Omicidio Marco Vannini, Martina Ciontoli: "La verità la sapevo solo io" • Terzo Binario News

Omicidio Marco Vannini, Martina Ciontoli: “La verità la sapevo solo io”

Ott 27, 2017 | Cerveteri, Cronaca, Ladispoli

E’ iniziata con uno scontro l’udienza di ieri mattina per l’omicidio di Marco Vannini.
Un attacco verbale tra il cugino del ragazzo, Alessandro Carlini, e Antonio Ciontoli su piazzale Clodio, sedata e ridimensionata dal legale della famiglia Ciontoli.

A depositare ieri mattina la propria versione dei fatti davanti ai giudici Martina e Antonio Ciontoli.

“Non dovevo fidarmi di mio padre” ha detto Martina davanti alla corte senza mai voltarsi e senza mai guardare neanche i suoi avvocati.
Martina racconta di essere stata l’unica a conoscere la vera versione dei fatti, quella raccontata ai giudici da Ciontoli il 2 ottobre dello scorso anno, la versione in cui Ciontoli ha affermato di aver sparato a Marco pensando che l’arma fosse scarica.
“Quella sera ero sempre a casa – ha detto Martina – dopo cena Marco mi ha chiesto di accompagnalo di sopra, prima in camera mia poi in bagno abbiamo chiacchierato. Poi mio padre ha chiesto di entrare”.

“Entrando in bagno la pistola non c’era – ha detto Martina davanti ai giudici parlando del suo ingresso nel bagno dopo lo sparo – dopo papà ha detto che era nella scarpiera”. “Scherzavano fra loro – continua la ragazza – papà non gliel’ha porta ma gli ha fatto vedere lui il funzionamento”. “Per me – ha risposto Martina alle domande degli avvocati – era normale che Marco fosse nudo nella vasca e che si entrasse”.

“Ho sentito un rumore, mai sentito uno sparo – ha commentato l’allora fidanzata di Marco – Come qualcosa di pesante che cade per terra. Entrata nel bagno ho chiesto a papà cosa fosse successo. Non avevo motivo di non credere a mio padre, quando ha detto che era un colpo d’aria e che Marco si sarebbe ripreso”.

Martina però precisa che anche per lei quella di Marco sembrava essere una bruciatura “come quella di una sigaretta” e che Marco non avrebbe mai urlato, ma si sarebbe solamente lamentato ad alta voce.

A depositare ieri davanti al pubblico ministero è stato chiamato anche Antonio Ciontoli che ha focalizzato la sua deposizione sui fatti accaduti quella sera, ma anche sulla posizione di Federico e dei suoi rapporti con il maresciallo Izzo.

“Dopo cena erano tutti su – ha raccontato alla corte Antonio Ciontoli ricostruendo i fatti di quella sera –  ero in camera e mi sono ricordato delle armi. In bagno c’era Marco, ho bussato e sono entrato. Marco era nella vasca e Martina vicino al lavandino. C’era rapporto intimo, era capitato altre volte si entrasse, non c’era imbarazzo. Volevo togliere le armi”.

“Martina è uscita – ha specificato Antonio Ciontoli – io stavo facendo lo stesso  ma Marco ha visto il marsupio dove tenevo le armi. Gliene avevo regalato uno uguale. L’ha visto e mi ha chiesto di vederle. Ho detto no, poi ha insistito e ho detto sì. Ho lasciato il marsupio a terra e abbiamo giocato un po’. A Marco non gliel’ho fatta prendere”.
Ciontoli spiega che la pistola non era puntata e che l’aveva in mano, quindi ha caricato e premuto in direzione di Marco convinto che fosse scarica. Ciontoli avrebbe quindi scarrellato. “Non sono un esperto, ho sparato solo due volte. Istintivamente ho sparato, sarà durato un secondo”. ha detto Ciontoli prima di scoppiare a piangere. 

“Al Pm – ha detto Ciontoli in riferimento al cambio della sua versione dei fatti – dissi che mi era scivolata con un colpo accidentale. il 2 ottobre ho cambiato versione perché mi vergogno dell’accaduto, l’ho negato anche a me stesso”.

L’uomo ha quindi continuato il racconto focalizzandosi sulla figura del figlio, Federico il quale sarebbe entrato subito dopo lo sparo e Ciontoli gli avrebbe chiesto di togliere le armi.

“Le ha rimesse su Federico – ha dichiarato Ciontoli – Inizialmente avevo detto a Federico di toglierle ma poi non volevo responsabilità per lui. Successivamente Federico ha trovato il bossolo in bagno. Non sapevo neanche dove Federico l’avesse trovato. Ci stavamo accordando sul fatto che non avesse responsabilità. Gli ho detto di dire che avevo fatto tutto io, anche lo spostamento delle armi”.

“A Federico ho detto la verità per primo in macchina – ha continuato Ciontoli – non era un colpo d’aria ma da fuoco. Ho detto della grossa stupidaggine del pettine e gli confesso che volevo parlare con il medico e ammetto il mio comportamento strano. A Martina al Pit di Ladispoli ho raccontato dell’accaduto perché lei insisteva. In caserma lo sapeva. La verità vera l’ho detta solo a Martina, pregandole di non riferirlo”.

“Sono cosciente della stupidaggine che ho fatto di aver rovinato la vita a tante persone – ha ammesso Ciontoli –  per primi Marina e Valerio. Per me la vita non ha più senso. In questi tre anni abbiamo ricevuto delle cattiverie allucinanti, 5-6 lettere di minacce di morte. Non parlo dei Vannini ma della pressione riversata su di noi. Provo amore verso i Vannini. Per la pressione mediatica che ho ricevuto”.

Ciontoli è intervenuto anche sul ruolo di Federico e sulla sua conoscenza delle armi dichiarando che “ho pensato che Federico potesse aver trovato il bossolo. Avendo frequentato l’ambente militare della Nunziatella, gliel’avranno detto come fosse composto il proiettile”.

Ruolo importante nel processo lo ha avuto anche il maresciallo della stazione di Ladispoli, Roberto Izzo, intervenuto quella sera di maggio nella quale è morto Marco.

“Avevo rapporti cordiali con Izzo – spiega Ciontoli –  Ho fatto una visita di cortesia, abbiamo preso il caffè insieme, era arrivato da poco a Ladispoli. I rapporti con lui si sono intensificati dopo l’episodio. Chiamavo in caserma, ci siamo visti, ho messaggi che posso depositare alla Corte, ho registrato le chiamate e in una di esse si evince un rapporto cordiale, di rispetto”.

“Quando lo andai a trovare in caserma, avevo il cambio di domicilio – ha continuato l’uomo –  Era in borghese e chiese come andava. Era giorno, mi disse che era in licenza di convalescenza per un problema alla schiena e che lo avevano sospeso dal servizio per incompatibilità del lavoro della sua compagna. La sera della morte ricordo che dopo il decesso uscì dalla caserma con il brigadiere Amadori. Lui ha assistito alla telefonata fra mia moglie e Marina. Le disse di non dire loro della morte”.

Il processo per la morte di Marco continua quindi nella prossima udienza fissata per il 18 dicembre mentre il prossimo 12 novembre verrà depositata agli atti la super perizia.

Omicidio Vannini, ora tutto dipenderà dalla super perizia

Oggi nuova udienza per l’omicidio di Marco Vannini: segui la diretta