La rabbia di Luigi, padre della ragazza
(Il Corriere della Sera) Dopo dodici anni di carcere torna libero Marco Di Muro, il fidanzato che il 1 novembre del 2012 uccise Federica Mangiapelo, 16 anni, affogandola nel lago di Bracciano. Di Muro, 31 anni, arrestato per l’omicidio nel 2014, ha visto le porte del carcere riaprirsi un mese fa con due anni di anticipo, essendo stato condannato con sentenza definitiva a 14 anni di carcere. La liberazione anticipata gli è stata concessa grazie alla buona condotta durante la detenzione.
Già nell’ultimo anno aveva ottenuto l’affidamento in prova, grazie alla relazioni dell’amministrazione carceraria che avevano riconosciuto il percorso di ravvedimento dell’ormai 31enne. Durante gli anni del carcere, Di Muro si è diplomato e ha imparato un lavoro. Tuttavia, in questo momento sta incontrando delle difficoltà a trovare un impiego. Il suo passato è ombra impossibile da allontanare. «Quanto vale poco la vita di mia figlia»: l’amaro commento di Luigi, papà di Federica, dopo aver appreso la notizia della scarcerazione del 31enne.
L’omicidio
La storia della tragedia di Federica Mangiapelo ha corso il pericolo di restare nell’oblio. Di Muro incontra la sua fidanzata la notte del 31 ottobre del 2012. I due vanno al lago di Bracciano, scoppia una lite, Di Muro aggredisce Federica e l’annega. Poi scappa, lasciando il cadavere della sua ragazza sulla riva. Di Muro viene indagato subito per l’omicidio, ma il primo esito dell’autopsia stabilisce che Federica sia morta per una miocardite. Il pm chiede l’archiviazione, poi però il legale della famiglia Mangiapelo dimostra che la ragazza è stata annegata. Che sia stato Di Muro è una conclusione inevitabile, perché le telecamere di sorveglianza vicino al lago lo mostrano mentre si allontana.
L’arresto e la condanna
Viene arrestato nel novembre del 2014. Poi condannato in primo grado a sedici anni che diventano 14 in appello. La sentenza diviene definitiva nel 2017. «Di Muro in questi anni ha fatto tutto quello che era necessario per espiare le sue colpe. Non è stata un regalo la liberazione anticipata – dice l’avvocato Cesare Gai, legale del ragazzo fin dall’inizio dell’indagine -. Di questi anni tuttavia mi preme ricordare il comportamento della famiglia Mangiapelo. Mai una parola fuori luogo, sempre ineccepibili. Nonostante siano state le vittime di questa tragedia».
