C’è chi Italia Pikkante la difende. Gli ambulanti stessi certo, ma anche chi – grazie a quegli ambulanti – in questa tre giorni di corso Centocelle ha lavorato.
Uno degli espositori critica l’atteggiamento dei colleghi civitavecchiesi e, pur ammettendo un corto circuito dal punto di vista della comunicazione, non risparmia una stoccata all’assessore al commercio Enzo D’Antò.
“Ogni regione – ha spiegato Angelo Tozzo, presente con il banco di prodotti lombardi – ha portato la propria impronta sul cibo. Questo significa che si sono proposti prodotti piccanti ma anche tante altre caratteristiche culinarie italiane”. L’ambulante spiega perché non sarebbe stato possibile muoversi diversamente: “Ognuno ha portato il proprio piccante ma se ci fossimo limitati quello, non sarebbe convenuto muoverci. Non sarebbe bastato per sostenere le spese sostenute, spese che peraltro sono state effettuate nei negozi e nelle attività di Civitavecchia. Ci siamo riforniti, abbiamo mangiato, bevuto e dormito in città. Di questi costi hanno beneficiato i civitavecchiesi e non si è trattato di pochi soldi, anzi. Io credo che se da civitavecchiese avessi investito, avrei avuto il diritto di lamentarmi. Siccome non mi risulta sia così, meglio evitare interventi”. Tozzo poi entra nello specifico della polemica, ossia del manifesto dell’evento chiamato appunto Italia Pikkante che però è sembrata molto diversa dalla proposta:
