Oggi nuova udienza per l'omicidio di Marco Vannini: segui la diretta • Terzo Binario News

Oggi nuova udienza per l’omicidio di Marco Vannini: segui la diretta

Ott 26, 2017 | Cerveteri, Cronaca, Giustizia, Ladispoli

Si torna in aula questa mattina per l’omicidio di Marco Vannini.

Dopo la deposizione di Viola e di Federico, che tanto ha fatto discutere in questi giorni, a raccontare la loro versione oggi saranno il principale indiziato e sua figlia Martina, allora fidanzata di Marco Vannini.

Secondo il racconto di Federico Antonio e Martina erano nel bagno con Marco ferito quando lui è sceso dalla camera da letto. Martina quindi avrebbe più elementi degli altri che potrebbero emergere nel racconto di domani. Antonio Ciontoli invece dovrà raccontare cosa ha fatto esattamente. Nel corso di questa inchiesta sono già due le versioni raccontate.

AGGIORNAMENTO

    • Orario previsto per l’inizio dell’udienza: ore 10
    • La giornata di oggi inizia con uno scontro verbale tra Antonio Ciontoli e Alessandro Carlini, cugino di marco : LEGGI
    • ORE 10:30 – Il processo inizia con la deposizione di Martina Ciontoli :”Sono stata la fidanzata per tre anni. Quella sera ero sempre a casa. La prima telefonata l’ha fatta mio fratello, la seconda mio padre. Nella prima, pensavamo che fosse uno scherzo. Dopo cena Marco mi ha chiesto di accompagnalo di sopra, prima in camera mia poi in bagno abbiamo chiacchierato. mio padre ha chiesto di entrare”.
    • Papà scherzava con Marco e lui gli ha detto: togli questa pistola. Non stavo capendo cosa accadeva, volevo parlare con i genitori di Marco con cui avevo un rapporto bellissimo. Non ho più avuto Marco da un momento all’altro. Non ricordo nulla, ero sconnessa dalla realtà.
    • In bagno ho visto la pistola e papà ha detto che Marco si era spaventato per un colpo d’aria. Al bagno non ho visto ferite, sul letto ho notato una specie di bruciatura sul braccio. A me è stato riferito del proiettile dal comandante Izzo nella stazione  Carabinieri di Ladispoli. Non collegavo il colpo alla morte di Marco. Izzo ha detto che il proiettile si era fermato nello spazio intercostale attraversando il cuore.
    • Al Pit ho saputo del colpo d’arma da fuoco da mio fratello Federico, che c’era stato un colpo causale al braccio. Invece in caserma papà ha detto di aver caricato e sparato convinto che fosse scarica perché Marco voleva vedere come funzionava. La porta del bagno non era chiusa a chiave, non so se papà entrava con Marco dentro.
    • Entrando in bagno la pistola non c’era, dopo ha detto che era nella scarpiera. scherzavano fra loro, papà non gliel’ha porta ma gli ha fatto vedere lui il funzionamento. “Leva sta pistola” l’ha detto Marco a papà e io l’ho mimato in caserma.
    • 10.44 Io ero in salone quando l’infermiera è arrivata a casa. Non so cosa ha detto, io sono salita sopra.
    • Papà ha detto che a Marco voleva bene come fosse un figlio, poi scoppia a piangere.
    • Rimane sempre rivolta verso la Corte, on si gira neanche quando il Pm le porge le domande
    • Non dovevo fidarmi di mio padre, ma per me Marco non era grave.
    • Ora la parola passa all’avvocato Coppi per la parte civile
    • Sono andata sotto casa di Marco per parlare, volevo guardarli in faccia non al telefono. Volevo parlare subito con loro, poi ho palato con Alessandro chiedendo come stavano, ho rispettato la volontà di non parlare. Ho abbracciato i genitori di Marco al Pit. Papà ha detto che se ci fosse stato bisogno lo avrebbe portato lui. In camera ero con Marco, non mi ero resa conto che fosse ferito. pensavo all’attacco di panico, per me la ferita non era nulla di grave. Sul letto ho visto la ferita, come una bruciatura di sigaretta, ma non grave.
    • della traiettoria ho saputo da Izzo e della cisti sempre da lui in un secondo momento, io non stavo capendo nulla, ero sconnessa. Ho sentito un rumore, mai sentito uno sparo. Come qualcosa di pesante che cade per terra. Entrata nel bagno ho chiesto a papà cosa fosse successo. Non avevo motivo di non credere a mio padre, quando ha detto che era un colpo d’aria e che Marco si sarebbe ripreso.
    • 10.59 la parola passa all’avvocato Gnazi sempre della parte civile, chiedendo di guadarlo ma Martina non si gira.
    • Martina Ciontoli – Prima della morte di Marco ho fatto due esami di scienze infermieristiche. Ho svolto un tirocinio di un mese in una clinica privata.
    • Non ho mai sentito Marco urlare. Non so quanto ha detto la vicina di casa, quelle di Marco non erano urla a lamentele ad alta voce.
    • Mi sono chiesta se Marco avesse il proiettile già nella vasca.
    • Izzo era in contatto continuo con il Pit e lì si è saputo che gli aveva attraversato il cuore.
    • Non ho sentito alcun odore in bagno. Marco era insaponato e papà gli sciacquava la faccia. Per me era normale che Marco fosse nudo nella vasca e che si entrasse.
    • 11.14 – Ora le domande le porgono gli avvocati Messina e Miroli, legali degli imputati.
    • Martina Ciontoli – Durante il tirocinio non ho mai visto persone ferite, ma solo anziani a letto.
    • Federico si è cambiato prima di andare al Pit, papà no.
    • Mia madre ha chiamato i Vannini dicendo di venire a casa. Mamma ha chiamato anche dalla caserma dei carabinieri ma Izzo ha detto di non riferire della morte di Marco in quella circostanza.
    • In caserma eravamo solo io e mio padre. Quando siamo arrivati c’era un carabiniere in divisa. Mia madre e Viola sono state chiamate per essere sentite e per un mento eravamo soli, in cui gli ho chiesto l’accaduto. Lì mi ha detto di non dire a nessuno i fatti. Poi non se ne è più parlato, per me scivolata o no la pistola aveva colpito Marco. Ad ottobre gli altri hanno saputo la verità.
    • Della ciste Izzo ha detto in un secondo momento, confermando della traiettoria e della ciste.
    • A casa era arrivata una telefonata in cui si chiedeva l’indirizzo per l’ambulanza.
    • Mio fratello e Viola sono scesi per andare incontro all’ambulanza. Non ricordo se qualcuno ha detto loro di scendere. Io non sono mai scesa, se non quando hanno portato Marco giù e poi al Pit.
    • Ricordo di aver visto salire solo l’infermiera. Giù lo abbiamo portato io, mio padre e l’infermiera poi il barelliere ci è venuto incontro.
    • Non ho mai pensato che Marco potesse morire. Poi le domande della Corte: Non ho visto niente in mano a papà.
    • 11.34 sospensione
    • 11.48 la Corte rientra e depone Antonio Ciontoli
    • lo interroga la Pm. Antonio Ciontoli – le pistole erano in cassaforte. il 17 maggio presi le pistole la mattina, perché le avrei dovute utilizzare senza comunicazioni ufficiali. Volevo vedere se era a posto. Le ho poggiate nella scarpiera e mia moglie ha chiesto se fosse tutto a posto.
    • Dopo cena erano tutti sù, ero in camera e mi sono ricordato delle armi. In bagno c’era Marco, ho bussato e sono entrato. Marco era nella vasca e Martina vicino al lavandino. C’era rapporto intimo, era capitato altre volte si entrasse, non c’era imbarazzo. Volevo togliere le armi.
    • Martina è uscita, io stavo facendo lo stesso  e marco ha visto il marsupio dove tenevo le armi. Gliene avevo regalato uno uguale. L’ha visto e mi ha chiesto di vederle. Ho detto no, poi ha insistito e ho detto sì. Ho lasciato il marsupio a terra e abbiamo giocato un po’. A Marco non gliel’ho fatta prendere.
    • La pistola non era puntata, l’avevo in mano, ho caricato e premuto convinto che fosse scarica in direzione di Marco. Ha scarrellato. Non sono un esperto, ho sparato solo due volte. Istintivamente ho sparato, sarà durato un secondo. Ciontoli piange.
    • A cena si parlava di calcio, non in bagno. Avrò detto ‘ti sparo’, in un contesto goliardico ma non ricordo. Volevo fargli vedere il funzionamento dell’arma. Non ricordo se Marco ha detto ‘toglila’.
    • Non toccavo la pisola dal 2007, sarà rimasta carica da allora.
    • Al Pm dissi che mi era scivolata con un colpo accidentale. il 2 ottobre ho cambiato versione perché mi vergogno dell’accaduto, l’ho negato anche a me stesso.
    • Non ricordo se Marco ha detto qualcosa dopo lo sparo. Non rimasto scioccato, senza capire. Solo dopo ho realizzato. Ho visto sangue dalla spalla di Marco, ho messo la mano sopra e ho preso la maniglia della doccia per sciacquarlo. Martina è entrata, chiedendo cosa fosse accaduto. Le pistole erano a terra, le avevo lasciate lì dopo lo sparo. Tranquilla le ho detto, è solo un colpo d’aria, intendendo a salve.
    • Subito dopo è entrato Federico, chiedendogli di togliere le armi, le ha portate giù sul divano
    • Le ho rimesse… le ha rimesse su Federico.
    • Inizialmente avevo detto a Federico di toglierle ma poi non volevo responsabilità per lui.
    • Successivamente Federico ha trovato il bossolo in bagno.
    • Non sapevo neanche dove Federico l’avesse trovato. Ci stavamo accordando sul fatto che non avesse responsabilità. Gli ho detto di dire che avevo fatto tutto io, anche lo spostamento delle armi.
    • Dopo lo sparo io e Federico prendiamo Marco portandolo in camera da letto. Lì abbiamo iniziato ad assisterlo. Io tranquillizzavo tutti dicendo che Marco era solo spaventato. Federico è entrato in camera con il cordless dicendo ‘mamma parlaci tu, perché non mi credono’. Marco si è messo seduto da solo sul letto, si era calmato, non si lamentava e io h detto che avremmo richiamato oppure lo avrei portato io.
    • Il foro di entrata l’ho accertato, quello di uscita no. Marco si lamentava ma non urlava.
    • Volevo portare io al Pit, facendolo prima calmare e gestendo la situazione. Considerandola cosa lieve, volevo chiedere un piccolo intervento. Pensavo che il bossolo fosse nella spalla. Non credevo fosse uscito.
    • Siamo rimasti vicino a Marco, volevo aspettare che si calmasse. Poi ho chiamato il 118 a cui ho raccontato che c’era un incidente nella vasca e Marco si era trafitto con un pettine. Volevo raccontare io i fatti, senza mai ritenerli gravi. Ero preoccupato per il concorso di Marco, la lesione avrebbe potuto compromettere le sue visite mediche. Ero preoccupato anche per il mio lavoro.
    • Io la verità al medico l’ho detta. Non volevo parlare prima per riservatezza.
    • Mia moglie e mia figlia assistevano Marco mentre io mostravo la ferita sul braccio all’infermiera.
    • A Federico ho detto la verità per primo in macchina, non era un colpo d’aria ma da fuoco. Ho detto della grossa stupidaggine del pettine e gli confesso che volevo parlare con il medico e ammetto il mio comportamento strano. A Martina al Pit di Ladispoli ho raccontato dell’accaduto perché lei insisteva. In caserma lo sapeva.
    • La verità vera l’ho detta solo a Martina, pregandole di non riferirlo. Da casa al Pit non ho fatto in tempo a dirlo a Federico, troppo breve il tragitto. In famiglia di questa tragedia immane ne avremo parlato al massimo un paio di volte. Siamo stati costretti a separarci, nelle pochissime occasioni in cui ci vedevamo non parlavamo dell’accaduto. Mi è crollato tutto il castello.
    • Ho chiesto al medico di tenere riservato l’episodio del colpo ma lui ha detto di non poterlo fare.
    • 12.31 parola a Coppi Antonio Ciontoli: le pistole funzionano in modo identico, quella che ho comprato è quella che ha sparato, l’altra me l’hanno regalata i carabinieri di Ladispoli che dovevano dismetterla conoscendo l’armiere della caserma.
    • Mi è stato spiegato durante un’esercitazione di tiro come si carica l’arma e come si spara.
    • Sapevo che dopo lo scarrellamento l’arma era pronta a sparare. 
    • Ho realizzato della partenza del colpo dopo un paio di secondi. Durante le esercitazioni vedevo solo i buchi sul bersaglio.
    • In quegli istanti nella mia mente sono passate tantissime cose. Ero preoccupato per tutto, avendo la certezza che la ferita non fosse grave. Speravo che con l’intercessione del medico la situazione si potesse gestire. Mia moglie ha fermato l’ambulanza su mio segnale, poi quando Federico ha trovato il bossolo ho richiamato.
    • Le bugie le avevamo dette per non allarmare Marina e Valerio.
    • Sono cosciente della stupidaggine che ho fatto di aver rovinato la vita a tante persone, per primi Marina e Valerio. Per me la vita non ha più senso. In questi tre anni abbiamo ricevuto delle cattiverie allucinanti, 5-6 lettere di minacce di morte. Non parlo dei Vannini ma della pressione riversata su di noi. Provo amore verso i Vannini. Per la pressione mediatica che ho ricevuto, ho detto di tutto.
    • Coppi fa sapere che “anche stamani i Vannini sono stati minacciati dai Ciontoli”, in riferimento all’episodio di Alessandro Carlini e lo stesso Antonio Ciontoli.
    • Parla Gnazi: Antonio Ciontoli – Il danno economico è stato allucinante.
    • Il rumore dell’arma è sordo, forse il suono è dipeso dall’ambiente. Diverso da quello udito al poligono.
    • Dopo il colpo ho messo l’arma a terra e visto Marco. Ho messo la mano sulla ferita di Marco e poi l’ho sciacquato. Il 18 maggio non ero in me. Confermo quello che ho detto adesso: il sangue dopo 2-3 secondi il sangue si è fermato. Marco si lamentava, nella vasca rispondeva lucido.
    • Marco si voleva rialzare, ho detto a mia moglie di stare tranquilla perché l’avrei portato giù io.
    • Non ricordo tanti frangenti, ma ho riascoltato tante volte la telefonata in cui dico a mia moglie di stare tranquilla.
    • Correggo unto detto nell’interrogatorio: risentendo la telefonata ho riconosciuto la mia voce in cui dico di attaccare perché Marco si è ripreso, ci penso io ed eventualmente richiamiamo.
    • Odori non ce n’erano, sono rimasto gelato.
    • Non ricordo cosa ho detto a Martina, ricordo solo di averle raccontato l’accaduto. Non ricordo di aver mimato i gesti nel bagno. Ribadisco: le parole tra me e lui non le ricordo.
    • Il colloquio tra me e Marco gliel’ho riferito dopo 3-4 ore.
    • Ho pensato che Federico potesse aver trovato il bossolo. avendo frequentato l’ambente militare della Nunziatella, gliel’avranno detto come fosse composto il proiettile.
    • All’infermiera ho riferito che assumeva antibiotici e cortisone, lei non mi ha contestato per 20′. Ho alzato l manica della maglietta di Marco, eravamo accovacciati.
    • Certo che conosco Izzo l’ho incontrato quella sera in caserma. Dopo averlo chiamato appena uscito dal Pit, ed effettuato l’identificazione con il tesserino, sia mo arrivati in caserma. con il brigadiere Amadori ho parlato un paio di minuti. poi è arrivato Roberto Izzo, il colloquio è proseguito con lui. Dal Pit arrivavano telefonate, presumo di colleghi. Ricordo benissimo tre telefonate, aggiornamenti continui.L’arresto cardiaco di Marco, la ripresa e l’ultima sul decesso.
    • Del proiettile sulla costola l’ho saputo da Izzo una volta sola in caserma : ‘il problema è il percorso del proiettile”.
    • 13.20 parla MessinaAntonio Ciontoli: sono stato nel Gabinetto del Ministro della Difesa. Come sottufficiale di Marina con mansioni specifiche posso solo svolgere mansioni d’ufficio. La pistola pensavo che mi servisse invece poi non è stato così. Chiesi di sparare al poligono della Polizia in viale dell’Università. MI mostrò il caricamento e mi posizionò davanti alla sagoma e sparai. La caricava lui.
    • Marco presentò parecchie domande ed evitò diverse visite. L’ho accompagnato a Foligno per un concorso dell’Esercito. Conoscevo colleghi a cui chiesi di informarmi sui risultati. Lo stesso è successo anche con Valerio. Il suo sogno era diventare pilota dell’Aeronautica. Al centro di selezione c’era il rischio idoneità e potette fare il concorso del terzo scaglione a causa di una visita scaduto.
    • Ciontoli scoppia in lacrime, tenendo in mano un’icona sacra.
    • Riprende sulla visita al Celio. “Aveva avuto un piccolo intervento ai testicoli, volevo la certezza che non creasse problemi. Ho assistito alla visita dall’urologo.
    • Si torna su quella sera. “Federico ha trovato il bossolo e istintivamente ho cercato il foro di uscita. Ne ho dedotto che fosse nella spalla.
    • 13.33 – Marina è uscita dall’aula
    • Ciontoli dice: “Abbiamo tempo prima dell’arrivo dell’ambulanza, portiamolo giù, le scale sono strette per la barella. La ferita era come una bruciatura di sigaretta, una piccola escoriazione. In camera ha perso appena qualche goccia di sangue e quando è arrivata l’infermiera. Ci ho messo una garza che ha portato lei. Continuavo a sostenere l’attacco di panico di Marco con i miei familiari.
    • Marco aveva i capelli bagnati e mia moglie glieli ha asciugati.
    • Più volte mi hanno sollecitato a chiamare il 118, io sostenevo deciso di non farlo perché era solo spavento. Marco alternava lucidità e spavento. Era lucido e comunicava, poi aveva momenti in cui si lamentava. I lamenti forti sono ci stati al piano terra, sopra non erano vigorosi.
    • Avevo rapporti cordiali con Izzo. Ho fatto una visita di cortesia, abbiamo preso il caffè insieme, era arrivato da poco a Ladispoli. I rapporti con lui si sono intensificati dopo l’episodio. Chiamavo in caserma, ci siamo vesti, ho messaggi che posso depositare alla Corte, ho registrato le chiamate e in una di esse si evince un rapporto coriale, di rispetto. quando lo andai a trovare in caserma, avevo il cambio di domicilio. Era in borghese e chiese come andava. Era giorno, mi disse che era in licenza di convalescenza per un problema alla schiena. Mi hanno sospeso dal servizio per incompatibilità del lavoro della mia compagna.
    • La sera della morte ricordo che dopo il decesso uscì dalla caserma con il brigadiere Amadori. Lui ha assistito alla telefonata fra mia moglie e Marina. Le disse di non dire loro della morte. ero sul balcone della caserma a fumare, l’ho fermato e mi ha raccontato del bossolo che si era fermato segnando il punto dove stava.
    • Avevo le pantofole che ho tolto prima di uscire di casa. Quando l’infermiera ha chiesto aria per marco ho chiesto a mia moglie di prendermi le scarpe.
    • 13.50 riprende la Pm: Antonio Ciontoli: “Mi sono confuso sulla data dell’ultimo caricamento della pistola.
    • Marco era alla mia sinistra con le braccia sul bordo della vasca seduto. Io ero in piedi.
    • 13.55 la Corte recepisce le telefonate e convoca la prossima udienza al 18 dicembre. Il 12 novembre la consegna delle perizie.