Così Eugenio Scalfari inizia un suo racconto autobiografico: “Sono nato a Civitavecchia il 6 aprile del 1924 alle ore 10.30, all’ultimo piano d’un palazzo costruito nei primi anni dell’Ottocento nella piazza centrale della città…».
Noi vogliamo ricordarlo innanzitutto come un cittadino illustre e quindi come uno dei più autorevoli giornalisti italiani. Attraverso il suo lavoro, diceva, che non si poneva l’obiettivo di cambiare l’Italia ma il giornalismo, quello sì. Bisogna riconoscere che questo obiettivo è stato totalmente raggiunto. A partire dalla fondazione di Repubblica, un quotidiano che rappresentava una autentica novità editoriale per la veste tipografica e per il formato ma soprattutto per la capacità di essere un giornale popolare e al tempo stesso un luogo dove il confronto culturale era aperto, a tratti anche sofisticato, ma senza alcun dubbio in grado di porre questioni al centro della attenzione nazionale.
La sua assenza dal dibattito politico e culturale del nostro Paese si avverte, particolarmente nella fase difficile e tempestosa che stiamo attraversando. Sentiamo, oggi più che mai, la nostalgia dei suoi giudizi spesso taglienti ma sinceri attorno alle frequenti turbolenze politiche ed economiche, attraversate dall’Italia, e sulle quali spesso la sua voce si è levata con lungimirante autorevolezza.
A nome del Circolo del Partito Democratico auspico che la città, con inedito spirito unitario e con legittimo orgoglio, sappia tenere viva la sua memoria, anche con iniziative di carattere culturale, che potrebbero ripetersi negli anni, e valutando di dedicare a lui angoli rappresentativi della nostra città.
Piero Alessi
“La scomparsa di Eugenio Scalfari ci lascia un senso profondo di tristezza, ma al contempo anche di gratitudine.
Nato a Civitavecchia, è stato il maestro del giornalismo moderno, fondando La Repubblica e L’Espresso, e un acuto politico. La sua penna ha, letteralmente, raccontato e analizzato la nostra storia repubblicana sin dalle origini.
La sua figura non deve essere dimenticata, ma deve rimanere nella nostra comunità come simbolo di civiltà e democrazia.
Per questo, come Presidente della Compagnia Portuale Civitavecchia e rappresentante istituzionale comunale chiedo ufficialmente al sindaco, Ernesto Tedesco, di indire una giornata di lutto cittadino e di avviare subito le procedure amministrative per dedicargli, con l’intitolazione, un luogo della nostra Città.
Lo dobbiamo alla sua memoria e lo dobbiamo alle nostre future generazioni.”
Patrizio Scilipoti
Presidente Compagnia Portuale Civitavecchia
Consigliere comunale PD
