La crisi c’è, esiste, si avverte, ora più che mai. E a farne le maggiori spese sembrerebbe essere l’imprenditoria. L’allarme è stato lanciato dalla Confocommercio, proprio il giorno dopo la manifestazione dei 60.000 a Piazza del Popolo. Fanno paura i dati effettivi dell’intero paese, ma soprattutto quelli concernenti il Lazio: dal 2007 al 2013 il Pil si è ridotto dell’8%. Il valore aggiunto dei due settori cardine della regione, industria ed edilizia, ha subito una flessione del 16,1%.
Traduzione: 50.000 posti di lavoro persi e disoccupazione pressoché raddoppiata (dal 6,4% al 12,2%). Ogni giorno nel Lazio chiudono circa 90 imprese, quattro giovani su dieci si ritrovano senza lavoro. “Si tratta di numeri allarmanti – ammette il vicepresidente di Confcommercio Roma con delega allo Sviluppo Economico, Rosario Cerra – non solo per il nostro territorio, ma per l’Italia tutta. Siamo tra i Paesi in Europa che nei 7 anni di crisi hanno perso più posizioni in termini di reddito, posti di lavoro e produttività”.
Nelle altre regioni la situazione non è certo più rosea. Occorre un intervento a livello nazionale e la palla passa a Renzi. “La grande responsabilità del nuovo presidente del Consiglio – afferma Cerra – sarà quella di compiere le scelte giuste, varare le riforme che il popolo attende, alleggerire una delle pressioni fiscali più alte d’Europa, intervenire concretamente sulla spending review. Ma prima di tutto, mettere le persone giuste al posto giusto”.
