Oggi nuova udienza del processo per la morte di Marco Vannini: segui la diretta - Terzo Binario News

Si torna di nuovo oggi in aula alle ore 10 per il processo Vannini. Un’undicesima udienza di rilievo perché potrebbero essere per la prima volta presenti tutti gli imputati.

Il processo lo ricordiamo dovrà decretare la condanna o meno per le 5 persone che erano in casa Ciontoli la notte tra il 17 ed il 18 maggio 2015, notte nella quale morì il giovane Marco Vannini attinto da un colpo d’arma da fuoco partito dalla pistola di proprietà di Antonio Ciontoli.

C’è molta attesa per le parole che verranno pronunciate dagli imputati, chiamati a raccontare cosa è accaduto quella notte nella casa. E quello che potrebbe essere detto non è del tutto scontato.

AGGIORNAMENTI

  • DIRETTA A PARTIRE DALLE ORE 10
  • Ore 9:54 – Gli imputati in aula saranno coperti da un paravento
  • Ore 9:59 – L’ingresso dal retro della famiglia Ciontoli
  • Ore 10:17 – Stanno per entrare in aula
  • Ore 10:47 – Si celebra un’udienza di un altro processo con la stessa Corte del processo Vannini
  • Ore 10:55 – Terminata l’udienza precedente, l’aula è colma di persone
  • Ore 11:07 – Primo colpo di scena: Antonio Ciontoli non è presente, testimoniano il figlio Federico e Viola Giorgini
  • Ore 11:08 – Inizia Viola Giorgini – sono la fidanzata del figlio da 6 anni
  • la pistola l’ho vista quando Federico è uscito dal bagno
  • ho avuto paura che non mi credessero durante l’interrogatorio, pensavo volessero accusarmi
  • quella sera eravamo a letto, nel dormiveglia. Abbiamo sentito un rumore forte, indistinguibile per me 
  • Federico cercò di entrare, Antonio bloccò la porta del bagno dicendo: Marco è nudo. Io e Maria eravamo fuori, Maria non ricordo dove fosse. Poi è uscito e Federico di fretta è uscito con la pistola dicendo di doverla toglierla da lì. In quel momento spinsi la porta. Marco aveva poche forze era strano, Antonio disse che era partito un colpo con una bolla d’aria rimasta nella pistola. Inizialmente Marco era strano, aveva momenti incostanti e dopo poco iniziò a lamentarsi. Pensai che un colpo d’aria dalla pistola volesse dire aria compressa. sono rimasta sull’uscio del bagno. Nella stanza da letto vidi un segno sul braccio non un foro di proiettile. Antonio ripeteva di non preoccuparci, che era un colpo d’aria. Federico impose al padre di chiamare i soccorsi. sapevo che Federico avesse trovato il bossolo ma volevo che arrivassero i soccorsi. La prima volta ha chiamato Federico, è uscito dalla stanza dal letto con il telefono in mano. Tornò agitato e passò il telefono alla madre e nel frattempo Antonio disse che Marco si era ripreso. Ho saputo del colpo “vero” al Pit, se ne parlava lì. Non ricordo chi disse che Marco aveva un proiettile nel braccio, non mi feci troppe domande in quel momento volevo solo che Marco stesse bene. Il cortile del Pit era pieno di persone impazzite. il 2 ottobre ho scoperto che Antonio (con la faccia bianca) aveva raccontato che la pistola era scivolata. Quello che disse Martina fatico a ricordarlo. Invece ricordo nei giorni successivi Antonio continuava a dire che la pistola era scivolata e io non mi chiesi se fosse andata diversamente. La voce di Marco non era quella di sempre, con il passare del tempo sembrava lamentarsi e il suo tono si alzò. udendolo da sotto sembravano i lamenti di una persona disabile. Non mi sono posta domande, non sono andata di logica ma ero spaventata, era situazione che peggiorava. L’insistenza nel voler chiamare e il tempo che passava ha indotto Antonio ad avvertire i soccorsi. Ho visto del sangue uscire dal segno, dalla ferita. Non ragionai, sono andata incontro al 118 nel giardino ero sola poi Federico ha spettato la macchina. Ho sollecitato l’infermiera, non le dissi come stava Marco. Eravamo di sotto con Federico. Sapevo che Antonio avesse il porto d’armi per sentito dire, non ricordo quando. Non mi interessava. Entrando nella stanza da letto familiare Federico insisteva per i soccorsi, fra la prima e la seconda chiamata. Ero scesa a prendere acqua e zucchero, gli altri gli tenevano le gambe in alto. Pensavo fosse un calo di pressione di Marco. Federico disse al padre: sei sicuro di ciò che fai? e Antonio rispose: state tranquilli ci penso io. Mi fidai di Antonio, non avevo motivi di pensare il contrario. Alla seconda telefonata Antonio si era convinto a portare Marco, Martina cercò gli abiti con cui vestire Marco (Viola piange). Federico e Antonio lo fanno scendere per l’arrivo dell’ambulanza. Il 118 non trovava il civico, apposta sono scesi da sola senza accorgermi che Federico non era con me. Ho sentito che chiamavano Martina, forse erano i vicini che mi hanno scambiata per lei.Tolsi i secchi della differenziata e vidi la vicina dicendo che Marco stava male. Federico è sceso, siamo andati a destra spalle alla casa poi a sinistra percorrendo un centinaio di metri. Poi siamo tornati indietro e l’ambulanza è arrivata senza sirene dalla parte dove eravamo prima. gli siamo corsi incontro.
  • Ore 11:48 – Viola Giorgini: Non ricordo chi lo portò giù. Non andammo insieme perché Antonio voleva andare in ambulanza e poi andò con Federico. Invece andammo io Martina e Maria, perché dovevamo prendere le borse. Al Pit parcheggiammo dietro, davanti all’ingresso c’erano tutti.
  • Ore 11:52 – Marina è uscita dall’aula
  • Ore 11:55 – Al Pit scoprii che si trattava di un proiettile e io stetti male, fu una doccia fredda per me. Dopo seppi della morte di Marco, pensavamo potesse migliorare. I medici dissero che era morto ed ero con Federico e Martina. Forse un carabiniere in borghese che disse del massaggio cardiaco, il maresciallo Izzo ci diceva di sederci e disse che non ce l’aveva fatta e mi disperai. 
  • Ore 12:00 – Viola continua a piangere ed hanno interrotto
  • Ore 12:02 – Si riprende. Polemizza l’avvocato di Vannini Celestino Gnazi con Viola e con l’avvocato Andrea Miroli. “Perché difenderlo se era con lei?” – Viola risponde: Avevo paura che il toccare la pistola potesse compromettere Federico. Lui rese il telefono dalla basetta in camera da letto ma non so da dove telefonò. Non ricordo se la madre di Federico fosse sul letto quando gli passò il telefono ma era nella stanza. Antonio disse che Marco si era ripreso e la madre disse al 118 che se ci fosse stato bisogno avrebbe richiamato. Le urla le ho sentite solo quando Marco è sceso giù. Prima erano lamenti, poi la voce si è alzata. Martina parlava con Marco (Battibeccano ancora Gnazi e Miroli) diceva Amore Amore, e Marco non rispondeva sempre. Non ricorso esattamente cosa dicesse Martina.
  • Ore 12:15 – Viola (incalzata da Gnazi e Miroli protesta con la Corte) dice di essersi spaventata alla vista dell’arma. L’ho saputo solo al Pit che fosse un colpo d’arma da fuoco. Gnazi: ai carabinieri risulta che Viola sapesse da subito che si era trattato di un colpo d’arma da fuoco. Viola. “Misi tutto insieme il turbine di emozione, non ricordo una parola di quanto dissi. Gnazi: Perché chiamare l’ambulanza se Antonio insisteva sul fatto che la situazione fosse sotto controllo? Viola risponde: La situazione era diversa dal solito.
  • Ore 12:23 – Viola: Oggi so che al Pit ho parlato con il maresciallo Izzo, lì non aveva la divisa. Oggi ho razionalizzato, posso spiegare meglio e non mi era stato chiesto prima. Fuori dal Pit ho parlato con i presenti. Ho sentito Antonio preoccuparsi delle conseguenze, se Marco lo perdonerà. Erano arrivati i genitori di Marco e Marina disse ai Ciontoli che avrebbero dovuto dire subito del colpo e non la caduta dalle scale. Non ricordo che qualcuno avesse tamponato la ferita con uno straccio da cucina. Io non sono stata.
  • Ore 12:29 – Viola: non ho visto Federico dove ha portato la pistola, l’ho solo visto uscire dal bagno. – Terminata la deposizione di Viola Giorgini
  • Ore 12:32 – Depone Federico Ciontoli. “Sentii un umore forte dalla camera mia con la mia fidanzata. Mio padre disse di togliere le armi dal bagno e le portai in salone. Poi le ho messe sotto il mio letto. Ero quasi sicuro che un colpo fosse partito, presi il bossolo e lo misi nel cassettone sotto al letto.Misi le armi in sicurezza e  dissi che le aveva spostate mio padre. Dopo aver sentito il rumore resto al letto, sento altre voci poi Viola mi dice di alzarmi. Non ricordo se la porta fosse chiusa. le pistole erano a terra, Marco nella vasca, papà seduto che ci parlava e Martina fra la vasca e il bidet. Papà disse che era un colpo d’aria, solo una forte compressione. Papà ha portato Marco in camera da letto; era nudo e Martina prese qualcosa per coprirlo. Noi gli dicevamo di chiamare l’ambulanza, Marco aveva alti e bassi, io non avrei saputo gestire quella situazione. Presi il telefono, scesi e chiamai. Lo scherzo si riferiva al fatto che papà diceva a Marco che stava scherzando e Marco si era spaventato. Passai il telefono a mamma perché non ci credevano, e qualcuno disse “Si è ripreso”, eravamo tutti lì. Marco sul letto, mio padre gli teneva le gambe poi io, Martina e Viola. dopo la telefonata non ricordo cosa sia successo. Il bossolo l’ho trovato sul tappeto e ho detto a io padre di chiamare il 118. Al 118 mio padre disse che Marco era caduto. Mi cambiai e aiutai mio padre a portare Marco giù.
  • Ore 12:23 – Federico: mio padre disse che il proiettile era nella tasca. Non sapevamo che la cisti sul braccio di Marco fosse la sua o che gliel’avessimo provocata noi nel trasporto. Mai viste le pistole di papà. Marco aveva alti e bassi poi iniziò a urlare a lamentarsi. A me l’infermiera non ha chiesto cosa fosse successo, l’ha chiesto a papà. Il phon era in camera perché mamma asciugò i capelli a Marco ma non so perché. Capitava spesso che Marco si lavasse da noi. Non so se Marco facesse la doccia con la porta aperta. Pensai alla spina dorsale perché si lamentava in modo strano e credetti, dopo quanto asserito da Izzo, che il proiettile avesse camminato. Marco lo portammo giù di peso. Non ho mai chiesto cosa fosse accaduto, disse solo che era sfuggita la pistola. Fino al 2 ottobre sapevo che aveva puntato e che gli fosse sfuggita l’arma. Mio padre ha premuto il grilletto, ma non voleva colpire.
  • Ore 13:02 – Federico risponde a Miroli. Io avevo saputo al Pit che il proiettile era nella spalla. Dopo che Marco era morto Izzo ci disse che il colpo lo aveva colpito alle ossa camminando nel corpo. Io dissi a mio padre di chiamare il 118 avendo trovato il bossolo e alzò il braccio di Marco per vedere dove era passato. Lì ha capito della partenza del colpo. Non ho più parlato con mio padre finché non sono entrato in auto, lui piangeva e disse che a Marina  e Valerio che Marco era caduto, non del colpo. A loro lo dissi io dopo, del colpo partito. Papà ribadì che non c’era bisogno dell’ambulanza, che Marco lo avrebbe trasportato lui. Io mi resi conto che dopo mezz’ora con le gambe alzate non migliorava ed ebbi il dubbio che il colpo fosse partito. Spinto da Viola e della situazione e chiamai il 118. Non ricordo causa agitazione: non mi credevano al telefono. La chiamata venne annullata perché papà disse che si era ripreso. Capii che era passato tempo e il comportamento di papà era incomprensibile e per questo cercai il bossolo. In caserma sapevamo della morte di marco e Izzo disse di non dire nulla a Marina. All’inizio eravamo con Amadone, Izzo arrivò dopo. Stette tutta la sera al telefono, ci diceva tutto in diretta. 
  • Ore 13:24 – C’è una pausa
  • Ore 13:36 – Si riprende con Gnazi che sente Federico. Non conosco le armi, solo attraverso i film. Mai sparato né preso lezioni. Ho sparato solo in un campo estivo. Ho cercato il pallino di sicurezza rosso. Non ho sentito alcun odore (e Miroli attacca ancora Gnazi). La prima telefonata l’ho fatta al piano di sotto. Cerco il bossolo in bagno, dopo mezz’ora non ero convinto. L’ho intuito grazie ai film che potesse esserci un bossolo. Il medico al Pit chiese se Marco avesse assunto qualcosa. Io avrei chiamato l’ambulanza a prescindere ma mio padre era con Marco e mio padre diceva di no. Nelle intercettazioni ho fatto riferimento a Izzo. Non mi ricordo se ho parlato di lui negli interrogatori. Izzo di disse che era morto e che il proiettile aveva avuto una certa traiettoria e disse a mio padre di dire che Marco aveva una cisti. Della cisti ci disse Izzo. Le impronte sul bossolo non mi intimorivano, per me era importante il bossolo perché quello dimostrava la partenza del colpo. Martina era in bagno, io ero davanti, Viola dietro di me, mia madre no. Federico conclude. Giovedì verranno ascoltati Martina e Antonio.
  • Ore 13:40 – Termina l’udienza

Omicidio Vannini, le tante contraddizioni di Viola e Federico

Pubblicato lunedì, 23 ottobre 2017 @ 08:04:28     © RIPRODUZIONE RISERVATA