Il voto ai comunitari: solo 3.500 su 80mila i romeni iscritti nelle liste elettorali di Roma - Terzo Binario News

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Solo circa 3500 romeni maggiorenni residenti a Roma si sarebbero iscritti in tempo utile (16 aprile) sulle liste elettorali aggiunte, per votare alle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio. Lo riferiscono fonti del Comune di Roma.

L’Italia è stato il primo Paese in Europa a recepire, nel 1996, la direttiva UE che prevede l’estensione del diritto di voto ai cittadini comunitari, quindi la legge attualmente in vigore riconosce l’elettorato attivo e passivo ai cittadini europei residenti in Italia che desiderano partecipare alle elezioni amministrative e quelle per il Parlamento Europeo a condizione che si iscrivano nelle liste elettorali aggiuntive.

Non è quindi una procedura automatica, ma si tratta di un iter da intraprendere entro un termine prestabilito. In pratica si dovrebbe presentare una domanda al Sindaco, tramite l’Ufficio elettorale, ma le modalità possono variare da un Comune all’altro. Nel caso delle elezioni del 26 e del 27 maggio che riguardano il Comune di Roma, i Romeni, i Polacchi, i Bulgari e i cittadini di altri Paesi dell’ UE, residenti nei Comuni dove si andrà alle urne, si potevano iscrivere entro il 16 aprile per poter votare o essere votati.

In passato, nonostante il numero di aventi diritto sia significativo, la partecipazione dei cittadini comunitari alle elezioni è stata bassa. Secondo una ricerca della Fondazione Cittalia, soltanto l’8% dei comunitari maggiorenni residenti nelle tredici città capoluogo prese in considerazione risultava iscritto alle liste elettorali aggiunte. Un esempio significativo è rappresentato dai cittadini Romeni che sono la comunità più numerosa della Capitale: degli oltre 70.000 iscritti all’Anagrafe del Comune solo una minima parte (618 persone) risultavano iscritti nel 2012. Attualmente sono in corso le verifiche delle domande presentate dai cittadini comunitari presso l’Ufficio Elettorale del Comune di Roma, quindi entro la fine del mese di aprile si saprà con esattezza il numero degli iscritti.

Come si spiega lo scarso coinvolgimento degli elettori comunitari? Oltre alle possibili motivazioni soggettive degli aventi diritto, al poco interesse mostrato dai partiti e da altri agenti sociali per questa fascia di elettorato e alla scarsità di iniziative di sensibilizzazione e informazione dei cittadini comunitari, esistono anche delle cause di natura pratica. Non tutti i cittadini interessati riescono a ritagliarsi il tempo richiesto per seguire l’iter. Inoltre, in alcuni casi ci sono stati degli ostacoli burocratici, come ad esempio la richiesta del passaporto al posto della carta d’identità, anche se la legge prevede che per l’iscrizione è necessario presentare una fotocopia di un documento valido, senza nessuna precisazione sulla tipologia.

Molti Comuni hanno contribuito all’aumento della partecipazione civica ed elettorale degli stranieri residenti ma c’è ancora molto da fare come dimostra anche l’esito della campagna “L’Italia sono anch’io” che proponeva l’estensione del diritto di voto ai cittadini stranieri residenti regolarmente da cinque anni in Italia.
Innanzitutto è necessario prendere coscienza del fatto che allargando il diritto di voto amministrativo agli cittadini non italiani, residenti e regolari, rappresenterebbe la strada maestra per l’integrazione perché farebbe sentire loro come parte della comunità a cui appartengono e alla quale contribuiscono economicamente e socialmente, aumenterebbe la considerazione nei confronti di loro stessi e del proprio ruolo che porterebbe a dare il meglio di se. Il miglior modo per coinvolgere e responsabilizzare.

Pubblicato mercoledì, 24 Aprile 2013 @ 09:51:40     © RIPRODUZIONE RISERVATA