Non riesce a trovare un lieto fine la vertenza dei dipendenti ex Unilabor e ora in capo all’Ati Sgm Scala Enterprice. Dello stipendio ancora non c’è traccia e mentre i dipendenti attendono con una pazienza che sta quasi per esaurirsi l’espletamento di un loro diritto, a quanto pare l’Ati sta procedendo all’assunzione di nuovo personale “a chiamata diretta”.
A denunciare l’accaduto ancora una volta è l’Ugl. “Siamo convinti che queste situazioni e molte altre non possono essere viste solo e soltanto dalla scrivente organizzazione sindacale. La retribuzione dei lavoratori viene erogata a macchia di leopardo e con notevole ritardo – spiegano dall’Ugl – sia da parte della Scala Enterprice che dal consorzio Sgm che, stando ai lavoratori, non è ancora pervenuta. I pochi stipendi accreditati non sono correlati di busta paga e quasi sempre non corrispondenti all’effettivo lavoro svolti”.
Dagli stipendi si passa poi alle mansioni svolte dai lavoratori e ai servizi offerti. “Non corrispondono alle reali esigenze della committenza ma, vengono raggirati gli stessi lavoratori, ai quali, in molti casi è stata tolta la sesta giornata di lavoro, applicando addirittura dei turni spezzati in violazione del Ccnl non consentendo neppure lo scorrimento del turno”. Insomma c’è chi lavora solo la mattina e chi solo il pomeriggio. “Ma la gravissima quanto mai vergognosa situazione è la mancata applicazione della clausola di salvaguardia. L’incremento delle ore e le eventuali sostituzioni, vengono nel primo caso gestiti ad personam, nel secondo, anziché ricercare tra il personale interno, l’Ati assume personale esterno a chiamata diretta. Questo – ha proseguito l’Ugl – non solo non si può fare ma, contravviene a quanto concordato in sede sindacale e INL”.
L’organizzazione sindacale inoltre ricorda che “l’elusione degli obblighi contrattuali da parte del soggetto affidatario sono oggetto di decadenza dello stesso articolo 13 del Capitolato. Ricordiamo che la clausola di salvaguardia è inderogabile, il servizio organizzato dall’Ati ha le stesse modalità organizzative del gestore uscente. In tale contesto, la stazione appaltante – ha proseguito l’Ugl – il Comune, al fine di evitare l’illegittima elusione della clausola sociale, è chiamata a verificare l’effettivo mutamento tecnico organizzativo del servizio stesso. Ci aspettiamo – ha concluso l’Ugl – un’azione di trasparenza da parte dell’amministrazione sull’intera vicenda a cominciare dal possesso dei requisiti da parte del consorzio stabile Sgm”.
