“A oltre tre mesi dall’incendio dell’11 dicembre 2018 che ha interessato l’impianto di trattamento meccanico biologico di via Salaria 981 nessuna notizia ufficiale è stata data sulla gestione della fase post-incendio e nessun atto è stato emanato per la sua chiusura definitiva. Lo scorso 4 marzo tutta la giunta municipale ha fatto un sopralluogo nell’area dell’impianto, al quale hanno preso parte anche i rappresentanti dei comitati e dei cittadini che formano l’Osservatorio permanente municipale per la chiusura del TMB. Dal sopralluogo, svolto con la guida del responsabile AMA degli impianti, sono emerse una serie di preoccupazioni per la gestione del sito e della fase post incendio”. Questo lo stralcio della lettera che Giovanni Caudo, presidente del Municipio III, ha consegnato alla sindaca, Virginia Raggi. A scrivere la missiva, l’Osservatorio permanente locale per la chiusura del Tmb di via Salaria.
“Preoccupano in particolare la presenza ancora all’interno dell’area di circa 5mila tonnellate della Frazione organica stabilizzata (Fos); il permanere nell’area di rifiuti indifferenziati e dei liquami; la movimentazione di rifiuti per l’uso a parcheggio del piazzale. A due settimane dal sopralluogo permane l’assenza di informazioni e di aggiornamenti sull’andamento dei lavori nel sito. L’assenza di informazioni certe e la mancata comunicazione di piani per la gestione della fase post incendio rappresenta una mancanza grave e incute ulteriore sfiducia verso le istituzioni oltre a essere ovviamente un motivo di preoccupazione per la salute dei cittadini”.
“Al momento non risulta che alla Regione sia pervenuta una chiara e inequivocabile manifestazione di volontà di dismissione dell’impianto così da procedere con la revoca dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia).
La preoccupazione è che il permanere di questa autorizzazione possa consentire di riattivare in parte l’uso dell’area per il trattamento dei rifiuti, in particolare per quanto concerne le attività di trasferenza”.
“Si tratta di una eventualità che come cittadini e istituzioni riteniamo inaccettabile, ancora più dopo quanto accaduto. Ribadiamo, se ancora ce ne fosse bisogno, che il sito in questione è all’interno di una zona urbana – distante solo 50 metri dalle prime case, e 150 da un asilo nido – e quindi non risulta assolutamente idoneo per nessuna attività che preveda il trattamento o la trasferenza di rifiuti”.
“Al fine di evitare questo scenario, contro il quale ci opporremo con tutte le nostre forze, chiediamo che si proceda da parte del Comune di Roma con atti che stabiliscono la definitiva chiusura dell’impianto, che anche la Regione eserciti tutte le sue prerogative per procedere alla revoca dell’Aia in considerazione dello stato dei luoghi e di quanto accaduto con l’incendio e tenendo conto delle carenze gestionali che perdurano anche nella fase post incendio. Richiediamo che nel sito non entrino più rifiuti”.
“La stessa autorizzazione Aia, rilasciata con D.D. B 2520/11 della Regione Lazio, è attualmente ancora valida, nonostante la protesta quasi decennale di molti cittadini, che l’hanno contestata proprio in nome della palese incompatibilità della posizione con quei criteri di localizzazione atti a individuare le aree idonee e non idonee per gli impianti di gestione dei rifiuti, e nonostante fosse ancora in corso una revisione in una conferenza dei servizi ancora aperta quando è accaduto l’incendio, che doveva tenere conto delle proteste e della documentazione (tra cui la relazione Arpa del 16 dicembre 2018) sull’impatto del Tmb sugli abitanti delle zone circostanti”.
“Ipotizzando che all’epoca il rilascio dell’Aia si sarebbe giustificato a fronte di una situazione di emergenza, ciò risulta pur sempre un insulto alla salute pubblica ed all’ambiente. Un impianto di trattamento dei rifiuti all’interno del centro abitato non è mai ammissibile”.
“Per i cittadini sono stati anni di sofferenze durante i quali invece di programmare e mettere in atto un sistema impiantistico capace di superare il vuoto lasciato dalla chiusura di Malagrotta, si è sfruttato oltre ogni immaginazione il Tmb Ama di via Salaria 981. In questi anni il Tmb è paradossalmente diventato per l’amministrazione la migliore soluzione per la raccolta e il trattamento di rifiuti indifferenziati di Roma. Dapprima si è incrementata smisuratamente la quantità di rifiuti conferibile, poi si è aggiunta all’attività di trattamento quella di trasferenza, e in ultimo si è cominciato anche a fare stoccaggio. La stessa Aia è stata oggetto di modifiche ritenute “non sostanziali” (incremento quantità movimentate/trasferenza/stoccaggio), già classificate come “sostanziali” per altri impianti. Tutto questo ha comportato un funzionamento a dir poco problematico dell’impianto, come ha evidenziato la relazione ARPA del 16 novembre 2018, e come hanno documentato più volte ad esempio le relazioni dei lavoratori di Ama”.
“Si deve anche considerare che l’attività nell’impianto è stata probabilmente svolta senza una adeguata attività di analisi sulle emissioni prodotte dall’impianto. Più volte si è chiesta un’analisi approfondita dell’impatto non solo odorigeno del Tmb sulla salute degli abitanti delle zone circostanti. C’è stata per anni una condotta tesa a negare qualunque problema dovuto ai miasmi e i diversi interventi, anche strutturali, effettuati non si sono rivelati né adeguati né efficaci”.
“In conclusione, le richieste che facciamo a ciascuno degli enti coinvolti sono:
a) la revoca immediata dell’Aia, quale conseguenza della dismissione.
b) la definitiva rimozione dei rifiuti (tal quale, Cdr, Fos) dal sito di via Salaria 981. E comunicazione delle analisi ambientale che scongiurino qualsiasi ipotesi di contaminazione dovuta al prolungato stoccaggio di materiali diversi da quanto codificato e dai residui di combustione del rogo.
c) Il cambio di destinazione d’uso dell’area da definire anche attraverso un vero percorso partecipato”.
