(LaPresse) – “Mio figlio era tutta la mia vita, il solo pensiero che mi potesse essere tolto ha determinato tutto quello che è accaduto”. E’ l’incipit della confessione, con cui Claudio Carlomagno, durante l’udienza di convalida del fermo, ha indicato il movente del femminicidio della moglie, Federica Torzullo.
Un’affermazione che, per gli inquirenti, non rappresenta una spiegazione attenuante ma contribuisce a delineare la cornice di una violenza maturata all’interno di una relazione segnata dalla volontà della donna di separarsi. Carlomagno è detenuto in carcere con le accuse di femminicidio e occultamento di cadavere.
Davanti alla giudice per le indagini preliminari del tribunale di Civitavecchia, Viviana Petrocelli, ha confessato l’omicidio avvenuto ad Anguillara Sabazia la mattina del 9 gennaio. Nell’ordinanza di custodia cautelare la Gip ricostruisce una sequenza di azioni che, secondo la magistratura, dimostrano una condotta lucida e protratta anche dopo l’uccisione.
Per la Gip, Claudio Carlomagno “non ha mostrato alcuna capacità di autocontrollo e di contenimento dei propri impulsi” e ha evidenziato “una particolare ostinazione nella condotta delittuosa”, sia per la carica violenta dell’atto omicidiario sia per le successive attività volte a ostacolare il ritrovamento del cadavere. Sussistono, secondo il giudice, sia il pericolo di inquinamento probatorio sia quello di reiterazione di reati della stessa specie, elementi che hanno portato alla conferma della custodia cautelare in carcere. L’omicidio di Federica Torzullo è avvenuto “di prima mattina”, ha confermato l’avvocato Andrea Miroli, legale di Carlomagno, al termine dell’udienza.
