso, fondamentale criterio per stabilire priorità in base alla gravità. Criterio ovvio in un PPI.
Si prospetta quindi un metodo di ingresso con “numeretto” come al supermercato?
Ma, speriamo di no, non sarebbe augurabile per i cittadini del territorio. Ricordiamo a tutti che il PIT comprende, poliambulatorio, casa della salute, posto di primo intervento.
Declassare il PPI a vantaggio della casa della salute non è un servizio in più per i cittadini.
Dal punto di vista infermieristico che puoi dirci dell’attuale situazione in Italia?
La sanità sta cambiando, ma l’Italia è l’unico paese dove ancora non c’è la prescrizione infermieristica. Siamo un paese con infermieri laureati, ma che ancora pensa che siano responsabili di padelle e pappagalli! Negli altri paesi, ma anche in qualche regione italiana, come la Toscana, l’infermiere tratta i codici bianchi e verdi. È una soluzione per molti problemi. Il PPI di Ladispoli effettua più di quindicimila interventi l’anno. Nel periodo estivo si arriva a vedere 70/80 persone al giorno. Un posto del genere non deve chiudere!
Con questi presupposti e queste cifre, immaginare un declassamento del PPI è pura follia.
Purtroppo l’azienda in nome del risparmio, è convinta di far bene, ma la realtà del territorio è grave.
Da quel che capisco, anche sentendo diverse persone, la linea guida è spostare i codici importanti a Civitavecchia, declassando sia Bracciano che Ladispoli.
È così, e va considerato che Civitavecchia dista 35 km, un viaggio insostenibile in certi frangenti.
Parlando di ambulanze, qual è la situazione?
Ultimamente ho letto che la notte ci sarebbero due ambulanze, purtroppo è falso, la notte è disponibile solo un’ambulanza.
Con un declassamento del PPI, un Pronto Soccorso a 35 km, un’ambulanza equivale a dire emergenza totale, problema enorme per i cittadini. Immaginate al PPI specialisti di medicina generale e non ospedaliera e capite che l’unica ambulanza non farà altro che traghettare pazienti a Civitavecchia.
In definitiva tutto sarà demandato al 118?
Io penso di si, la gente si chiederà cosa va a fare in un PPI declassato e si rivolgerà al 118, oppure utilizzerà i propri mezzi per andare al Pronto Soccorso, con tutti i rischi relativi.
Nel 2012, qualche mese dopo l’insediamento della giunta Pascucci, un annuncio di una seconda ambulanza locata a Cerveteri. Perché non ha ancora trovato posto?
Appena avuto l’incarico di delega ho chiuso l’accordo per la seconda ambulanza destinata a Cerveteri. Le due ambulanze sarebbero una di Ladispoli in servizio H24 e una di Cerveteri, solo diurna. Quando ebbi la delibera chiesi i locali per trasferire l’ambulanza a Cerveteri. Purtroppo dopo quasi tre anni, nonostante i miei solleciti, ancora non si è trovato un posto. In realtà un posto lo avevo anche trovato, individuando nella casetta Multiservizi di Cerenova, un’ottima soluzione. Significava trovare un posto alternativo a Protezione Civile e Multiservizi, con l’innegabile vantaggio di avere un’ambulanza nel territorio. Purtroppo tutto è rimasto lettera morta. Inoltre se avessimo avuto i locali, sarebbe stata trasformata da diurna a H24, ossia disponibile giorno e notte.
Per concludere, abbiamo un Posto di Primo Intervento e dovremmo tenercelo ben stretto, e non fare 35 km per qualcosa che fino a ieri avevamo sul territorio. C’è di che preoccuparsi.
