“Questa campagna elettorale è decisamente anomala, molto di negativo è emerso dai social, disorientando svariati elettori tanto da indurre a pensare che, deliberatamente, si crei insicurezza ed indecisione per scoraggiare il voto all’insegna del qualunquismo, per lasciare più spazio e potere alle solite cordate molto interessate al business e poco al bene comune.
Così siamo in presenza di un sindaco uscente, a capo di una cordata padronale, che poco o nulla vuole spiegare dei cinque anni trascorsi a gestire la comunità, tanto da non accettare il confronto aperto con gli altri candidati sindaci.
Pur se deprecabile, è lecito che il sindaco fugga dal confronto, per non offrire spazio di dialogo a chi si è candidato per contrastare la sua cordata ed avvantaggiarsi dalla disaffezione al voto.
E’ una tattica tipica dei politici di mestiere, ovvero togliere visibilità agli avversari e massimizzare la propria visibilità con tagli nastri e passerelle da ballerina con giornalisti compiacenti, se non proprio candidati.
Apparire ad ogni costo e non dire, massimizzare i privilegi di essere sindaco per apparire e minimizzare la possibilità di dover rendere conto del proprio operato.
Ecco quindi come si spiega il dare una ‘agibilità provvisoria’ ad una struttura per fare passerella e taglio nastro senza ammettere di aver bucato i tempi, ed invece ottenere dalla polizia locale un benevolo rifiuto alla richiesta di una candidata per un dibattito pubblico fra tutti i candidati.
E’ anche deprecabile, pur se lecito, che un manipolo di account social, spesso farlocchi, attacchi sempre gli altri candidati, specialmente uno, senza spiegare o dimostrare nulla di cosa dicano ma solo facendo affermazioni chiaramente con il metodo ‘dite cento volte una bugia affinché diventi una verità.
Anzi, vale la pena far notare che i più violenti attacchi vengano da alcuni, non tutti, noti supporter anonimi del sindaco salvo poi doverci sorbire dai suoi cortigiani i sermoni sulla violenza verbale e sessismo altrui, trascurando quello che i suoi hanno scritto.
Però, quello che, oltre che deprecabile, è anche al limite del buon gusto è che i vigili urbani neghino le autorizzazioni per un confronto in piazza chiesto da tutti gli altri candidati che si oppongono a Grando affermando che esista il rischio di disordini in piazza.
Sarebbe assai interessante sapere se la Questura, responsabile per l’ordine pubblico, condivida questa posizione.
Quantomeno è inusuale che la polizia del sindaco neghi quello che la costituzione garantisce nel periodo di comizi elettorali che possono tenersi anche sotto forma di dibattito fra più candidati.
La controproposta sembra sia di farlo al chiuso, anche se i problemi possono ancora ripresentarsi. La cosa sembra proprio la classica foglia di fico voluta dal sindaco solo per evitare di confrontarsi con chi potrebbe criticarlo mettendo a nudo le carenze su quanto afferma di aver fatto.
Il sindaco, forse, preferisce donarsi solo davanti ad assemblee benevolenti, con domande melliflue e preconfezionate per lui e acidine per gli altri.
Inoltre, accettando per buona la dichiarazione della polizia locale ci viene da constatare l’ennesimo fallimento dell’amministrazione Grando.
Si, perché si dimostra che neanche un commissariato inaugurato da poco, fra i tanti tagli nastro preelettorali, possa garantire l’ordine pubblico minimale garantito dalla Costituzione.
In realtà è una miserrima scusa, perché Ladispoli non è in preda ai disordini e basterebbero tre equipaggi della celere per 4 ore a scoraggiare qualsiasi esagitato nostrano, magari in preda a qualche birra di troppo.
Quindi, l’unica interpretazione logica è che si stiano usando pretesti per fuggire l’unica cosa che potrebbe chiarire le idee agli elettori, ovvero il confronto aperto e serio, con un moderatore indipendente che ponga quesiti seri provenienti dai cittadini.
Negare il confronto è un modo vecchio per evitare di far conoscere veramente gli altri contendenti, e sfruttare la propria posizione di governo, ma anche una ammissione di debolezza nel poter dimostrare di aver veramente fatto qualcosa di utile.
Perfino Guareschi riuscì a far fare di meglio a Peppone e Don Camillo, in più almeno ha saputo farci ridere. Nulla a che vedere con questi nanismi politici contro i quali l’unica barriera sono i cittadini con il proprio voto”.
Cardinal Mazzarino
