Odissea Pendolari 3. Una stazione non per tutti. Tagliano i servizi in nome della repressione • Terzo Binario News

Odissea Pendolari 3. Una stazione non per tutti. Tagliano i servizi in nome della repressione

Mag 5, 2013 | Senza categoria

Nella Stazione FS di Ladispoli accadono davvero cose strane. L’ultima è la chiusura con un’imponente e ben rinforzata cancellata della pensilina al binario 1. È lecito supporre che tanto investimento sia mosso dalla volontà di allontanare comitive di ragazzi poco educati, senzatetto o emarginati. È davvero singolare che le Ferrovie dello Stato, nelle rare volte che effettuano interventi nella stazione della località balneare, lo facciano per opere inutili, controproducenti e dalla dubbia finalità. In questo caso si è tolto uno spazio di ristoro e l’unica tettoia per ripararsi dalla pioggia, dal vento e dal sole disponibile sul binario 1. Il risultato estetico poi è di quelli da città in piena guerra civile.

Perché è stata fatta e quanto è costata l’opera al momento non è dato saperlo vista l’impossibilità di contattare le Ferrovie. Quale che sia la cifra, ci chiediamo se fosse una priorità tra gli interventi di cui necessita la stazione. Forse sarebbe stato meglio dotare l’accesso ai binari dal sottopasso di obliteratrici – a dire il vero ce n’è una sul bonario 3 ma su un lato nascosto e mai utilizzato dai viaggiatori – o allestire meglio il parcheggio bici, o mettere una biglietteria automatica che funzioni anche con monete e banconote così da non dare pretesti all’evasione – quella attuale funziona solo con le carte -, oppure comprare altre panchine per le migliaia di pendolari, o semplicemente sistemare gli orologi, o dotare i bagni di un servizio soddisfacente.

I bagni appunto. Un’altra impresa degna del miglior fabbro. Non chiusi, ma saldati a prova di bomba. Sembrerebbe che li abbiano sigillati in seguito ad atti di vandalismo e per evitare che i “soliti emarginati” li usassero per lavarsi o se ne servissero con troppa frequenza. Essendo sempre troppo sporchi e troppo oneroso pulirli, tanto vale chiuderli del tutto. Con il risultato che i viaggiatori non possono soddisfare i propri bisogni primari – nemmeno il bar della stazione ha un bagno – e la cittadinanza tutta è stata privata di un servizio pubblico, tra l’altro fino ad allora l’unico funzionante in tutta la città. Un servizio che dovrebbe essere obbligatorio per legge in un luogo pubblico.

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(Foto di Fabio Fantozzi 2013©)

Il decoro e l’ordine precostituito, si sa, vengono prima di tutto. Con buona pace di chi pensa che un problema vada analizzato e risolto e non eliminato alla radice.

Se proprio vogliamo parlare di repressione, non si capisce qualche ruolo ricoprano le telecamere installate dal Comune con grande dispiegamento di risorse e tanto di centrale operativa. In tutto il mondo servono a prevenire i furti e gli atti vandalici. A Ladispoli no. Ogni volta i muri del sottopasso vengono imbrattati e il Comune puntualmente manda una squadra per ripulirli – con un costo che potrebbe essere usato per pulire i bagni ad esempio. Anche le lampade installate su tutta la lunghezza del sottopasso sono state distrutte. E alzi la mano a chi non hanno rubato una bici al parcheggio dell’uscita posteriore della stazione. Nemmeno un arresto, una segnalazione, nulla. Le telecamere non sono servite a nulla. Un costo che si è aggiunto ai costi per le riparazioni e la manutenzione che dovevano invece essere abbattuti dalla videosorveglianza.

Forse basterebbe un cartello per indicare la presenza di telecamere e ricordare la punibilità penale per certi atti a dissuadere i teppisti. Eppure il comandante della Polizia municipale Sergio Blasi ci disse che i cartelli erano pronti e che non venivano installati per evitare che distruggessero le telecamere (sic!). In tutto questo tempo, nonostante le denunce, gli occhi elettronici non hanno fermato atti vandalici e furti e mai nessuno è stato segnalato. In un primo momento, in realtà, il sottopasso è stato libero da scritte per parecchio tempo, poi una volta capito che nessuno sarebbe stato pescato per due scritte sui muri, si sono riaperte le danze.

E poi ci sono telecamere delle FS, che dovrebbero vegliare sui binari e il parcheggio delle bici, ma che invece puntano il loro obiettivo sul binario 5, mai utilizzato. Quel maledetto parcheggio in cui le benedizioni non valgono. Se ci lasci la bici una volta su due non ce la ritrovi, uno scooter invece potrebbe facilmente essere alleggerito di qualche pezzo. Cosa che nelle stazioni di Roma, dove forse le telecamere funzionano, non accade affatto. E non è un caso che sia sempre mezzo vuoto mentre le due ruote invano tutti gli altri spazi antistanti e retrostanti la stazione. “La stazione è sorvegliata da telecamere, i bagagli incustoditi saranno controllati dalla polizia”. È dall’attentato dell’11 settembre 2001 che ripetono questo mantra. Ma ormai lo sanno tutti: Trenitalia non esiste, è solo una voce lontana senza volto.