Ciò che è accaduto con il fallimento della Privilege dà la misura della desertificazione sociale e politica che sta investendo la nostra Città. Un’ impotenza straordinaria che la dice lunga sul rapporto di sudditanza che da troppi anni sta investendo il tessuto politico e produttivo. Un’opera salutata da tutti con grande entusiasmo e dissoltasi, nel tempo, come neve al sole. Uno scandalo italiano che non ha avuto la doverosa eco nelle testate nazionali.
Eppure le testimonianze dei lavoratori e delle lavoratrici che, allibiti, descrivevano le anomalie nei lavori, i ritardi, gli indugi, i mancati pagamenti, eccetera, eccetera,eccetera, doveva essere più che un campanello d’allarme sulla serietà e affidabilità dell’azienda. A poco sono valse anche le innumerevoli mozioni e interrogazioni fatte dai gruppi consiliari di Sel a tutti i livelli, dalla Provincia di Roma prima, passando per il Comune e in ultimo dalla Regione.
Una sorta di alone di mistero ha investito la vicenda Privilege mai, nei fatti, approdata alla discussione nazionale, al Consiglio dei Ministri, al Parlamento. Nei luoghi che, data l’imponenza del progetto, la mole di soldi investiti, le autorità che l’avevano sponsorizzato, dovevano farsi parte attiva.
Le autorità locali deboli, debolissime.
Le amministrazioni comunali susseguitesi dall’inaugurazione del cantiere ad oggi, hanno dimostrato una colpevole distrazione e un pressappochismo che si è evidenziato maggiormente nell’ultimo anno con l’amministrazione pentastellata che, in presenza di evidentissimi segnali premonitori, ha tenuto un atteggiamento passivo e ingiustificatamente attendista che altro non ha prodotto che l’attuale situazione.
Per quanto riguarda le diverse gestioni dell’ Autorità portuale che si sono avvicendate, rimane il dubbio che il rilascio della concessione sia avvenuto unicamente sulla base di un piano industriale e un cronoprogramma attuativo che pur mostrando da subito le sue contraddizioni, è stato forse sorretto unicamente dalla “sbandierata” idea di sviluppo propagandata dalla Privilege.
Per quanto ci riguarda è arrivata la resa dei conti. Ci uniamo alla richiesta di interruzione immediata della concessione demaniale proposta con forza dal Presidente della CPC Enrico Luciani, nonostante siamo consci che al momento l’interlocuzione è con il curatore fallimentare nominato dal tribunale. Rimane però il tema che quei terreni devono tornare subito nella piena disponibilità del Porto e quindi della città. La nostra proposta è quindi chiara: riacquisizione immediata delle aree e loro inquadramento nell’ambito della zona franca, con ricollocazione dei lavoratori tutti.
Consideriamo quindi finito il tempo di subire, come è finito il tempo dei ricatti per la Città che portano ad improvvisazioni e approssimazioni. Riponiamo grande fiducia nella Magistratura, che possa nei tempi più rapidi intercettare e perseguire i responsabili di questa catastrofe. Ultima chiamata invece per la politica. Non ci sono più alibi.
