Civitavecchia, "Piallature" di fine aprile • Terzo Binario News

Civitavecchia, “Piallature” di fine aprile

Apr 24, 2020 | Civitavecchia, Cultura

“Giorni di pandemia, giorni da chiusa in casa, giorni di approfondimenti e riflessioni, ognuno cerca e trova il tempo nel modo che più gli appartiene: chi legge, chi studia, chi cucina, chi fa di conto, chi sistema, chi si da da fare, chi sta in “houseworking”, chi cura se stesso, chi si prende cura degli altri, chi si scava dentro, chi fa un po’ tutto questo; ah poi c’è chi esagera in tutto e si autoincensa ma non credo che sia interessante conoscere soggetti simili.

Per quanto mi riguarda, come ho già scritto, ho trovato un gran piacere nel rimettere mano nelle mie cose, la mia libreria ad esempio mi ha fatto riscoprire, sepolti da anni di oblio e da volumi recenti, vecchi libri che mi hanno aiutato nel mio percorso personale che da un po’ di mesi ho ripreso ad approfondire. Uno di questi libri “Il senso di una fine” di Julian Barnes, è capitato proprio “a cecio” come si dice, un libro che lessi anni fa e che avevo sommariamente riposto nella memoria. Rileggerlo mi ha dato un nuovo modo di rivedere le MIE questioni. La trama è semplice: un gruppo di giovani benestanti negli anni ’60 londinesi, filosofeggiano bighellonando tra liceo, prime esperienze sessuali, crescita personale, e riflessioni “tautologiche”, fino a che un loro compagno si suicida e provoca in loro una riflessione fiosofica sul perchè si arrivi a compiere un gesto così estremo.

Crescendo, come tutte le amicizie del liceo, i quattro si perdono un po’ di vista, Veronica, l’ex ragazza di Antony il protagonista del libro, si fidanza con uno dei quattro (il più figo di tutti si potrebbe dire) e tutto finisce li. Anni dopo, ormai anziano calvo e con un matrimonio fallito alle spalle, il nostro Antony, riceve una lettera dove scopre di aver ricevuto un’eredità di 500 sterline e il diario di Adrian (il figo di cui sopra) dalla madre di Veronica. Non comprende il motivo e qui inizia il libro vero e proprio. Domande, dubbi, ricordi, memoria, dopo tanto tempo quegli anni della gioventù risultano opachi, torbidi, foschi, tanti perchè senza risposta, tanti vuoti di memoria spingono Antony ad una ricerca per “cercare di capire” il perchè del tutto.

Non spoilero nulla, lo scrittore ha saputo coniugare bene tutto, una scrittura scorrevole, semplice, attraente, misteriosa, per certi versi anche ruffiana, c’è il mistero, il giallo, la filosofia, Barnes accompagna il lettore ma poi lo lascia camminare da solo alla ricerca, pagina dopo pagina, della verità! Ma cosa ci racconta il libro? Il protagonista non “ha mai capito nulla” e forse non lo capirà mai, perche? Perchè anche la memoria non sempre è assoluta, ci ricordiamo cose che sono avvenute ma non sempre nel modo giusto, spesso ci adattiamo la memoria alle nostra aspettative o speranze, esistono molte verità e molte memorie, Antony fatica a ricordare perchè ciò che ricorda è altro e solo attraverso i “documenti” riuscirà un po’ a far chiarezza. La Memoria appunto senza documenti è di parte e l’autore in fondo ci vuol dire che la parzialità di una persona può tradurre i gesti altrui in modo ingannevole, distorcendo totalmente la realtà.

Non so se consigliarlo, non so se siete arrivati fino in fondo non so nemmeno se me lo ricordo bene quello che volevo dirvi, certa è una cosa: il libro si legge piacevolmente e i colpi di scena lo fanno volare. E poi si parla di MEMORIA…che a me piace tanto, a differenza dei pesci rossi!

Ricordo, in ordine sparso:
– un lucido interno polso
– vapore che sale da un lavello umido dove qualcuno ha gettato ridendo una padella rovente;
– fiotti di sperma che girano dentro uno scarico prima di farsi inghiottire per l’intera altezza di un edificio;
– un fiume che sfida ogni legge di natura, risalendo la corrente, rovistato onda per onda dalla luce di una decina di torce elettriche;
– un altro fiume, ampio e grigio, la cui direzione di flusso è resa ingannevole da un vento teso che ne arruffa la superficie;
– una vasca da bagno piena d’acqua ormai fredda da un pezzo, dietro una porta chiusa.
L’ultima immagine non l’ho propriamente vista, ma quel che si finisce per ricordare non sempre corrisponde a ciò di cui siamo stati testimoni.
 (J.Barnes incipit)