Prestipino, lei chiedeva le dimissioni di Marino già dal maggio scorso, ma cos’è successo veramente negli ultimi giorni decisivi?
Marino non si è dimesso volontariamente, ma dopo un pressing che reputo tardivo. E’ vero, lo ribadisco da maggio, però adesso è un po’ tardi per ripartire. Il problema non avrà riguardato le cene, infatti, per me è inadeguato a fare il Sindaco a prescindere da questo ed è chiaro che sia stato un disastro. Le cene sono state un peccato veniale rispetto all’inadeguatezza nel governare la Capitale. Un peccato che interesserà più la magistratura. Azioni che comunque connotano la misura dell’uomo, che agisce un po’ per incoscienza, un po’ per scorrettezza. Ma si sa, nei grandi disastri si scivola con la buccia di banana, così come è già successo per molti. Un ennesimo scivolone, che sommato al resto, è esploso in poco tempo e che ha fatto diventare duro anche uno come Orfini.
Cosa ha fatto cambiare idea ad Orfini?
Ci sono arrivati un po’ tardi, ma ci sono arrivati. Orfini è lontano dal mio mondo politico e culturale, io son archeologa, mentre lui è di scuola dalemiana. In ogni caso, ritengo che sia la persona più adatta ad agire in questa situazione e per quel che mi riguarda ho solo criticato il suo agire politico. Infatti, ritengo che nel momento più delicato e basso della politica romana, Orfini sia stato l’uomo giusto, capace di poter interloquire con più parti. Un ruolo che solo lui avrebbe potuto ricoprire. Quello che non ho condiviso, invece, è stata la linea politica. Bisogna pensare al futuro, perché il vero problema è quello che si farà domani ed oggi è già tardi.
Dopo le dimissioni di Marino, quale futuro immagina per Roma?
Sono felice che si sia archiviata la dolente pagina riguardante Marino. Oggi ho fatto un tweet, in cui ho scritto, ironicamente, che fosse strano che il chirurgo Marino, nonostante l’eutanasia, continua a praticare l’accanimento terapeutico. Questo è un balletto indegno. Non può continuare con quest’atteggiamento. Spero solo che questa pagina si chiuda al più presto e sono ottimista per le prossime elezioni. E’ vero, è una sfida difficile in cui ognuno potrà mettere in campo le risorse chiave per la città ed è importante non perdere di vista l’obiettivo di rilanciare la città per non consegnarla all’antipolitica. Bisogna mettere in campo una piattaforma di idee e proposte concrete per Roma e urge uno slancio che la faccia uscire dalla depressione acuta in cui è capitolata. Dobbiamo mettere in campo le prime cento idee vincenti e come diceva Rutelli, bisogna avere almeno cento persone che siano pronte a governare Roma e per farlo vedrei bene lo spirito della prima Leopolda del 2011, che portò Renzi ad essere un vincente, prima nel partito e in seguito a Palazzo Chigi.
Come si sta organizzando il fronte ‘renziano’ in vista delle prossime elezioni?
Io non lo chiamerei fronte renziano, piuttosto il fronte che vuole bene ed ha cuore il futuro della città. Serve un’iniezione di ottimismo e vitalità. Con questo spirito non bisogna per forza essere renziani, servono persone capaci con esperienza e che abbiano voglia di rischiare mettendoci la faccia. E’ questa la strada per ammortizzare l’antipolitica del Movimento 5 stelle, così come ha fatto Renzi alle europee. Con la buona politica gli elettori non scelgono l’antipolitica, che è attraente in quanto forma di protesta, ma che dietro di sé non lascia nulla. E si vede tutti i giorni nella poca consistenza in Parlamento dei grillini. Dietro la buona politica, invece, c’è sempre molta sostanza ed è quel tipo di sfida che oggi va messa in campo.
La destra mi spaventa meno, perché è divisa, mentre un altro fenomeno che dobbiamo sovrastare è quello di Salvini, espressione massima di populismo che prova a prendere il consenso da quella forma di scontento che attanaglia gli italiani e i romani.
Per quando è previsto il prossimo congresso del Pd?
C’è una disposizione del Pd nazionale arrivata giorni prima delle dimissioni di Marino, ma è vero che per il momento rimane Orfini e per un altro anno almeno ci sarà il commissariamento. Leggo sui giornali che frange renziane vorrebbero il congresso, ma non è un problema mio. In questo momento bisogna pensare e collaborare per rilanciare Roma e questo non dovrà avvenire per forza con un congresso. Anzi, spesso i congressi non fanno altro che dividere, noi adesso abbiamo bisogno di unità tra le varie correnti, che comunque sono state ridimensionate dopo l’ondata di Mafia Capitale. E per farlo dobbiamo costruire una piattaforma di idee che vada al di là del mondo dei tesserati. Vedremo se ci sarà un cambiamento di linea nazionale sui tempi e modalità del congresso, ma al momento è più urgente recuperare il rapporto di fiducia con le romane e i romani, a cui interessa poco il congresso del Pd. Ai cittadini interessa come ci presenteremo, con quale programma e con quale piattaforma.
