Nu gallo ‘ncoppa alla munnezza • Terzo Binario News

Nu gallo ‘ncoppa alla munnezza

Mar 2, 2013 | Blog, Santo Fabiano

Sicuramente molti conoscono l’espressione napoletana “nu gallo ‘ncoppa alla munnezza”. La lingua scritta non rende bene l’immagine come quella parlata e invito chi ne abbia voglia a fare ricorso a un napoletano verace per coglierne tutti gli aspetti.

Il detto popolare sembra molto azzeccato con il momento che viviamo e rende l’immagine di un gallo che si erge, fiero e con la cresta in bella vista, sopra un cumulo di rifiuti, rivendicando, in virtù della sua posizione elevata, di essere il capo (immagino che il pensiero, che non conosce freni, nè rispetto, richiama alla memoria il volto e le imprese di personaggi lontani, ma anche molto, molto vicini).

E poco importa che l’altezza della posizione sia dovuta a un cumulo di “monnezza”. Quello che conta, soprattutto se la statura non aiuta, lo spessore morale non concorre, nè la cultura interviene, né possono scarpe alte, é la posizione di sopraelevazione, non importa se grazie al sostegno di un cumulo di rifiuti.

E in quella posizione (n’coppa alla munnezza) é considerato un nemico da combattere chiunque voglia fare pulizia o mettere ordine, cioè intenda rimuovere ciò che ingombra e maleodora. La pulizia é intesa come un pericolo gravissimo perché costringerebbe il gallo al giusto ridimensionamento, a privarsi della posizione di supremazia e probabilmente non reggerebbe al “confronto orizzontale”.

Insomma: la monnezza è funzionale e assicura la necessaria sopraelevazione a chi, altrimenti non l’avrebbe. Più ce n’è, più si accresce la statura. Basta tapparsi il naso e considerarlo il giusto prezzo della politica.

È questa l’immagine che viene in mente assistendo alle scene di politici che, a conclusione di una tornata elettorale complessa e “interessante” (forse più delle precedenti), da comprendere e digerire, ricorrono, invece, a vecchi copioni, e si affannano a disegnare vittorie, rispetto a qualcosa o a qualcuno, proprio mentre il paese vive una china sempre più accentuata e, per chi ha occhi per guardare, lo scenario è rappresentato da macerie.

Come sappiamo tutto nasce dal fatto che il voto espresso “liberamente” dai cittadini, non corrisponde alle aspettative alchemiche di chi vorrebbe governare indisturbato con maggioranze “tranquille”, senza il peso del confronto con soggetti “diversi”, cioè i cittadini.

A nulla sono bastati i premi distribuiti dal sistema elettorale che somigliano sempre di più al famoso “aiutino” che viene richiesto dai concorrenti dei quiz quando vengono poste domande a cui non possono rispondere facendo ricorso alla propria conoscenza.

E dovremmo ringraziare il presidente benemerito Azeglio Ciampi che, impedendo di applicare al Senato lo stesso meccanismo della Camera ha rigettato la riforma originaria per approdare a quella attuale. Si tratta di un “porcellum”, come dicono, ma pensate che disastro se al Senato il premio fosse stato attribuito al primo partito.

E allora, prima di attribuire colpe al sistema elettorale, alle congiunzioni astrali e alla scomparsa delle mezze stagioni, vale la pena di accorgersi che il vero problema risiede proprio nell’offerta politica, sempre meno credibile e appealing.

Insomma non si riesce a governare. Ma non è affatto vero. Governare si può. O meglio non si può se chi si assiede saldamente ‘ncoppa, a dispetto di qualunque nuova situazione, pretende di continuare a dettare regole e concedere benefici, come se fossimo alla corte del re. Ritenendo “antipolitico” chi non ne accetta le condizioni. E disseminando sensi di colpa tra quelli che avrebbero “causato” questa situazione.

Si può, invece, se nasce la consapevolezza di essere entrati in una nuova era (la chiamerei “era ora!”) nella quale si è sviluppata una partecipazione esigente che non si accontenta più della favola democratica per legittimare scandali, privilegi e distribuzione di benefici che in qualunque altro contesto avrebbero un nome diverso (altro che democrazia!)

C’è una parte politica che ritiene la democrazia, la protesta e la partecipazione cosa utile, se si tratta di scardinare il sistema degli avversari, ma appena arrivata al potere, la combatte fino a ritenere la protesta come critica antidemocratica e non si fa scrupolo a emarginare chi non è funzionale al potere. E il potere, proprio come il gallo della metafora, lo intende, non come servizio verso il territorio, ma come luogo di posizione che deve essere mantenuto a qualunque costo e senza alcun limite di carattere etico.

Insomma governare si può. Facciamo un’ipotesi: Se Bersani, leader del partito “’ncoppa” avendo a cuore le sorti del Paese proponesse ai grillini un programma “nuovo”, cioè, senza strane collusioni, lontano dagli interessi delle lobby, senza nomine imbarazzanti  e con progetti realmente orientati al benessere collettivo… difficilmente troverebbe un niet! E noi cittadini, tutti, poremmo avere un paese governato e libero da trame occulte, proprio come lo vogliamo tutti, esclusi i beneficiari di indebite provvidenze.

Ma che non accadrà. Tutto l’amore per il proprio Paese non arriva fino al punto da rinunciare al mercato degli interessi e alle rendite di posizione. Insomma, non si può rinunciare alla “munnezz” che contribuisce a fare la statura e guardare dall’alto ogni cittadino.

Si fa prima ad affermare che il paese è ingovernabile e che la colpa di questa situazione è da attribuire a quella parte di popolo che non li ha votati, arrivando persino, come se fossimo a un quiz, di richiedere un’altra chance. E immagino, altre ancora, finchè il risultato non sia “gradito” e consentirà una salda stabilità ‘ncoppa.

Nel mio piccolo credo che i tempi ormai non consentiranno ritorni e repliche. E la maturità politica si misura proprio dalla capacità di cogliere il cambiamento, non di esorcizzarlo.