TORINO – Da cornice sempre lo stabilimento Fiat con il tocco artistico del celebre Renzo Piano, da sottofondo le voci ai microfoni e il brusio delle persone che quest’anno hanno avuto un aumento del 20% rispetto allo scorso anno dove l’affluenza superava già le 300.000 presenze. Come colonna portante la cultura racchiusa nel Lingotto, ed ecco che anche quest’anno il XXVI Salone Internazionale del Libro di Torino apre le danze sfidando le avverse previsioni meteorologiche che non hanno frenato una folla di giovani e meno giovani amanti dei libri, dell’arte e della cultura in genere.
Il sipario si apre con l’inaugurazione nella splendida Reggia di Venaria, una delle maggiori residenze sabaude in Piemonte, dove la mostra del protagonista dell’arte del seicento, Mattia Preti, pittore caravaggesco calabrese, curata da Vittorio Sgarbi e Keith Sciberras, professore di Storia dell’Arte all’Università di Malta, è stata il fiore all’occhiello della serata. Una mostra aperta con la presentazione del quadro “Riposo durante la fuga in Egitto” di Caravaggio (1696), in cui si poteva facilmente riscontrare come Preti “trasforma in teatro l’opera di Caravaggio stesso”, con le parole utilizzate dal critico d’arte Sgarbi.
Stando ai dati forniti dal quotidiano nazionale La Stampa erano circa 350 i presenti rispetto ai 500 invitati. Un dato decisamente contrastante con quello fornito dalla sala stampa del Salone del Libro che ha parlato di circa 1.100 presenti rispetto ai 1.800 invitati, numero con una maggiore attendibilità che abbiamo notato con la nostra presenza sul posto. I veri onori di casa durante l’inaugurazione però sono stati fatti dal sindaco di Torino Piero Fassino, Presidente di turno dell’Alto Comitato di Coordinamento della Fondazione per il Libro, Rolando Picchioni ed Ernesto Ferrero, rispettivamente Presidente e Direttore Editoriale del Salone del Libro e Roberto Cota e Antonio Saitta, Co-Presidenti dell’Alto Comitato di Coordinamento. E poi numerosi altri nomi famosi sullo scenario nazionale e quello internazionale, tra cui Jorge Edwards, scrittore e ambasciatore del Cile in Francia, a cui è toccato lo speech di apertura, e il Presidente del Consorzio la Venaria Reale Fabrizio del Noce. Una serata allietata dallo spettacolo ispirato alla figura della poetessa Gabriela Mistral, premio Nobel per la Letteratura nel 1945, e terminata con una cena “minimal chic” tra il profumo dei cesti colmi di limoni come centro tavola e i mini frutti esotici serviti.
Chiusi i battenti dell’inaugurazione alla Reggia Reale di Venaria, maestosa e imponente anche di fronte alla pioggia incessante, si sono aperti quelli veri e propri del Salone del Libro con la presentazione di migliaia di convegni, dibattiti, politici, giornalisti, scrittori, fotografi, vip, oltre 1.200 espositori e altrettanti editori, librai, bibliotecari, traduttori. Numerosi gli spettacoli che nei cinque giorni il Salone propone fuori dal Lingotto con eventi nelle strade, piazze, scuole e quartieri di Torino.
Innumerevoli gli ospiti famosi presenti alla più grande “Biblioteca d’Italia” e i premi consegnati tra cui il “Premio Mondello Internazionale” ricevuto dal noto scrittore ungherese Péter Esterhàzy.
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Il nostro sguardo non poteva che concentrarsi in questa premiazione ricevuta dalle mani della scrittrice romana Melania Mazzucco che nel 2012 ha scritto “Limbo” un romanzo ambientato a Ladispoli. Il testo racconta la storia di Manuela, una ragazza divisa tra guerre, desideri, rabbia e rapporti di famiglia. La storia di una ragazza dei giorni nostri combattuta tra le difficili scelte della vita e la voglia e pretesa di ottenere di più rispetto a quello che offre la sua realtà provinciale. Una ragazza che si arruola nell’esercito diventando un alpino e viene ferita gravemente in un attentato in Afghanistan. Riusciamo velocemente a fermare Melania prima della consegna del premio per due domande:
“Melania, il tuo libro narra la storia in cui molti giovani di oggi si rispecchiano, vittime di una società che taglia le ali e le speranze per il futuro, schiacciata da una realtà quotidiana e paesana che non permettere di guardare oltre il confine. Perché la scelta del Paese nativo è ricaduta proprio su Ladispoli?”
“L’idea di ambientare il romanzo nella cittadina di Ladispoli è nata perché questa città balneare ha l’onore di ospitare un luogo bellissimo e non molto conosciuto come quello di Torre Flavia. Un posto ferito, lacerato nel profondo, fragile e attaccato dall’indifferenza degli uomini”.
“Chi è la protagonista del tuo libro?”
“E’ una ragazza di 27 che si è programmata prima una vita poi un’altra. Una ragazza spinta da una pulsione profonda verso i propri desideri. Una ragazza che si trova in un limbo, quello in cui ci troviamo in questo momento sociale proprio tutti. Manuela ad un certo punto della sua vita decide di tornare nella sua città nativa, proprio come gli uccelli migratori che ritornano dopo un lungo viaggio in un posto sicuro”.
Salutiamo Melania e continuiamo a scrutare un XXVI Salone Internazionale del Libro che quest’anno ha scelto come tema centrale la “Creatività e la cultura del progetto”. Un programma vasto – come spiegato da Rolando Picchioni, Presidente del Salone Internazionale del Libro – tra convegni e dibattiti che raccontano l’itinerario di un processo che conduce dall’idea nascente al progetto compiuto, capace di cambiare il modo di pensare, le abitudini e persino le prospettive di vita di molte persone. Dal pensiero economico all’utopia delle grandi istituzioni europee, dalla scienza alle arti figurative e applicate, dal design alla moda fino alle start-up: le nuove imprese giovanili ad alto tasso di innovazione che rappresentano uno dei possibili incubatori per vincere le difficoltà congiunturali.
“La scelta del tema conduttore dell’edizione del Salone 2013 – ha detto Ernesto Ferrero, Direttore Editoriale del Salone – è la creatività come ritrovato slancio progettuale. Da troppi anni questo Paese vive alla giornata, mortificandosi in un piccolo cabotaggio senza prospettive. Nel momento in cui una profonda crisi di sistema impone un ripensamento radicale che investe i modi di produzione, i patti sociali, le regole del gioco, in una parola quello che l’Italia vuole diventare nei prossimi vent’anni, il Salone ha l’ambizione di sottoporre alla comune riflessione un’idea di futuro che cominci a fare tesoro di alcune esperienze esemplari. Maestri delle scienze, delle arti, dell’imprenditoria sono invitati a raccontare i loro percorsi, i segreti di bottega, le innovazioni di cui si sono resi protagonisti, i loro rapporti con la tradizione, il “come si fa”. Ascoltandoli – ha concluso – potremo provare a elaborare insieme una “Grammatica della fantasia 2.0” per ricordare il titolo di un fortunato libro di Gianni Rodari, grande artigiano dell’invenzione”.
Insomma, nonostante la pluri menzionata crisi economica e sociale il Salone del Libro anche quest’anno offre un programma colmo di sfumature culturali e il pubblico, in aumento anno dopo anno, apprezza. Per chi, poi, è ancora dell’idea che i giovani di oggi sono capaci solo di spendere il loro tempo in lunghe file per poter entrare nei locali serali dovrebbe fare un salto qui a Torino, al Lingotto, dove vedrà con i propri occhi lunghe file di ragazzi davanti agli stand delle case editrici non per ordinare un drink ma per comprare dei libri.
