I Comitati ambientalisti sul deposito nazionale di rifiuti radioattivi: "Su Tarquinia le criticità non sono state valutate" - Terzo Binario News

“Il Seminario Nazionale sul progetto del Deposito Nazionale e Parco Tecnologico (DNPT) e in particolare sulla CNAPI – Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee, si è chiuso il 15 Dicembre 2021 con la pubblicazione degli atti conclusivi consultabili sul sito www.depositonazionale.it.

La Sogin Spa, ritiene di aver correttamente applicato i “principi generali della consultazione pubblica, in grado di condurre a decisioni informate e di qualità che siano il più possibile inclusivi, trasparenti ed efficaci”.

Secondo la Sogin, tramite il seminario Nazionale, è stata realizzata la prima fase della Consultazione Pubblica, aperta il 5 gennaio 2021, disciplinata dal D.lgs. 31/2010, della Legge 7 agosto 1990 n.41 e della Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri n.2/2017, conclusasi con il Seminario Nazionale.

La seconda fase della Consultazione Pubblica consisterà nella possibilità da parte dei portatori di interesse di inviare, entro 30 giorni, le ulteriori osservazioni, fase che concluderà la “consultazione pubblica” con l’elaborazione, dopo 60 giorni, della CNAI – la Carta Nazionale delle Aree Idonee.

Le ulteriori osservazioni che le scriventi associazioni inviano all’attenzione della Sogin e del Ministero della transizione ecologica riguardano due aspetti: la partecipazione nel processo decisorio e la scarsa considerazione delle caratteristiche naturalistiche, delle peculiarità socio economiche del sito individuato nel comune di Tarquinia come VT25.

Mancato accoglimento delle osservazioni dei portatori di interesse

La Sogin ritiene di aver provveduto a garantire il principio di partecipazione tramite la consultazione pubblica ai portatori di interesse coinvolti nella individuazione del sito idoneo per il Deposito Nazionale, perché svolta nel rispetto dei principi e delle previsioni di cui alla Legge 7 agosto 1990, n. 241 e ss.mm.ii., nonché della Direttiva n. 2/2017 della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione recante le Linee guida per la consultazione pubblica in Italia.
Si osserva che la Direttiva n. 2/2017 della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione recante le Linee guida per la consultazione pubblica in Italia, è stata applicata solo in parte, ridotta alla mera pubblicazione dei documenti sul sito web, delle osservazioni pervenute, senza adempiere in pieno alle linee guida, ispirate alle raccomandazioni e alle migliori pratiche internazionali (OCSE). Sul tema della partecipazione l’OCSE “definisce l’open government “una cultura della governance che promuove i principi di trasparenza, integrità, accountability e partecipazione dei portatori di interesse a sostegno della democrazia e della crescita inclusiva”
• La raccomandazione del Consiglio sul Governo Aperto esprime principi fondamentali per la gestione delle strategie e delle iniziative di open government al fine di migliorarne l’attuazione e l’impatto sulla vita dei cittadini, le pratiche democratiche e una crescita inclusiva, oltre che accrescere la fiducia dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione. Mettendo al centro la partecipazione dei portatori d’interesse, ribadisce i diritti fondamentali del cittadino:
• Di una corretta informazione, sia tramite il rilascio di informazioni su richiesta sia di misure “proattive” adottate dal Governo per la disseminazione delle informazioni.
• Di consultazione, tramite una relazione biunivoca nella quale i portatori di interesse forniscono un riscontro al Governo e viceversa.
• Di partecipazione dei portatori di interesse, offrendo l’opportunità e le risorse necessarie per collaborare durante tutte le fasi del ciclo della policy, la progettazione e l’erogazione dei servizi.
Riteniamo che sia stata rispettata la parte che obbligava Sogin a pubblicare le varie osservazioni pervenute ma non quella di leggerle, di tenere conto delle numerose criticità sollevate dai portatori di interesse, ispirandosi a quella relazione biunivoca, nella quale si fornisce un riscontro, tenendo conto dell’importanza dei contenuti per i cittadini. Il documento di sintesi del seminario Nazionale è un corposo elenco dettagliato e meticoloso delle osservazioni pervenute nei termini, con l’aggiunta del materiale video delle varie videoconferenze avute tra le Regioni coinvolte dalla CNAPI e i tecnici di Sogin. Niente di più.
Il documento non è altro che un copia incolla di tutti i contributi dei portatori di interesse, che esaudivano il compito del Seminario Nazionale, osservazioni tecniche approfondite che meritavano, a nostro avviso, di essere considerate e in alcuni casi di essere accolte, come accade per gli altri iter autorizzativi.
La Sogin nel pubblicare il documento di sintesi e nel comunicare la chiusura del processo di consultazione, avrebbe dovuto accogliere, eventualmente anche in parte, le osservazioni puntuali che contenevano le importanti considerazioni.
Senza l’accoglimento delle osservazioni e senza la pubblicazione di nuovi documenti, a che cosa dovrebbero servire i 30 giorni di tempo per la presentazione delle ulteriori osservazioni?
Il motivo di proporre questa ultima documentazione non trova alcun riscontro normativo di riferimento.
La partecipazione dei cittadini è stata ridotta a una relazione univoca, non biunivoca, priva di risposte tecnico-scientifiche alle richieste di chiarimento.

I siti individuati nella Tuscia interessano aree tutelate con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), nonché numerosi siti rientranti nella Rete Natura 2000 (S.I.C., Z.P.S., Z.S.C.) ai sensi delle direttive n. 92/42/CEE sulla salvaguardia di habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora e n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica e inoltre beni culturali specificamente tutelati (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), alcuni dei quali rientranti nel patrimonio dell’umanità sotto l’egida dall’UNESCO (necropoli etrusca di Tarquinia).
L’area individuata come VT-25 è posizionata a cavallo della SP dogana che taglia quasi perfettamente a metà la superficie totale dell’area di (ha) 361, ricadenti tra il Comune di Tuscania e di Tarquinia corrispondente al territorio della Roccaccia (Zona di ripopolamento e cattura), che in parte è di proprietà dell’Università Agraria di Tarquinia ente privato di usi civici. Si tratta, in particolare, di una zona a protezione ai sensi dell’art. 10 comma 8 della L. 157/92, parzialmente boscata nonché destinata alla riproduzione dell’allevamento della pregiata razza bovina “Maremmana”, nonché della fauna selvatica allo stato naturale e alla cattura della stessa.
Secondo la GT29 l’area è caratterizzata dalla presenza di aree naturali, definite da boschi cedui, e di aree agricole prevalentemente a seminativo, intervallati da prati stabili con pascolo a prevalenza ovino e bovino, ma riconosce solo in parte l’entità e l’importanza naturalistica e le ricadute socio economiche degli usi civici per la comunità di Tarquinia.
L’area indicata risulta peraltro idonea alla nidificazione dell’Albanella minore (Circus pygargus), nonché del Biancone (Circaetus gallicus). Sia l’Albanella minore che il Biancone sono specie nei confronti delle quali sono previste misure speciali di conservazione per quanto riguarda l’habitat (Direttiva Uccelli 2009/147/CE) e gli areali di nidificazione devono essere identificati quali Zone di Protezione Speciale (ZPS) in quanto necessari alla sua conservazione (art. 4 Direttiva Uccelli).
Sulla guida tecnica n. 29 si sostiene che “Nell’area assicurano che “non ricadono aree naturali protette, indicate negli elenchi ufficiali del MATTM (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) o istituite con atti regionali (aggiornamento al 2019), e Siti
Natura 2000, presenti nella banca dati del MATTM (trasmessa alla Commissione Europea nel 2019)”, ma sottovalutano l’importanza del sistema naturale che gli usi civici hanno lasciato intatto nei secoli, che seppur non individuato come ZPS, rimane un’area da proteggere. Peraltro, il fatto che questo sito identificato non sia – ad oggi – rilevato come area di tutela naturalistica, non toglie che la realizzazione del Deposito possa influenzare negativamente le aree che si trovano nelle sue vicinanze (ZPS IT6010058 “Monte Romano” distante circa 6,7 km; ZSC IT6010021 “Monte Romano” distante circa 7,0 km; ZSC IT6010020 “Fiume Marta” a circa 7,6 km; ZSC IT6010040 “Monterozzi”, a circa 9 km di distanza).
La relazione dell’Ispra Individua la presenza di boschi su aree a uso civico nei quali sono stati attuati dei tagli forestali, assicurando solamente che tali boschi, vincolati ai sensi del Decreto Legislativo 42/2004, saranno oggetto di tutela nel corso delle eventuali successive fasi di localizzazione del deposito”.
Riconosce che l’area ha un’importanza naturalistica, perché il sistema boschi aree seminative assicurano che “in tali contesti la fauna può trovare condizioni idonee alla sua diffusione in quanto l’articolazione territoriale permette una potenziale diversità ecologica in tutta l’area”.
Nonostante l’importanza naturalistica dell’area, valorizzata anche dagli usi civici delle terre dell’Università Agraria che ne hanno garantito la naturalità, tutte le presenze di habitat vengono sottostimate con la dichiarazione: “Sulla base dei sopralluoghi effettuati non sono stati rilevati habitat di Direttiva 92/43/CEE”.

Come è stato sottolineato nelle osservazioni già presentate, si ritiene insufficiente la valutazione preliminare che rimanda alle fasi successive, quell’approfondimento che doveva essere fatto subito, prima che fosse individuato come sito idoneo, per constatare la presenza di habitat protetti nell’area.
Stessa analisi incompleta è stata fatta nei capitoli 3.2 e 3.3 della Relazione Tecnica in cui la Società riporta gli elenchi delle specie animali di Direttiva 92/43/CEE e delle specie di Uccelli di Direttiva 2009/147/CEE o di interesse conservazionistico potenzialmente presenti nell’area in base alla bibliografia consultata e ai sopralluoghi effettuati.

La relazione è stata una mera elencazione di tali argomenti, in quanto si limita ad utilizzare le sole fonti bibliografiche per raccogliere informazioni sulle specie ed habitat dell’area e omette di menzionare i risultati di indagini accurate che vanno svolte in determinati mesi dell’anno, ripetuti nel tempo e confrontati con studi recenti.
Nell’area vi sono alcune specie menzionate nelle Liste Rosse, lo strumento introdotto dall’attività dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), la più antica e universalmente riconosciuta organizzazione internazionale che si occupa di conservazione della biodiversità, nella sua accezione più ampia.

L’IMPORTANZA DEGLI USI CIVICI

Si definiscono usi civici i beni di proprietà collettiva e i diritti d’uso civico, quei beni di proprietà collettiva i beni dell’originario demanio civico, nonché quelli acquisiti al demanio civico a seguito di liquidazione di usi civici, comunque denominati, appartenenti a comunità, anche private, di varia natura ed organizzazione e destinati al godimento dei componenti della stessa comunità proprietaria.
I diritti d’uso civico sono esercitati sui terreni, comunque denominati, appartenenti a soggetti privati o pubblici sui quali i componenti della comunità, pur non essendone proprietari, abbiano il diritto di trarne particolari utilità e a condizione che tale diritto non sia stato liquidato nelle forme previste dalla legge.
Costituiscono una categoria di appartenenza concepita dall’ordinamento come una categoria a carattere permanente e destinata anzi ad essere sviluppata e valorizzata nell’esperienza concreta. Una categoria di appartenenza sottoposta a regime pubblicistico, una forma di proprietà pubblica […] che […] è imputata ad una entità soggettiva non individuale ma collettiva”.
L’inserimento del sito VT25 nell’elenco dei siti potenzialmente idonei, non ha tenuto conto dell’importanza degli usi civici, dell’agricoltura biologica e dell’impatto economico sugli abitanti, sulle stesse aziende agricole che affittano quelle terre, dette “quote”, che partecipano al reddito dei singoli agricoltori di Tarquinia, delle loro imprese agricole che ne hanno diritto e che per centinaia di anni hanno rappresentato un’entrata economica importante.
Come è altrettanto fondamentale l’importanza dell’azienda agricola dell’Università agraria che insieme all’allevamento biologico del bestiame, sostengono il bilancio economico dell’ente che rischia di non poter disporre delle terre coinvolte nel progetto del deposito nazionale.
La Sogin, non solo non menziona l’importanza socio economica dell’Università agraria, ma ne sminuisce il valore storico e culturale non riconoscendone la titolarità della proprietà che di fatto gestisce gli usi civici, disponibili ai cittadini di Tarquinia, tramandati nei secoli.

OSSERVAZIONI SULLA VERIFICA DEI CRITERI DI ESCLUSIONE e APPROFONDIMENTO

In azzurro le aree escluse dai criteri di idoneità molto vicine ai siti individuati come idonei

I fenomeni di carsismo sono vicini all’area del sito VT25

La carta interattiva pubblicata su www.depositonazionale.it permette la visualizzazione degli strati informativi che hanno portato alla realizzazione della proposta di CNAPI – Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee, eseguita tramite una procedura di esclusione sistematica delle parti del territorio nazionale dove sono presenti le condizioni indicate dai 15 “criteri di esclusione” e dagli ulteriori 13 “criteri di approfondimento” stabiliti dall’ISPRA nella GT29.
La pubblicazione della CNAPI, secondo Sogin Spa, “costituisce il primo passo verso la selezione del sito dove realizzare il DNPT perché, solo successivamente al Seminario Nazionale e attraverso il processo partecipato basato sull’autocandidatura da parte degli enti locali, potranno essere svolte, sulle aree con intesa, le indagini e le analisi tecniche necessarie per validare l’idoneità di un sito”.
Si osserva che la carta interattiva, da sola, dimostra come il sito VT25 sia interessato da criticità idrauliche, ed ecologiche molto evidenti, vicinanza con le case sparse e con l’azienda agricola dell’Università Agraria di Tarquinia.

LA GUIDA TECNICA N.32

Dopo la pubblicazione della proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), e la presentazione delle osservazioni da parte del pubblico, l’ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) ha predisposto la proposta di Guida Tecnica n. 32 “Criteri di sicurezza e radioprotezione per impianti ingegneristici di smaltimento in superficie di rifiuti radioattivi, con la quale intende stabilire i criteri di sicurezza nucleare per la qualificazione del sito, la progettazione, la costruzione, l’esercizio, la chiusura e post – chiusura degli impianti di smaltimento di rifiuti radioattivi in strutture di superficie, ai sensi dell’articolo 236 del Decreto Legislativo 31 luglio 2020, n.101. Proposta in cui l’ISIN diffonde norme di buona tecnica che definiscono le procedure di attuazione, sul piano tecnico-operativo, delle disposizioni di legge in materia di sicurezza nucleare e di radioprotezione, stabilendo altresì i criteri e le metodologie con cui intende svolgere la propria azione di controllo.
Al fine di consentire una maggiore partecipazione allo sviluppo della proposta di Guida Tecnica n. 32 e in considerazione del processo di consultazione pubblica in atto ai fini della localizzazione del Deposito Nazionale di cui al D. Lgs. 31/2010 e successive modifiche, il termine per la presentazione di eventuali commenti, osservazioni e motivate proposte di modifica sono state prorogate fino al 31 gennaio 2022.
L’iter di approvazione della Guida Tecnica n.32 non si è ancora concluso, ma visto che a breve lo sarà e che se ne dovrà tenere conto, vale la pena evidenziare alcuni aspetti, che sembrano affrontati diversamente dalla GT29.
Nell’allegato I – Criteri per la definizione del programma delle indagini per la qualificazione del sito, riportiamo due aspetti approfonditi sull’uso del suolo e sulla tutela dell’ambiente. i) Uso del suolo:
“I.3.20 L’uso del suolo e la proprietà del terreno devono essere considerati insieme allo sviluppo prevedibile ed alla pianificazione regionale nell’area di interesse. Devono essere valutati gli usi futuri del suolo in prossimità del sito proposto per tener conto di ogni potenziale impatto sul funzionamento e sulle prestazioni dell’impianto di smaltimento. Deve anche essere valutato il potenziale impatto dell’impianto di smaltimento sul futuro uso del suolo nelle vicinanze del sito proposto.
I.3.21 I dati raccolti dovranno includere quanto segue: I-6
• risorse e usi del territorio esistenti e competenza/proprietà su di essi;
• sviluppo prevedibile dei terreni nella zona di interesse;
• la presenza di habitat e specie animali e vegetali di rilievo conservazionistico, nonché di geositi;
• la presenza di produzioni agricole di particolare qualità e tipicità e luoghi di interesse archeologico e storico.” k) Tutela dell’ambiente:
”I.3.23 Nel sito dell’impianto di smaltimento l’ambiente deve essere adeguatamente tutelato per il periodo di esercizio, di chiusura e di controllo istituzionale dell’impianto ed i potenziali effetti negativi dovranno essere mitigati ad un livello accettabile, tenendo in considerazione i fattori tecnici, economici, sociali e ambientale. Gli impianti di smaltimento devono soddisfare i requisiti per la protezione dell’ambiente. I possibili effetti negativi che un impianto di smaltimento può avere sull’ambiente includono:
• il disturbo dell’ambiente dovuto alla costruzione e al funzionamento dell’impianto di smaltimento;
• l’impatto sulle aree di significativo valore pubblico; – l’impatto sull’approvvigionamento idrico pubblico; – l’impatto sulla biosfera.
I.3.24 Per stimare i potenziali impatti sull’ambiente, le informazioni raccolte devono includere:
• le aree naturali tutelate (parchi nazionali, regionali e interregionali, riserve naturali statali e regionali, oasi naturali, geoparchi, Siti della Rete Natura 2000 e zone umide identificate in attuazione della Convenzione di Ramsar);
• i Siti Unesco e le aree con monumenti storici e reperti archeologici;
• le risorse esistenti di acque superficiali e sotterranee e loro qualità;
• la vegetazione e la fauna selvatica esistenti, terrestri e acquatiche, in particolare le specie in pericolo di estinzione e le specie/habitat di Direttiva 92/43/CEE e 2009/147/CEE.” Si osserva che nel punto i) dove si approfondisce che e i dati raccolti dovranno tenere conto delle risorse e usi del territorio esistenti e competenza/proprietà su di essi, confermando l giusta attenzione che si doveva dare all’importanza economica e sociale dell’uso civico delle terre di proprietà dell’Università Agraria.
Stessa cosa nel punto K, dove si invita a tutelare maggiormente l’ambiente, viene riconosciuta l’importanza dell’impatto sulle aree di significativo valore pubblico, a dimostrazione che nell’individuazione dell’area interessata dal sito VT25 questa importanza non è stata sufficientemente garantita.

CONCLUSIONI

Le criticità osservate e inviate dalle scriventi associazioni sulla Relazione Tecnica dell’area VT-25 elaborata dalla Società “Sogin S.p.A.”, non sono state adeguatamente valutate, non hanno contribuito a chiarire le criticità in occasione del seminario Nazionale conclusosi il 15 Dicembre 2021.
Le osservazioni sono state pubblicate sul sito web www.seminarionazionale.it senza la dovuta attenzione, contribuendo soltanto a comporre il collage di tutti i contributi ricevuti dai vari territori corrispondenti alle aree di interesse delle 67 aree potenzialmente individuate in Italia, 22 siti nella Regione Lazio, tutte nella provincia di Viterbo.
Inoltre nella Relazione Tecnica a cui le osservazioni di questo documento si riferiscono, a seguito delle conclusioni formulate si ribadisce la non idoneità di tali aree, poiché interessate dagli usi civici e dalla presenza di aree verdi naturali preservate da centinaia di anni proprio grazie al vincolo dell’uso civico, che ha consentito l’allevamento e l’agricoltura biologica che le scriventi associazioni e comitati intendono difendere da tali impianti.
Considerando anche l’impatto ambientale e sanitario, insostenibile anche dal punto di vista del traffico dei mezzi pesanti che saranno impiegati per la costruzione del DNPT, lo stoccaggio e la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi.
Il provvedimento conclusivo del suddetto procedimento (decreto legislativo n. 31/2010 e s.m.i.) deve tenere adeguatamente conto di quanto emerso da osservazioni e consultazioni e si insiste pertanto affinché le stesse vengano motivatamente (art. 3 della legge n. 241/1990 e s.m.i.) considerate nell’ambito del presente procedimento per la localizzazione, costruzione ed esercizio del deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi e parco tecnologico”.

Per ITALIA NOSTRA ONLUS SEZIONE ETRURIA

Marzia Marzoli – presidente

Per FORUM AMBIENTALISTA

Simona Ricotti – presidente

Per il COMITATO PER IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ DI TARQUINIA

Virginia Borgi – Nicola Buonaiuto – portavoce

Per il COMITATO 100% FARNESIANA

Marco Tosoni – portavoce

Per il COMITATO PER LA DIFESA DELLA VALLE DEL MIGNONE Bianca Stefancu – portavoce

Per ASSOTUSCANIA

Donata Pacces – Presidente

Per BIODISTRETTO LAGO DI BOLSENA APS

Gabriele Antoniella – Presidente

Pubblicato sabato, 15 Gennaio 2022 @ 12:45:51     © RIPRODUZIONE RISERVATA