Blog Archivi • Terzo Binario News https://www.terzobinario.it/category/rubriche/blog/ Il quotidiano di notizie del litorale nord di Roma Tue, 13 Jan 2026 18:31:05 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.terzobinario.it/wp-content/uploads/2017/09/cropped-logo-tb-quadrato-32x32.jpg Blog Archivi • Terzo Binario News https://www.terzobinario.it/category/rubriche/blog/ 32 32 Benessere digitale: nuove misure di sicurezza per il divertimento online https://www.terzobinario.it/benessere-digitale-nuove-misure-di-sicurezza-per-il-divertimento-online/ Wed, 24 Dec 2025 15:01:57 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=400416 Negli anni sia i giocatori che le aziende che erogano servizi di intrattenimento online hanno potuto constatare direttamente i pericoli che si insediano in rete sul fronte della sicurezza. Per un divertimento più sicuro sono state ormai definite da tempo due direzioni da percorrere. La prima è quella che tenta di rendere gli utenti più […]

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Negli anni sia i giocatori che le aziende che erogano servizi di intrattenimento online hanno potuto constatare direttamente i pericoli che si insediano in rete sul fronte della sicurezza. Per un divertimento più sicuro sono state ormai definite da tempo due direzioni da percorrere.

La prima è quella che tenta di rendere gli utenti più consapevoli, fornendo loro maggiori informazioni su un utilizzo corretto della rete. Lo si fa con campagne pubblicitarie mirate, ma anche con il lavoro svolto da enti come Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, preposti al controllo dei siti di gioco e alla tutela dei cittadini.

L’ADM non si occupa, infatti, solo di certificare il rilascio delle licenze, ma effettua anche verifiche di natura tecnica. Queste riguardano i sistemi di pagamento, il generatore di numeri casuali e il corretto salvataggio dei dati. Oggi tutte le giocate sono tracciabili per assicurare il corretto pagamento delle vincite e l’integrità dei sistemi in caso di blocchi.

La seconda direzione è quella intrapresa dagli operatori del settore, che investono su tecnologie intelligenti per offrire maggiori tutele. Si va dall’autenticazione a due fattori all’adozione di protocolli di sicurezza, fino ai software basati sull’IA, in grado di prevenire eventuali attacchi cibernetici. Rispetto al passato gli utenti, che sottoscrivono abbonamenti sulle piattaforme ludiche, oggi possono regolare più dettagliatamente le impostazioni della privacy, preservando i dati sensibili.

Hanno inoltre a disposizione numerosi strumenti per muoversi con maggiore destrezza nel grande universo dell’intrattenimento in rete. I portali davvero affidabili, oltre a presentare una sezione interamente dedicata al gioco responsabile, rinsaldano la fiducia dell’utente in svariati modi. I giocatori possono leggere il regolamento dettagliato dei titoli ludici, conoscere il payout e persino giocare alle slot machine gratis, testando opzioni e strategie di gioco anticipatamente.

Dunque, da un lato le linee guida del Governo e dall’altro il buon senso degli erogatori portano il mondo dei giochi online ad un livello di sicurezza superiore. L’obiettivo è ancora una volta favorire un comparto che nel solo 2024 ha generato nel nostro Paese un volume di raccolta complessivo di circa 92 miliardi di euro.

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Intrattenimento: giocatori mai così digitali https://www.terzobinario.it/intrattenimento-giocatori-mai-cosi-digitali/ Thu, 03 Jul 2025 18:02:20 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=393425 Tra cloud gaming e giochi in rete il divertimento è sempre più virtuale Che il mondo dei videogiochi e giochi sia drasticamente mutato negli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti. Le fondamenta di questo cambiamento vanno di certo ricercate nel progresso tecnologico, che ha portato nelle case degli italiani dispositivi sempre più sofisticati. […]

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Tra cloud gaming e giochi in rete il divertimento è sempre più virtuale

Che il mondo dei videogiochi e giochi sia drasticamente mutato negli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti. Le fondamenta di questo cambiamento vanno di certo ricercate nel progresso tecnologico, che ha portato nelle case degli italiani dispositivi sempre più sofisticati. Se da un lato c’è la capacità di questi ultimi di regalare ai giocatori esperienze più autentiche e articolate, dall’altro c’è anche un diverso approccio degli utenti ad interagire con il gioco stesso.

Pensiamo che già la fase di acquisto del titolo nel negozio fisico è ormai quasi del tutto obsoleta, considerando la tendenza ad ordinarlo online e a riceverlo direttamente a casa. L’ultima frontiera riguarda però la consistenza e la fruizione stessa del gioco che non è mai stata così digitale.

Pian piano il gioco su supporto fisico sta, infatti, cedendo il passo a quello digitale. È doveroso sottolineare che in Europa questo trend è ancora lontano dall’avere la meglio sull’acquisto della scheda fisica. La storia è differente in altri continenti.

Ad avvalorare tale procedura c’è anche talvolta l’incentivo del risparmio che deriva dall’acquisto del gioco in digitale direttamente dallo store virtuale. La diffusione dello streaming e del cloud gaming hanno del resto abituato molti utenti a fare a meno degli hardware.

Un altro fenomeno strettamente connesso all’evoluzione digitale riguarda i sistemi di compravendita all’interno dei videogiochi, veri e propri mercati virtuali dove oggetti e personaggi vengono scambiati anche tramite criptovalute. Ciò che fino a poco tempo fa poteva sembrare un’ipotesi fantascientifica è oggi una realtà consolidata, con dinamiche economiche complesse e un valore reale attribuito a beni digitali.

Parallelamente, il successo dei giochi online ha contribuito a spostare l’esperienza ludica sempre più verso la rete, rendendo i giocatori più propensi a cercare direttamente online nuove forme di intrattenimento. In questo contesto si inserisce anche la crescente popolarità delle slot machine digitali, che rappresentano una delle declinazioni più accessibili e diffuse del gioco online.

Oggi, grazie a portali specializzati che offrono recensioni dettagliate e classifiche aggiornate, è possibile orientarsi con maggiore consapevolezza nella scelta del titolo più adatto alle proprie preferenze. Questi strumenti permettono di confrontare funzionalità, temi grafici, percentuali di vincita e bonus disponibili, trasformando l’esperienza di gioco in un’attività sempre più informata e personalizzata.

Non solo, dunque, il mondo dei giochi, ma anche quelli dei giocatori è sempre più digitale. E ai tanti affezionati alle schede di gioco fisiche, costoro rispondono che il divertimento non necessita di un supporto tangibile. Il tempo ci dirà se le cose stanno davvero così.

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Il pallone nel Lazio ricomincia a rotolare ma gli arbitri – se servirà – dovranno alzare il tiro https://www.terzobinario.it/il-pallone-nel-lazio-ricomincia-a-rotolare-ma-gli-arbitri-se-servira-dovranno-alzare-il-tiro/ Tue, 10 Dec 2024 14:43:04 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=382678 Oggi finisce di fatto lo sciopero degli arbitri regionali di calcio e futsal. Infatti scendono in campo le squadre di calcio a 5, che iniziano a recuperare le gare saltate lo scorso fine settimana dopo che i fischietti hanno detto stop a causa dell’aggressione subita da Edoardo Cavalieri a Corchiano in Terza Categoria, a cui […]

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Oggi finisce di fatto lo sciopero degli arbitri regionali di calcio e futsal. Infatti scendono in campo le squadre di calcio a 5, che iniziano a recuperare le gare saltate lo scorso fine settimana dopo che i fischietti hanno detto stop a causa dell’aggressione subita da Edoardo Cavalieri a Corchiano in Terza Categoria, a cui hanno rotto un osso del gomito con un pugno. Un danno diretto e indiretto per il fischietto di Civitavecchia, che nella vita è un fisioterapista e fintanto che non arriverà la guarigione, non potrà lavorare. Per quanto male potesse aver diretto, per quanto ingiuste fossero le sue decisioni, non meritava di essere colpito al gomito e non doveva finire con un braccio ingessato per una frattura.

Fin qui la cronaca, a cui va aggiunto un certo fastidio – scorto sotto forma di fiume carsico – espresso dalle società e dagli addetti ai lavori. Segno evidente che, al contrario di quanto si sostiene, lo sciopero ha colpito nel segno.

«Non serve a nulla perché così non cambierà nulla» è il ritornello che si ascolta, perché secondo questa scuola di pensiero «sabato e domenica il clima sarà lo stesso e avremo fatto slittare una giornata inutilmente». Invece un gesto eclatante serviva eccome, la cui implicazione va ben oltre la domenica di stop. E le circa 800 partite non giocate secondo calendario sono il simbolo di almeno un paio di obiettivi centrati.

Tanto per fugare alcuni dubbi, gli arbitri – come qualunque altra “categoria “sociale – non sono perfetti, non sono esenti da colpe, non sono esempi di irreprensibilità. Sui campi italiani talvolta finisce gente improponibile che si copre dietro la divisa, che provoca, che assurge al ruolo di giustiziere, che magari va a farsi medicare colpi mai ricevuti. Gente ben conosciuta dai vertici arbitrali ma che non viene fatta fuori e che anzi alla bisogna viene usata come strumento di offesa. Una politica pessima che va combattuta dall’interno e che va criticata all’esterno, che tende a tenere lontani due mondi come quello arbitrale e quello delle società la cui necessità più urgente è quella di iniziare a parlarsi con franchezza e trasparenza. Ma da qui a dover rischiare la pelle per dirigere le gare di pallone, anche no.

Si diceva degli obiettivi centrati: uno, quello di far emergere l’ipocrisia di dirigenze e addetti ai lavori che con le giacchette nere sono in conflitto perenne. Conflitto che esplode in casi eclatanti come quello di Corchiano, e che si materializza con le telefonate al presidente della Lnd Lazio (al numero uno uscente Melchiorre Zarelli serviva un call center solo per rispondere alle chiamate di lamentela del lunedì) per dire “ci ha fischiato un fuorigioco assurdo, un rigore contro inesistente, 6 minuti inutili di recupero e ci hanno pareggiato”. Spesso scuse per mascherare errori propri, che forniscono alibi a giocatori che prendono rimborsi fino alla Promozione e qualcuno in Prima ma che per lo più dovrebbero giocare a pallone per divertirsi. Dovrebbero.

Invece ecco che lo slittamento ha infastidito eccome, ricordando

1. che la violenza è sbagliata (dovrebbe essere scontato ma a quanto pare non lo è e quindi va ribadito)

2. che a certe azioni corrispondono reazioni, come in questo caso decise e soprattutto composte.

L’altro obiettivo centrato è che il danno vero gli arbitri lo hanno arrecato alla Lnd Lazio, vero bersaglio della protesta. Lo dimostra il fatto che il nuovo presidente Roberto Avantaggiato ha tentato la carta disperata dello slittamento dell’inizio di 15 minuti per evitare che gli uffici si ingolfassero per dover riprogrammare le famose 800 gare che si disputano settimanalmente ed evitare che la sua immagine in qualche modo venisse danneggiata a livello mediatico dallo stop. Una mediazione fallita di fronte alla fermezza dei 14 responsabili di sezione del Lazio nel confermare lo sciopero. E che se si ripetesse in futuro, subirebbe pure e soprattutto la pressione delle società che non vogliono certo perdere giornate di gara già programmate magari pure decisive.

La “vittoria” se così si può definire è anche un’altra: la pausa forzata è stata usata come strumento di pressione affinché dal Lazio parta una campagna che inasprisca le sanzioni verso chi aggredisce gli arbitri, che non si limiti a qualche giornata ma che si colpisca duramente estromettendo – o radiando, in casi gravi – i giocatori e i dirigenti violenti. Infatti solo squalifiche memorabili fanno in modo che si scoraggino i tentativi di aggressione. Di fronte allo spettro di dover smettere per sempre di giocare gare ufficiali, i bollenti spiriti sono destinati a placarsi o anche leggendo cosa capita a coloro che non sono stati in grado di fermarsi. Nel caso di Corchiano è capitato ma sono più le volte in cui i giocatori escono quasi indenni da queste situazioni.

È una azione con gittata di medio termine quella degli arbitri laziali che può funzionare, ma ad una sola condizione: che nel caso in cui qualche altro fischietto finisse all’ospedale, le giornate di stop ai campionati dovrebbero aumentare diventando due o tre. Solo alzando il tiro il messaggio, oltre che un intervento deciso che le istituzioni calcistiche dovrebbero giocoforza assumere, passerebbe ancor più forte e chiaro.

a.v.

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Il leone Kimba diventi il simbolo di Ladispoli https://www.terzobinario.it/il-leone-kimba-diventi-il-simbolo-di-ladispoli/ Sun, 19 Nov 2023 05:59:00 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=350285 Dopo la fuga di sabato 11 novembre, è diventato – suo malgrado – l’emblema della cittadina (È una provocazione con sarcasmo, a scanso di equivoci) Il leone Kimba venga inserito nello stemma di Ladispoli, insieme alle spighe di grano e a Torre Flavia. In araldica lo stemma cittadino ladispolano viene così descritto: «Partito: nel primo, […]

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Dopo la fuga di sabato 11 novembre, è diventato – suo malgrado – l’emblema della cittadina

(È una provocazione con sarcasmo, a scanso di equivoci)

Il leone Kimba venga inserito nello stemma di Ladispoli, insieme alle spighe di grano e a Torre Flavia.

In araldica lo stemma cittadino ladispolano viene così descritto: «Partito: nel primo, di rosso, alle tre spighe di grano d’oro, impugnate, legate di verde; nel secondo di azzurro, alla torre di rosso, mattonata e chiusa di nero, merlata alla guelfa, finestrata di due in fascia dello stesso fondata sulla linea della campagna; il tutto alla campagna d’argento, caricata delle parole, in lettere maiuscole romane, di rosso: “TYRRHENI AD LITORA REGIS (cum leone andi)”. Ornamenti esteriori da Città.» Basterebbe aggiungere anche «al leone dorato».

Ironia e latino approssimativo servono a introdurre quanto accaduto nella settimana forse più bizzarra della storia ladispolana.

Sabato pomeriggio il leone Kimba, del circo Rony Roller, è uscito dalla gabbia (come e perché è tema investigativo-giudiziario) ed è andato in giro per Ladispoli.

C’è voluto un stuolo di divise, veterinari, elicotteri per ritrovarlo finché durante il pomeriggio sui social si è visto il felino passeggiare con disinvoltura per il Cerreto, ignaro della celebrità improvvisa e forse soddisfatto dell’occasione di libertà inattesa che gli si è parata di fronte.

E proprio i social sono stati lo strumento per far emergere degli aspetti interessanti.

Intanto l’amore per gli animali e la necessità che vivano nei loro habitat naturali dove possono essere ammirati in viaggi ormai praticamente alla portata di tutte le tasche. La cattività non è naturale e Kimba lo ha dimostrato: era docile più come un gatto domestico che predatore per eccellenza come ci si immagina che sia il re della foresta.

Poi il fallimento della comunicazione del sindaco Grando. Al netto di un evento imprevedibile, ci voleva presenza di spirito e qualche buon consiglio che evidentemente non è arrivato da chi gli sta attorno. Due post sui social non servono a mettere la popolazione al sicuro e consapevole del pericolo, per giunta senza sapere dove fosse esattamente l’animale. Sui social non ci sono tutti, soprattutto gli anziani non “frequentano”, quindi serviva una campagna capillare per rendere tutti consci del problema. Probabilmente la soluzione migliore sarebbe stata prendere i megafoni e le pattuglie della Polizia Locale da mandare in giro a urlare a squarciagola, esattamente sul modello del fastidioso arrotino e ombrellaio. Inutile la passerella al Tg1 quando ormai il tam tam informativo i ladispolani se lo erano fatto da soli.

Terzo punto, la presenza delle associazioni animaliste la domenica dello spettacolo con delle proteste veementi frenate dalle forze dell’ordine, il giorno dopo apprezzate per quanto fatto. Ma magari su questo aspetto ci si tornerà.

Ma più di tutti, i social. Hanno permesso di vedere la vicenda sotto ogni punto di vista. Quello di chi invitava a rintanarsi in casa “perché c’è un leone in giro!”. Oppure chi ha visto nella fuitina di Kimba il riscatto dalla gabbia in cui è costretto. Ben trattato sicuramente, ma lontano dal suo ambiente naturale, e diventato “influencer” suo malgrado.

I video in cui dietro il leone si intravedono i lampeggianti blu, con agenti e militari in imbarazzo di fronte a una situazione quanto meno insolita da gestire per garantire in primis che le persone non fossero in pericolo e che il felino non fosse ferito, hanno fornito un’altra sfaccettatura:

E qui si torna all’inizio: perché il simbolo di Ladispoli? Perché di Ladispoli si è parlato così tanto solo in rarissime occasioni e quasi sempre per vicende di cronaca nera. Stavolta invece dai video si sentiva dire in modo concitato: “Ha girato in via Budapest”, e magari qualcuno si sarà pure chiesto dov’è che fosse via Budapest a Ladispoli, andandosela a cercare sulle mappe, per capire che giro stesse facendo Kimba.

Stavolta a portare la cittadina alla ribalta nazionale e internazionale è stato un evento tanto sorprendente quanto inatteso che ha calamitato l’attenzione persino più della questione palestinese e delle decisioni del Governo. Ma andando oltre gli aspetti che portano a parlare di Ladispoli, la storia di Kimba è andata di gran lunga oltre la Sagra del Carciofo, simbolo per eccellenza di Ladispoli. Nell’immaginario collettivo parlando del “leone di Ladispoli” tutti sanno immediatamente di cosa si stia parlando.

E allora ecco uno spunto di riflessione, peraltro già riproposto in passato: intorno a quali simboli o eventi si stringe la comunità ladispolana? La Sagra certo, Torre Flavia e la Palude. E poi? Se non ci fosse stato Kimba a trascinare Ladispoli davanti a tutta Italia, chi o cosa lo avrebbe fatto?

Nelle immagini di tv e social è stata anche sviscerato qualche altro aspetto come quello ironico: Fiorello con Viva Rai 2, i programmi Mediaset e infine venerdì “Zoro” Bianchi a Propaganda Live su La 7 hanno scherzato sulla fuga.

Poi ci sono stati i meme che qualcuno, erroneamente, ha interpretato come canzonatori verso l’animale. In realtà ad essere sbeffeggiata è stata proprio Ladispoli ma siccome tutto fa brodo, nel complesso si è trattato di pochi istanti volti a strappare un sorriso.

Con il passare dei giorni la questione è diventata politica: Grando ha trovato un accordo con la famiglia Vassallo per continuare le esibizioni ma senza animali (e anche qui, ci sarebbe da discutere perché altrove i circhi non mettono le tende mentre a Ladispoli sì) e con il consigliere Renzo Marchetti che ha palesato un sussulto di animalismo distorto tacciando di “ipocrisia” i colleghi di opposizione Fabio Paparella (per essere andato nel deserto a dorso di cammello), Silvia Marongiu (per aver portato il figlio all’acquario di Genova) e Gianfranco Marcucci per amare andare a cavallo. Come se le stalle per gli equini, gli acquari e gli allevamenti di quattrozampe del deserto fossero diventati all’improvviso laboratori di vivisezione. Secondo questo assunto, anche ad Allumiere vogliono tutto il male possibile dei somari, salvo curarli 365 giorni l’anno e più ancora il giorno del Palio, ma tant’è.

Comunque anche a palazzo Falcone ci stanno facendo un pensierino se nell’immagine degli eventi natalizi hanno messo il felino con la criniera.

locandina Natale Ladispoli

Ecco perché – forse – il leone Kimba si merita un posto d’onore nella giovane storia ladispolana.

a.v.

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Scoprire la Roulette: Come Godersi il Gioco in Modo Responsabile https://www.terzobinario.it/scoprire-la-roulette-come-godersi-il-gioco-in-modo-responsabile/ Mon, 18 Sep 2023 18:34:03 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=344935 La ruota che gira, la pallina che rimbalza, l’atmosfera tesa piena di eccitazione e attesa: sono tutti elementi che rendono la roulette uno dei giochi più affascinanti di ogni casinò. Mentre la ruota gira e la pallina rimbalza, potete quasi sentire il vostro cuore battere a tempo con le sue rotazioni, sperando che si fermi […]

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La ruota che gira, la pallina che rimbalza, l’atmosfera tesa piena di eccitazione e attesa: sono tutti elementi che rendono la roulette uno dei giochi più affascinanti di ogni casinò.

Mentre la ruota gira e la pallina rimbalza, potete quasi sentire il vostro cuore battere a tempo con le sue rotazioni, sperando che si fermi sul numero o sul colore che avete scelto.

Tuttavia, questa esperienza estremamente piacevole può trasformarsi rapidamente in un’esperienza problematica se non si affronta il gioco in modo responsabile.

Per aiutarci a capire meglio come affrontare responsabilmente questo appassionante gioco, abbiamo chiesto a Luigi Conti, redattore del rinomato sito Roulette-on-Line, esperto di tutto ciò che riguarda la roulette e il casinò, di fornire alcune linee guida per navigare nel mondo della roulette assicurandovi di non mettere a rischio il vostro benessere o la vostra stabilità finanziaria. Qui di seguito, le sue intuizioni.

Capire le basi

Prima di piazzare la vostra prima puntata, familiarizzate con le regole di base della roulette. Il gioco può sembrare semplice – basta puntare su un numero o un colore e sperare che la pallina ci finisca sopra – ma ci sono diverse scommesse che si possono fare, ognuna con le proprie probabilità e vincite. Conoscete la differenza tra roulette Europea e Americana e i vari margini della casa. Queste conoscenze fondamentali non solo miglioreranno il vostro divertimento, ma vi renderanno anche dei giocatori più informati.

Stabilire un budget

Prima di entrare nel casinò o di collegarvi a una piattaforma online, decidete quanto siete disposti a spendere e rispettate tale limite. Che si vinca o si perda, una volta raggiunto il budget è ora di lasciare il tavolo. Questo limite finanziario funge da salvaguardia contro il fascino e la potenziale dipendenza dal gioco.

Tenere il tempo

È facile perdere la cognizione del tempo quando si è coinvolti nel gioco. Tuttavia, passare troppo tempo al tavolo della roulette può portare alla stanchezza, che a sua volta può portare a decisioni sbagliate. Prendete in considerazione l’idea di fissare un limite di tempo per il gioco e, una volta scaduto, fate una pausa. Utilizzate il tempo di inattività per valutare il vostro stato emotivo e finanziario prima di decidere se continuare o meno.

Tenere sotto controllo le emozioni

La roulette è un gioco d’azzardo e, se gli alti possono essere molto alti, i bassi possono essere devastanti se non si è emotivamente preparati. Non utilizzate mai il gioco come un modo per inseguire le perdite o per sfuggire ai problemi della vita reale. Se vi accorgete di essere coinvolti emotivamente in modo non sano, consideratelo un segnale di allarme e allontanatevi dal tavolo.

Sapere quando lasciare

Che si vinca o si perda, è bene sapere quando è il momento di lasciare. Uno degli aspetti più difficili della roulette, o di qualsiasi altra forma di gioco d’azzardo, è smettere quando si è in vantaggio o accettare una perdita come parte dell’esperienza. La voglia di fare un’altra puntata può essere irrefrenabile, ma la disciplina è fondamentale per un gioco responsabile.

Scegliere solo casinò con licenza ADM quando si gioca online

Per chi preferisce la comodità del gioco d’azzardo online, è fondamentale assicurarsi di giocare in un ambiente sicuro e regolamentato. In Italia, questo significa scegliere i casinò autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). L’ADM è l’ente regolatore italiano responsabile del monitoraggio e della regolamentazione di tutte le forme di gioco d’azzardo, sia online che offline.

Rivolgersi a un professionista se necessario

Se avete difficoltà a rispettare le linee guida per il gioco responsabile, non esitate a cercare un aiuto professionale. Diverse organizzazioni offrono supporto a chi ha un rapporto problematico con il gioco d’azzardo. Non è necessario affrontare il problema da soli: una rete di supporto può fornire gli strumenti necessari per riprendere il controllo.

La roulette può offrire un’esperienza emozionante e divertente se affrontata con consapevolezza e responsabilità. Ricordate che l’obiettivo è quello di divertirsi senza causare danni a voi stessi o a chi vi sta intorno. Stabilendo un budget, gestendo il proprio tempo, tenendo sotto controllo le emozioni e sapendo quando allontanarsi, si può trarre il massimo da questo gioco classico senza cadere nelle trappole del gioco d’azzardo irresponsabile.

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L’assessore Milani indossa la terza veste: quella del censore https://www.terzobinario.it/lassessore-milani-indossa-la-terza-veste-quella-del-censore/ Fri, 14 May 2021 15:07:27 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=269478 Ultima considerazione sulla delibera dei libri al macero Ogni bella saga ha un inizio e una fine e questa storia dei libri della biblioteca Impastato al macero è arrivata – finalmente – alla sua conclusione. Perché per Terzobinario la questione finisce qua, diventata ormai tediosa e stucchevole. I libri che non fanno più al caso […]

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Ultima considerazione sulla delibera dei libri al macero

Ogni bella saga ha un inizio e una fine e questa storia dei libri della biblioteca Impastato al macero è arrivata – finalmente – alla sua conclusione. Perché per Terzobinario la questione finisce qua, diventata ormai tediosa e stucchevole.

I libri che non fanno più al caso della biblioteca andranno nei penitenziari e nelle scuole che li hanno richiesti, come fatto presente con un comunicato, e la cultura continuerà a diffondersi. Bene così.

Ne arriveranno di nuovi? Si confida di sì e LadispoLibri sarà sicuramente un’iniziativa di successo.

Se da questa storia si è imparato qualcosa? A scrivere delibere il sottoscritto di sicuro no (a meno che non si copino pari pari dall’Aib), perché il mestiere è un altro. A leggere e confrontarsi assolutamente sì, quando la controparte non pretende di essere depositaria della verità. Ma solo della propria verità. E allora, da imparare c’è ben poco.

Perché sì l’assessore è uno e trino, ma appunto oltre che assessore e giornalista ha aggiunto cittadino (certo) e, ultima novità, censore. Figura quest’ultima abbastanza losca.

Questa la frase di una risposta dell’assessore alla Cgil che chiedeva lumi sulla delibera: “Glielo chiedo da Assessore ex tesserato CGIL, ufficialmente: censurate gli articoli del Vallerga ed esprimetegli tutto il vostro biasimo. Agite da Sindacato, difendete i lavoratori. Sono certo che non mi deluderete e che presto potrò leggere la Vostra lettera di protesta verso Vallerga”. Nulla da aggiungere, chiarissimo l’intento.

Sempre alla Cgil – alla quale si rivolge non si sa bene perché, visto che a scrivere è stato il sottoscritto – aggiunge: “Insomma, le sciocchezze dette dal giornalista sono state smontate una ad una e anche nella sua controreplica, ha mostrato assenza di argomenti”.

Certo la contro-controreplica era attesa, certo non sul piano su cui si è spostata. Si è parlato di contenuti sollevati dall’assessore e delle questioni trattate su cui la memoria dell’assessore ha latitato. Sono stati aggiunti i link annessi ma arrivare a chiedere la censura a un sindacato pur di avere ragione è stato abbastanza spiazzante. Forse anche imbarazzante.

Evidente che all’assessore non piace essere criticato sebbene ben oltre il titolo dell’articolo, chi ha letto la delibera, ovvero Cgil e cittadini, ha scorto la volontà di mandare libri al macero. Sui modi di può anche discutere, ma nei fatti quello è e di sostituzioni o di copie nella delibera 73 del 10 maggio continua a non esserci traccia. E l’elenco, in cui si parla di usura, non c’è scritto il numero esatto di quante copie siano custodite alla Impastato. Ma ormai la questione è superata.

La controparte è la stessa che non gradisce quando il dito viene puntato e che ha bisogno di tifosi scodinzolanti pronti alla claque per rafforzare la propria autostima. E sempre per formare bene le classi al pensiero padronale, si inviano lettere o si realizzano interviste su questioni tirate fuori da Terzobinario e parlandone su altre testate, che l’argomento non l’hanno trattato. A proposito di correttezza.

In fondo però l’assessore fa il politico e il politico ha bisogno di consenso, specie se le elezioni cominciano ad affacciarsi. Ed ecco che entrano in ballo i dipendenti della biblioteca, elettori anche loro, a cui strizzare l’occhio anche quando a tirarli in ballo non è stata la testata ma l’assessore stesso. Nessuno ha criticato il loro operato, perché nessuno ha le competenze per poterlo fare. E (ci si rivolge all’assessore, a scanso di equivoci) il ricambio di libri è pratica da applicare magari avendo già disponibili le copie nuove.

Si candiderà? In fondo non interessa, l’importante è tirare l’acqua al mulino del partito e che importa se quando si citano frasi del sottoscritto a cui non solo non si risponde – e sarebbe il minimo – ma neanche ci si accorge di dargli implicitamente ragione. Perché una copia del Diario al macero ci andrà, tanto per fare un esempio. E sempre perché è indicato nella famigerata delibera.

Citando solo una frase: “Per ogni libro c’è una sigla che ne spiega il motivo dello scarto. Ma mi rendo conto che eri troppo occupato a cercare un buon titolo”. E in effetti c’è l’imbarazzo della scelta fra quelli cestinati, tutti titoli di livello assoluto. Nell’occasione, in vista dell’acquisto di nuovi testi e così da arricchire la Impastato, viene da suggerire “Stampa coatta. Giornalismo e pratiche di scrittura in regime di detenzione, confino e internamento”. Che l’assessore farebbe bene a leggere.

a.v.

Ps: in casa di un giornale le repliche si pubblicano certo, ma se fanno riferimento a questioni sollevate dal giornale stesso, che sì ha una linea editoriale. Che sì, aggiunge commenti, che sì, se ritiene necessario modifica o taglia. Come scritto in privato, evidentemente la nostra categoria ha abituato male la politica e, va aggiunto, non per questo si deve per forza perseverare. Nessuno si permette di imporre in casa Milani di spostare il divano. Non è consentito a Milani, come a nessun altro, di imporre alcunché in casa Terzobinario.

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Milani replica a Terzobinario: firma da assessore, ma prova a impartire lezioni da giornalista https://www.terzobinario.it/milani-replica-a-terzobinario-firma-da-assessore-ma-prova-a-impartire-lezioni-da-giornalista/ Wed, 12 May 2021 03:09:00 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=269178 L’assessore Marco Milani ha posto alcuni quesiti interessanti circa l’articolo sui libri spediti al macero dall’amministrazione di Ladispoli. Però fra questi ce n’è uno di difficile soluzione: parla come assessore in carica o come giornalista? Nel primo caso, nulla da eccepire perché è l’amministratore che replica. Nel caso fosse il secondo allora la questione cambia […]

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L’assessore Marco Milani ha posto alcuni quesiti interessanti circa l’articolo sui libri spediti al macero dall’amministrazione di Ladispoli. Però fra questi ce n’è uno di difficile soluzione: parla come assessore in carica o come giornalista?

Nel primo caso, nulla da eccepire perché è l’amministratore che replica. Nel caso fosse il secondo allora la questione cambia perché fra colleghi non è carino né parlare di fake news al cospetto di atti pubblici né provare a impartire lezioni: si rischia di incorrere in brutte figure.

Ma insomma, si replica partendo dai fatti oggettivi. Milani scrive “Nell’articolo dell’11 maggio 2021, nel quale parlate della Biblioteca, date prova inequivocabile di come non si fa giornalismo, al punto che se mai ci sarà una scuola di giornalismo questo articolo, e non solo, dovrà essere preso ad esempio di come non bisogna comportarsi in questo ambito. Naturalmente è una mia interpretazione soggettiva e ognuno può leggerla come preferisce ritenendola valida o meno”. Allora è un fatto oggettivo o soggettivo? Soggettivo, perché l’assessore difende il suo operato. E già qui il Milani giornalista comincia a palesare qualche lacuna. Perché quell’articolo fa riferimento al verbale di deliberazione della Giunta comunale N° 73 del 10/05/2021, ovvero un dato oggettivo. O meglio in gergo giornalistico si chiama “fonte primaria”. In altre parole, è fonte privilegiata e ufficiale, come una velina delle forze dell’ordine o un documento di qualsiasi amministrazione pubblica. Insomma un qualcosa di una ‘certa’ rilevanza.

Il titolo “fuorviante e attribuisce alla Giunta la scelta di quali libri scartare e mandare al macero” fa riferimento a ciò che qualche riga più sotto lo stesso Milani conferma cioè che dei libri verranno cestinati e il governo cittadino sottoscrive questa scelta. Messo nero su bianco. Sul motivo si può discutere, sul chi lo decida, no.

Non si discutono neanche le procedure ministeriali mentre si discute, perché abbastanza curioso che qualcuno possa essere interessato a libri a cui mancano le pagine, a prescindere dai 90 giorni previsti.

Fermo restando che nell’articolo c’è scritto: “Ora, che alcuni titoli siano demodé o superati può anche essere vero, come è sicuramente vero che l’usura li abbia danneggiati e che serva spazio per volumi nuovi”.

Quando poi il Milani giornalista scrive “la questione da quella prospettata dal vostro fantomatico redattore che non si firma neanche” dimostra di essere un po’ a digiuno di questioni legate alla professione. Infatti per ogni articolo pubblicato su una testata registrata risponde il direttore responsabile (articolo 57 del Codice di Procedura Penale), sia esso firmato o no. Nel caso, essendo il direttore l’autore stesso, non c’è alcun bisogno di ribadirlo.

Che poi, come fa sapere Milani, i libri in buono stato vengano richiesti da un penitenziario non può che far piacere. È una notizia anche questa.

“Abbiamo sdemanializzato, assieme ad altri 493 testi, “Il diario di Anna Frank” ridotto in pessime condizioni, squinternato e inutilizzabile” si era capito. “Ne abbiamo chiesta una copia in sostituzione, perché ne possediamo altre tre copie, due delle quali presenti nella sezione giovanile”: altra notizia positiva, ma dove sta scritto nella delibera?

“Prima lezione quindi per i ragazzi che vorranno fare giornalismo: approfondite bene l’argomento e non fate come Terzobinario che taglia e cuce solo ciò che gli fa comodo “dimenticando” il resto”, beh sulle lezioni di Milani (da politico o da giornalista?) qualche dubbio sorge visto che lui stesso ammette la dismissione di circa 500 testi. Quindi la notizia c’è tutta, lo ricordano anche ai corsi visto che oltretutto proviene da fonte ufficiale.

“Un altro aspetto irritante del vostro articolo e che io ritengo l’aspetto più grave, è la totale mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori della biblioteca che si sono limitati a fare il proprio dovere, dall’alto delle loro professionalità, e che voi considerate dei burattini in mano a feroci amministratori che bruciano il libri o, nella migliore delle ipotesi, a incapaci che depennano senza criterio questo o quel testo. Lo staff della biblioteca è altamente professionale e, sebbene in numero ridotto per pensionamenti e lavoro da casa, compie ogni giorno miracoli, riuscendoci (!), offrendo un servizio all’utenza encomiabile”. In questo caso l’irritazione è tutta del Milani politico che però spende male il gettone del fastidio. Infatti nessuno ha criticato né citato i dipendenti della Impastato ma la critica era rivolta soltanto all’Amministrazione.

“Ma quando LazioCrea ci ha “tagliato” un dipendente, mandandolo dove non serve, perché non siete scesi in campo? È facile capire il motivo”. Il motivo è la memoria corta dell’assessore, al quale è stato riservato lo spazio che merita per una questione delicata come questa https://www.terzobinario.it/milani-biblioteca-impastato-chiusa-per-anti-covid-effettuati-lavori-per-non-creare-disagi/

Così come quando l’assessore afferma che “lo scorso anno abbiamo proceduto all’acquisto di nuovi testi la cui ultima tranche era di 16.000 €, mai successo. La biblioteca Peppino Impastato è all’avanguardia e funge da modello per le altre biblioteche del Lazio e non solo”: è stato scritto https://www.terzobinario.it/milani-martedi-riapre-la-impastato-per-il-prestito-e-la-riconsegna-del-materiale-documentario/

“Ma non siete nuovi a questo tipo di giornalismo. Ricordo che, quando venni aggredito al Vannini da una dipendente CIR, titolaste che ero stato io ad aggredire una disabile. Per fortuna la magistratura appurò il contrario, ma voi non faceste una gran figura.

E così stavolta”. Qua la memoria di entrambi i Milani latita…

Altro che giornalismo d’indagine, qui non c’è traccia nemmeno di giornalismo… È altrettanto vero che le elezioni si avvicinano e alla luce del grande cambiamento in positivo della città, avete poco da opporre. Così mi spiego tale articolo. E quel poco che avete lo esponete pure male”

Terzobinario ha tanti difetti che non intende nascondere, così come ce l’hanno il direttore per primo e i redattori. Però almeno è chiaro cosa faccia la testata: informazione e critica a chi governa. E lo dimostra la reazione dell’assessore-giornalista Milani, che mal digerisce le critiche. Certo, lui non è stato eletto e va specificato, ma il ruolo politico lo veste benissimo. Di sicuro nessuno in questa testata ha velleità elettorali e chiunque sarà il prossimo primo cittadino e i prossimi assessori subirà lo stesso trattamento spietato, ma corretto, riservato a qualunque amministrazione.

Quindi la lezione che si cerca di impartire fa abbastanza sorridere, visto che a tentare di impartirla è l’assessore, che parla di campagna elettorale e risultati da sbandierare. Aspetto che ovviamente interessa lui. Un giornale svolge un altro compito. E il giornalista dovrebbe saperlo.

In questa storia emerge sicuramente un corto circuito di comunicazione che parte in primis da palazzo Falcone e che penalizza non certo Terzobinario ma i cittadini di Ladispoli. Nessuno infatti ha spiegato delle donazioni, nessuno ha fatto sapere della possibilità di richiedere i libri.

A parte il burocratese della delibera, non traspare nemmeno la volontà di lasciare i testi – ancora in uno stato accettabile – magari alle scuole cittadine che potevano essere interessate. Solo un elenco grigio di grandissima letteratura e una “sdemanializzazione” di 500 libri. “Non presentando più alcun interesse socialmente rilevante” e “in quanto logori e/o obsoleti, superati, inappropriati, scarsamente richiesti dall’utenza, privi di interesse sociale rilevante” sono frasi usate nella delibera che Milani difende strenuamente e che comprende autori di altissimo spessore.

In entrambi i casi l’errore c’è, sia perché la delibera non è stata scritta chiaramente sia perché se c’era la volontà di tenere vivi i testi ancora decenti – e di questo non si dubita di certo – la dimissione andava comunicata diversamente. Considerando pure che a palazzo Falcone di social sono piuttosto avvezzi.

E questo dovrebbero saperlo sia il Milani assessore che il Milani giornalista.

a.v.

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Il giorno dopo https://www.terzobinario.it/il-giorno-dopo/ Thu, 06 May 2021 02:56:00 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=268282 Si è chiusa dopo sei anni di processi la vicenda legata all’uccisione di Marco Vannini. Personalmente non ero il direttore di Terzobinario.it quel 17 maggio 2015 ma di fatto questa vicenda è stata seguita dalla testata fin dai primi istanti con le prime notizie frammentarie, le intercettazioni e poi le aule giudiziarie e le ricostruzioni, […]

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di Alessio Vallerga

Si è chiusa dopo sei anni di processi la vicenda legata all’uccisione di Marco Vannini. Personalmente non ero il direttore di Terzobinario.it quel 17 maggio 2015 ma di fatto questa vicenda è stata seguita dalla testata fin dai primi istanti con le prime notizie frammentarie, le intercettazioni e poi le aule giudiziarie e le ricostruzioni, fino all’epilogo di lunedì pomeriggio.

ciontoli pezzillo

Un arco temporale che va dal 17 maggio 2015 al 3 maggio 2021 di verità vere (che non si conosceranno mai), di verità giudiziarie per un caso che farà letteratura giurisprudenziale.

In poco meno di sei anni cinque sentenze, le ultime due decisive, che hanno segnato le vite di otto persone, per sempre.

Quella di Marco di vita è stata segnata in modo definitivo e ora cambiano anche le vite degli altri. Anzi, sono iniziate a cambiare da subito quelle dei Ciontoli e dal giorno dopo quelle di Marina e Valerio.

I primi, con i Carabinieri a Civitavecchia per consegnarsi alla pena che dovranno scontare; i genitori di Marco al cimitero di Cerveteri, con il mazzo di fiori che Marina desiderava lasciare sulla tomba del figlio e Valerio, che ha sempre sofferto per quel loculo tanto da non riuscire a visitarlo quasi mai, stavolta c’è andato con uno spirito diverso.

Chiuso il giro di interviste dei Vannini nelle tv nazionali per raccontare il loro vissuto, e conclusasi l’eco mediatica sulle dichiarazioni dei Ciontoli prima che dietro di loro si chiudano le sbarre (o che terminino di “salire i gradini” che nel gergo romanesco sono associati alla reclusione) cala ora il sipario su questa storia così dolorosa.

Il giorno dopo è questo. Cosa succederà ora che il caso è chiuso?

Sull’interrogativo bisogna riflettere perché dopo sei anni cambieranno ancora le vite di queste persone.

Marina e Valerio dovranno iniziare a metabolizzare il lutto per Marco come non hanno mai fatto prima. Senza quel peso addosso di dover rendere giustizia al figlio. Sarà un periodo lungo con i riflettori che pian piano si spegneranno per andare a trovare una pace di cui hanno tanto bisogno.

Intorno a loro, quel Popolo di Marco che ha ingenerato conoscenze, amicizie, legami fra gente che altrimenti non si sarebbe mai incontrata.

Un tesoretto da preservare, di coloro che si sono stretti intorno al nome di Marco e – sia in senso fisico, sia in senso lato – hanno abbracciato Marina e Valerio e che dovranno rimanere loro vicino.

Per i Ciontoli una prospettiva drammatica e inattesa. Forse neanche fino a lunedì pensavano che veramente sarebbero finiti dietro le sbarre. Condannati magari sì, detenuti no.

Tolto Antonio, preparato a questo esito, per Maria Pezzillo, Federico e Martina uno shock tremendo che hanno provato ad evitare dissociandosi dal comportamento del capofamiglia. Hanno cercato di diversificare le responsabilità ma l’assunto stabilito dall’Appello Bis e confermato dalla Cassazione ha smontato in un colpo solo il loro mondo.

Ora la prospettiva è la solitudine, la stessa in cui si sono rinchiusi per sei anni – per loro scelta – che ora si trasforma in isolamento dal monto esterno. Tempi scanditi dai pasti, dalla luce spenta, dalle visite, dal ritmo della prigione così diverso da quello di chi è fuori.

Il giorno dopo sono vite segnate, tutte, in un verso o in un altro. Come quella di Marco.

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Grando rischia di perdere la maggioranza: potrebbe arrivare soccorso dall’opposizione https://www.terzobinario.it/grando-rischia-di-perdere-la-maggioranza-potrebbe-arrivare-soccorso-dallopposizione/ Sun, 09 Aug 2020 03:23:00 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=234169 Ora il sindaco Grando rischia di non avere più i numeri per andare avanti. La mossa di mollare Augello e Mollica Graziano senza alcun preavviso sta scatenando una serie di passi indietro all’interno della maggioranza. Con il definitivo no di Augello, Ardita, Di Lazzaro e Cavaliere per Grando non resta che aggrapparsi a qualche consigliere […]

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di Francesco Scialacqua

Ora il sindaco Grando rischia di non avere più i numeri per andare avanti.

La mossa di mollare Augello e Mollica Graziano senza alcun preavviso sta scatenando una serie di passi indietro all’interno della maggioranza. Con il definitivo no di Augello, Ardita, Di Lazzaro e Cavaliere per Grando non resta che aggrapparsi a qualche consigliere di opposizione per continuare la sua esperienza amministrativa.

Un calcolo che il sindaco leghista potrebbe aver già fatto prima di mettere alla porta un assessore ed un delegato.

Dall’opposizione qualcuno potrebbe correre in soccorso vista la situazione sfilacciata. Ciampa non ha casacca politica ed i consiglieri PD sembrano ormai assenti e sornioni. Difficile pensare ad un soccorso a 5 stelle o dal fronte Movimento Civico Ladispoli Città. Difficile auspicare una mossa verso la maggioranza dal consigliere Loddo.

Decisive non saranno probabilmente le prossime ore ad inizio settembre potrebbe partire una verifica che sarà una vera e propria resa dei conti.

Alla base del discutere questioni locali, legate probabilmente alla solita edilizia ma anche questioni politiche regionali e nazionali. Fratelli d’Italia non solo nel litorale inizia a chiedere spazio alla Lega dopo che Giorgia Meloni sta incalzando Salvini nei sondaggi.

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Il nuovo governo Conte ovvero la sconfitta dei populismi https://www.terzobinario.it/il-nuovo-governo-conte-ovvero-la-sconfitta-dei-populismi/ Thu, 29 Aug 2019 13:45:41 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=181650 di FABIO FANTOZZI Sarà ricordato come l’agosto più sorprendente e dinamico per la politica italiana. La crisi aperta da Matteo Salvini ha innescato un domino di reazioni culminato nel nuovo governo Conte, inserito in un quadro politico completamente cambiato nel giro di pochi giorni. La coerenza, dicono, è un difetto in politica, ma probabilmente nessuno […]

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di FABIO FANTOZZI

Sarà ricordato come l’agosto più sorprendente e dinamico per la politica italiana. La crisi aperta da Matteo Salvini ha innescato un domino di reazioni culminato nel nuovo governo Conte, inserito in un quadro politico completamente cambiato nel giro di pochi giorni.

La coerenza, dicono, è un difetto in politica, ma probabilmente nessuno si aspettava un cambio di rotta così repentino. Sia nell’atteggiamento del Partito democratico verso il Movimento 5 Stelle, che in quello di quest’ultimo verso il nemico di sempre, per finire con il cambio di toni e profilo dello stesso Giuseppe Conte.
Ad aver innescato la reazione a catena, vero dominus di questa manovra, è l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, che è passato dalla fermissima opposizione al dialogo con i 5S all’apertura di un’alleanza, prima per un governo di transizione, poi per un governo di legislatura. Dal #senzadime al proviamoci a ogni costo. La mossa, supportata dal controllo dei parlamentari Pd e dalla voglia di tutti i parlamentari di non andare alle elezioni, ha spinto il segretario Nicola Zingaretti a portare il partito su questa linea. Se il nuovo governo Conte avrà successo e se la strategia avrà portato il doppio risultato di far sgonfiare il fenomeno Salvini uomo solo al comando e contemporaneamente convertire i 5 Stelle in partito governativo capace di allearsi ed esprimere una classe dirigente preparata, allora l’onda populista potrà dirsi sconfitta e l’intuizione di Renzi vincente.

Sembrerebbe che Salvini, prima di staccare la spina, avesse cercato rassicurazioni dal segretario PD, sulla volontà di andare alle urne. Peccato non avesse fatto i conti con le strategie imprevedibili di Renzi, che ancora una volta ha spiazzato tutti. Il risultato è aver neutralizzato l’ascesa inarrestabile del capo della Lega e dato vita a una santa alleanza in difesa delle istituzioni, dell’appartenenza all’Unione europea e dei conti pubblici. La coerenza, dicevamo, in tale contesto scende nella scala dei valori per il conseguimento di un bene più grande.

Se vogliamo dare retta ai sondaggi, sembrerebbe smentito anche chi sosteneva che una simile manovra avesse rafforzato il consenso di Salvini. Spenti i microfoni e tolto il bastone del comando all’ex ministro dell’Interno, usciranno dall’agenda setting tutti i temi gonfiati ad arte per alimentare emergenze, paura e odio, e si tornerà a trattare i temi in un’ottica più responsabile, complessa e articolata come una democrazia avanzata richiede, nel rispetto degli impegni europei e internazionali. Non è un caso se gli investitori e i mercati hanno già risposto positivamente alla nascita del nuovo governo Conte.

L’altro grande cambiamento risiede nella metamorfosi del Movimento 5 Stelle in un partito sempre più organico alle istituzioni che ha mostrato più senso di responsabilità della Lega. Lo si è visto già dal voto per Ursula von der Leyen alla Presidenza della Commissione Ue, mentre, al contrario, nel discorso di ieri al Quirinale Salvini sembrava un grillino della prima ora, a lanciare proclami contro presunti complotti dei poteri forti e appellarsi al popolo sovrano.

Certo, è ancora lunga la strada della trasformazione in partito tradizionale, lo dimostra l’intervento di ieri di Luigi Di Maio sul superamento delle categorie di destra e sinistra, che ha un sapore un po’ democristiano. Vedremo quali saranno i temi di questo nuovo governo ma la distanza col precedente si ravvisa già nelle parole di Conte, intento a inaugurare una stagione “di novità”, e in quelle del Partito democratico che non mancherà di far valere la sua richiesta di discontinuità e il suo programma. Certo il vero cambio di passo sarebbe avvenuto con l’indicazione di un premier diverso, di una figura terza di spessore. Ma la brezza estiva ha portato una fresca fioritura anche sul profilo anonimo e docile del premier Conte, resuscitato a nuova vita nel discorso al Senato del 20 agosto.

Il M5S, che non ha ancora chiarito cosa sarà da grande, si accoderà ancora una volta al nuovo corso, portando avanti i suoi provvedimenti di bandiera ma senza avere una visione chiara di società utile a dare risposte su tutto il resto. Questo è un punto che, se non vorranno continuare a perdere elettori, dovranno chiarire al loro interno, e che probabilmente questa alleanza con il Pd servirà a illuminare. L’esempio è quello di Podemos in Spagna, nato nello stesso periodo del M5S ma con le idee già chiare e personalità di spessore provenienti dalla sinistra iberica. Un movimento con un’identità ben chiara che sapeva già da che parte stare nel quadro politico seppur in antagonismo con i partiti tradizionali PP e PSOE e che ora sta dando del filo da torcere proprio al socialista Sànchez per la formazione del governo.

Non si sa se per la riforma elettorale voluta da Renzi o per le garanzie del sistema costituzionale italiano, ancora una volta si è evitata l’ascesa di forze disgregatrici e di vocazione autoritaria che avrebbero esposto l’Italia a burrasche economiche, sociali e geopolitiche, e quello che doveva essere il governo del cambiamento, che ci ha portato sull’orlo di una procedura di infrazione Ue, si è sciolto al sole di agosto.

È vero che la nostra Repubblica parlamentare permette l’alternanza di governi, così come che molti governi si sono dimessi di fronte a sconfitte clamorose in altre elezioni o mutate condizioni nel Paese, primo fra tutti il governo D’Alema II, caduto nel 2000 dopo il risultato delle regionali. La difficoltà a far uscire maggioranze coese dalle elezioni ed avere di conseguenza governi coesi e duraturi, come avviene nelle altre democrazie parlamentari, dovrebbe farci riflettere sulla necessità di riprendere il cammino delle riforme costituzionali, ben più complesso del semplice taglio dei parlamentari (scomparso dall’agenda negli ultimi giorni).

Doveva essere un anno bellissimo, doveva nascere la Terza Repubblica con l’Italia in guerra con l’Europa e i poteri forti. È stato solo un abbaglio per tenere alti i consensi di due forze populiste come la Lega e i 5 Stelle, che hanno sparato qualche fuoco di artificio per poi lasciarci al buio.

L’anno non è ancora finito e aver archiviato una stagione di mera propaganda sulla pelle dei più deboli (vedi i decreti Sicurezza) è già un ottimo risultato. I due populismi escono sconfitti: quello nazionalsovranista di Salvini, caduto vittima della tracotanza del suo leader, e quello antisistema, trasformato nel più responsabile dei governativi. La coerenza un po’ meno, ma l’Italia è salva.

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Tagli al sociale a Ladispoli. Quando la politica non sa più prendersi la responsabilità https://www.terzobinario.it/tagli-al-sociale-a-ladispoli-quando-la-politica-non-sa-piu-prendersi-la-responsabilita/ Mon, 24 Jun 2019 09:35:45 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=172267 Di Gianfranco Marcucci Da qualche giorno a Ladispoli alcune famiglie stanno vivendo un dramma. L’amministrazione comunale ha tagliato alcuni servizi essenziali riservati alle fasce più deboli della nostra comunità. I servizi sociali hanno comunicato con una lettera indirizzata alle famiglie e agli operatori coinvolti, che dal mese di luglio saranno diminuite le ore (già insufficienti) […]

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Di Gianfranco Marcucci

Da qualche giorno a Ladispoli alcune famiglie stanno vivendo un dramma.

L’amministrazione comunale ha tagliato alcuni servizi essenziali riservati alle fasce più deboli della nostra comunità.

I servizi sociali hanno comunicato con una lettera indirizzata alle famiglie e agli operatori coinvolti, che dal mese di luglio saranno diminuite le ore (già insufficienti) per il servizio SAISD.

Il sindaco si giustifica, come se la decisione fosse caduta dalla luna e non da un atto deliberato dalla sua maggioranza.

È ormai qualche anno che i capitoli del sociale vengono tagliati impietosamente. E dai proclami fatti in campagna elettorale non mi sembra fossero questi gli obiettivi di questa nuova giunta.

Non è una questione di destra o sinistra ma di credibilità davanti alla città che si sta amministrando. Che senso ha governare una comunità se si privano i cittadini dei servizi di prima necessità? 

Se i soldi non ci sono, ci si impegna a trovarli. Si è stati eletti per questo. Ad esempio si sarebbe potuto rinunciare a qualche consulenza professionale, al diluvio di assunzioni con articolo 90, ad una regolamentazione severa sui dehors, alla copertura della tribuna dello stadio Angelo Sale (140mila euro) e tanto altro.

Ma soprattutto si sarebbe dovuto bussare già da tempo alle porte del governo centrale (del quale il sindaco è un nuovo alfiere) e chiedere, insieme agli altri circa 100 comuni coinvolti, una ridiscussione radicale del fondo di solidarietà comunale, che ci costa 4 milioni di euro annui e che da qualche anno blocca ogni tipo di sviluppo per la città di Ladispoli.

Nel frattempo il sindaco in persona poteva convocare almeno le famiglie coinvolte spiegando loro le ragioni e farle partecipi preventivamente dei tagli, dimostrando così vicinanza. E soprattutto si potevano studiare insieme a loro possibili soluzioni delineando una strategia comune, invece che nascondersi dietro una lettera, scritta senza un briciolo di umanità.

L’amministrazione della cosa pubblica è un brutto mestiere, soprattutto in tempi di magra come questo. In ogni caso dietro alle scelte che si compiono, esiste sempre una responsabilità politica che le anima. Quella stessa responsabilità che questa amministrazione dovrebbe prendersi in merito a questi tagli dolorosi.

Oggi ci sono alcuni cittadini di Ladispoli che non sanno più come sostenere ed assistere un loro familiare ed hanno bisogno di risposte. Compito di un buon sindaco è fornirle. Urgentemente.

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Istruzioni utili per un forestiero alla sua prima ‘Sagra del Carciofo’ https://www.terzobinario.it/istruzioni-utili-per-un-forestiero-alla-sua-prima-sagra-del-carciofo/ Fri, 12 Apr 2019 07:48:32 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=162835 di Gianfranco Marcucci Caro forestiero alla tua prima Sagra del Carciofo, vorrei dirti da cittadino di Ladispoli che quella che da oggi potrai visitare non è una normale festa di paese, ma una vera e propria liturgia che segna la rinascita stagionale della città. Dopo il lungo inverno la città si spoglia e rimette nei […]

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di Gianfranco Marcucci

Caro forestiero alla tua prima Sagra del Carciofo, vorrei dirti da cittadino di Ladispoli che quella che da oggi potrai visitare non è una normale festa di paese, ma una vera e propria liturgia che segna la rinascita stagionale della città.

Dopo il lungo inverno la città si spoglia e rimette nei cassetti il mare grigio, gli stabilimenti sbarrati e la solitudine degli innamorati sulla spiaggia.

Un occhio attento potrà notare in questi giorni un’operosità nuova tra la gente che – come se si svegliasse da un letargo – torna ad abbellir case, negozi e giardini. È la primavera che irrompe alla porta preannunciando la bella estate. Si torna a vivere e sorridere. È la Pasqua laica di questa città.

Il carciofo è solo il pretesto per chi è nato e cresciuto qui per rinnovare il patto sociale, il legame d’appartenenza che lo lega alla comunità, quasi fosse un vincolo di sangue.

Tutta la città scende in strada e si confonde tra un fitto nugolo di teste che avanza lento mentre un palloncino vola in cielo inseguito dallo sguardo smarrito di un bimbo. Ci si rincontra e ci si riabbraccia. Si bisboccia e si tracanna.

Oltre il ponte di Palo i romani ritornano e avanzano con i loro portafogli mai troppo pieni. Si coglie ‘un’allegrezza piena’ da sabato del villaggio di leopardiana memoria.

Per questi motivi – caro forestiero – quello a cui assisterai da oggi è forse una delle ultime fortunate rappresentazioni di quella cultura popolare che sta sparendo ovunque, sostituita da feste con nomi anglofoni e cafonaggini dal retrogusto borghese.

La sagra è per definizione naïf, “mercatara” e caciarona. Rassomiglia all’anima stracciona ma autentica dei pescatori e pastori che fondarono questa città. Nulla a che vedere coi nobili imbellettati e fasulli e men che mai a quel principe barbuto che diede il proprio nome alla città; la Sagra è figlia del popolo delle baracche sotto al castello.

È la vera festa di Ladispoli e dei ladispolani che da 69 anni si addormentano in inverno per rinascere come fiori con i fuochi d’aprile.

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Cavaliere spieghi il nesso fra free vax e plessi sicuri, lasciando stare complotti e scie chimiche https://www.terzobinario.it/cavaliere-spieghi-il-nesso-fra-free-vax-e-plessi-sicuri-lasciando-stare-complotti-e-scie-chimiche/ Mon, 17 Sep 2018 22:28:41 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=143034 Che la politica sfrutti le problematiche del momento affinché si possa cavalcare l’onda populista, capita tutti i giorni e a qualsiasi livello. Però è brutto constatare che un consigliere comunale, in nome di una battaglia personale neanche condivisa dalla sua stessa maggioranza, faccia politica sulla pelle di bambini e ragazzi. I l caso evidente è […]

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Che la politica sfrutti le problematiche del momento affinché si possa cavalcare l’onda populista, capita tutti i giorni e a qualsiasi livello. Però è brutto constatare che un consigliere comunale, in nome di una battaglia personale neanche condivisa dalla sua stessa maggioranza, faccia politica sulla pelle di bambini e ragazzi. I

l caso evidente è quello del consigliere di Fratelli d’Italia Raffaele Cavaliere che, approfittando dell’inizio dell’anno scolastico, ha utilizzato un sistema molto poco ortodosso per sensibilizzare i ladispolani su un tema probabilmente da approfondire come la libertà vaccinale associandolo – secondo parametri decisamente incomprensibili – alla sicurezza dei plessi. In altre parole il consigliere avrebbe detto: o fate entrare in classe gli studenti, i cui genitori hanno deciso di eludere l’obbligo vaccinale oppure sfruttate l’arma potenziale della non agibilità della scuola.

Più in generale, sulla vaccinazione bisognerebbe tenere fuori i bimbi stessi dalla questione e ragionare in maniera più ampia su basi scientifiche e non su bislacche teorie complottistiche. Detto ciò, il modo barbaro con cui il consigliere di maggioranza sta usando la clava del ricatto nasconde una domanda a cui Cavaliere non ha risposto: quale sarebbe il nesso tra l’ingresso in classe dei bimbi non vaccinati e la sicurezza della scuola? Allora della stabilità dei plessi non ci si preoccupa sempre ma solo quando fa comodo, invece di essere sempre stare attenti e vigili sotto questo aspetto ancora di più quando si rappresenta la maggioranza politica della città, sulla quale, va ricordato, pesa l’obbligo politico e amministrativo di garantire la sicurezza di bimbi e ragazzi.

Evidentemente secondo il consigliere di Fratelli d’Italia semplicemente è un tema utile solo quando fa comodo per battaglie curiose. Intanto spieghi il nesso, lasciando stare la burocrazia – che interessa poco o nulla – e risponda alla domanda specifica che ha tentato di eludere. Si concentri sulla problematica senza distrarsi con le riserve auree del Vaticano, quelle sì sedicenti tali, oppure con le scie chimiche che evidentemente offuscano il suo pensiero.

A.V. 

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Olympia, dove la fiamma si è accesa e che la storia dello sport mantiene ancora viva https://www.terzobinario.it/olympia-dove-la-fiamma-si-e-accesa-e-che-la-storia-dello-sport-mantiene-ancora-viva/ Fri, 14 Sep 2018 16:03:16 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=142794 Un pezzo di Mediterraneo, anzi di Ionio, dove bisogna arrivare sapendo già il percorso. Fuori dalle rotte turistiche, sebbene il porto di Katacolo dove attraccano le navi da crociera disti pochi chilometri e la strada per arrivarci tutto sommato comoda, l’idea di dove ci si trovi si percepisce dai nomi degli alberghi – decadenti per […]

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Un pezzo di Mediterraneo, anzi di Ionio, dove bisogna arrivare sapendo già il percorso. Fuori dalle rotte turistiche, sebbene il porto di Katacolo dove attraccano le navi da crociera disti pochi chilometri e la strada per arrivarci tutto sommato comoda, l’idea di dove ci si trovi si percepisce dai nomi degli alberghi – decadenti per la verità, almeno all’apparenza – ma solo fuori del sito. Qualche bancarella e quindi l’ingresso. Da una parte il museo, che merita un capitolo a sé stante, e dall’altra l’area archeologica. La palestra, i templi, e un silenzio solenne che rende il necessario rispetto a un luogo millenario. Qualche turista al tramonto, buona accessibilità anche per i disabili. Immenso il tempio di Zeus, la cui immagine di imponenza è rimasta intatta e

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del quale resta una colonna dorica gigantesca e purtroppo non visitabile dall’interno. Quindi il sancta sanctorum dello sport, che ha risvegliato nel barone De Coubertin la voglia di celebrare il mito dello sport secondo il modello antico.

 
Un arco dà il benvenuto per l’ingresso allo stadio Olimpico per eccellenza, quasi come la salita dal tunnel che porta dagli spogliatoi al campo. Una distesa di terra di 200 metri di lunghezza per una trentina di larghezza. All’apparenza, un campo di periferia. Serve un pizzico di immaginazione, focalizzando l’attenzione sugli elementi antichi come il marmo della partenza a terra e quel che resta della tribuna autorità, per calarsi nella mentalità di 2.500 anni fa: essere qui significava essere “qualcuno”, un privilegiato, la parte buona della società di allora. Da ogni parte del Mediterraneo arrivano per gareggiare, come raccontano le leggende quasi mitologiche degli atleti della Magna Grecia, quel Sud Italia intriso di ellenismo. Si sale la collina, la cui erba è sì tagliata di fresco sebbene il sole picchi e tenda a bruciarla, per arrivare al filo rosso che conduce ai giorni nostri: la piana di fronte al tempio di Hera. È qui che con uno specchio si accende il braciere olimpico, la cui fiamma arriva nella città dei Giochi dopo aver attraversato il mondo (ad oggi) conosciuto.
Dalla fine dell’Ottocento la riproposizione del rito e del mito: le vestali del Tempio a cui spetta il compito di dare vita alla sacra fiamma. Oggi a favore di telecamera, e non potrebbe essere altrimenti; allora, per cercare il favore degli dei, della moglie del Sommo nel caso in caso in questione. E avere la loro benedizione poteva cambiare le sorti non solo di un atleta ma magari di una città intera.
 
Nello stesso complesso, la struttura che ospita il museo con i reperti recuperati dall’area archeologica. Elmi, frontoni, oggetti di uso quotidiano come zappe, picconi o spille che sono riposti in teche al fresco e protetti dall’usura del tempo. Il complesso di statue Zeus e Apollo a fronteggiarsi e la statua della calma olimpica, a cui si fa spesso riferimento, invocandola come una divinità che appare assai raramente. A circondare le statue, le dodici fatiche di Ercole, eroe alquanto famoso da queste parti e tanti busti di imperatori romani, che hanno dominato la Grecia una volta romanizzata. Infine l’emblema più fascinoso: la statua di Nike al centro del centro del museo. La Vittoria campeggia a sorvegliare su tutto il complesso nella sua veste più magica, forse più ancora di quella che vive nel palmo della mano di Atena, sul Partenone della Capitale ellenica. Per fortuna, almeno stavolta, non c’è baffo e nemmeno un paio di scarpe a simboleggiarla.

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Nella marea gialla che invade l’Italia, il litorale si tinge d’azzurro https://www.terzobinario.it/nella-marea-gialla-invade-litalia-litorale-si-tinge-dazzurro/ Mon, 05 Mar 2018 14:41:41 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=131665 Alessandro Battilocchio e Francesco Battistoni vanno rispettivamente alla Camera e al Senato battendo i grillini Paolo Mastrandrea e Alberto Cozzella. La sentenza delle urne è questa che forse nasconde una sorpresa: laddove il Movimento 5 Stelle doveva stravincere – forte del comune più importante della zona – è andato bene ma non benissimo. Come si […]

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Alessandro Battilocchio e Francesco Battistoni vanno rispettivamente alla Camera e al Senato battendo i grillini Paolo Mastrandrea e Alberto Cozzella. La sentenza delle urne è questa che forse nasconde una sorpresa: laddove il Movimento 5 Stelle doveva stravincere – forte del comune più importante della zona – è andato bene ma non benissimo. Come si può leggere questo dato?

Sotto vari aspetti ma uno su tutti: che le persone hanno contato più dei simboli. In questo senso quello di Battilocchio è stato un trionfo: la semina dell’europarlamentare partito da Tolfa è iniziata tanti anni fa e oggi raccoglie i suoi frutti. I giri da Montalto a Ladispoli, da Anguillara a Morlupo hanno pagato: non si è trattato del solito volto imposto dall’alto ma un personaggio conosciuto che conosce le problematiche del territorio, proponendosi come portavoce dello stesso nelle stanze dei bottoni. Dunque il voto di rottura è stato dare il consenso al centrodestra – e alla Lega in particolare – piuttosto che scegliere i pentastellati. Così facendo si è ridata vita a una coalizione che agonizzante ormai da anni.

Viceversa lo stesso effetto-traino non si è riscontrato nel Movimento 5 Stelle. La tiritera sulle candidature – con l’indecisione su Montecitorio e la bocciatura di Andrea Palmieri per Palazzo Madama – probabilmente è stata scontata alle urne sebbene i pentastellati presentassero due figure di alto profilo come il presidente degli avvocati del foro locale e un magistrato.

Il Pd è andato in frantumi seguendo perfettamente l’andamento nazionale, con Emma Fattorini sacrificata sull’altare di un collegio che si sapeva essere perso in partenza. Scelta calcolata quella dei dem: la sua sconfitta non lascerà tracce sul campo di battaglia elettorale.

E adesso? Per quanto riguarda Civitavecchia, le strade si dividono: a prescindere da cosa accadrà fra Quirinale e palazzo Chigi e dalle dichiarazioni del sindaco Antonio Cozzolino, il destino del Movimento 5 Stelle alle elezioni comunali dell’anno prossimo seguirà una strada autonoma. La partita si giocherà solo e soltanto fra il Mignone e il Maragone.

Ale.Val.

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Grando cambiamento e l’informazione (non) servile https://www.terzobinario.it/grando-cambiamento-linformazione-non-servile/ Sat, 03 Mar 2018 10:15:26 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=131535 L’avvicendamento di giugno a Palazzo Falcone doveva rappresentare il “Grando cambiamento” rispetto al passato. Questo lo slogan del centrodestra vittorioso alle elezioni comunali, con i cittadini che hanno affidato ad Alessandro Grando le chiavi di Ladispoli. Dopo neanche un anno di squilli di tromba in nome della discontinuità, della rottura del passato, del nuovo che […]

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L’avvicendamento di giugno a Palazzo Falcone doveva rappresentare il “Grando cambiamento” rispetto al passato. Questo lo slogan del centrodestra vittorioso alle elezioni comunali, con i cittadini che hanno affidato ad Alessandro Grando le chiavi di Ladispoli. Dopo neanche un anno di squilli di tromba in nome della discontinuità, della rottura del passato, del nuovo che avanza, in realtà è successo esattamente il contrario.

“La macchina del fango”, la “disinformazione”, i “giornalisti ostili all’amministrazione”: frasi pronunciate ieri dal sindaco in una replica alquanto piccata divulgata urbi et orbi (a proposito: visto che l’inchiesta su piazza Grande la conduce Terzobinario da anni, non sarebbe stato più corretto chiedere un diritto di replica alla nostra testata? No, meglio prima un bel post sui social e, dopo un’ampia divulgazione, un comunicato da inviare a tutti, così da avere una cassa di risonanza maggiore). Caro Sindaco, visto che vuole essere preciso: il sito on line, più correttamente testata giornalistica, che cita è Terzobinario. Che sì, le piaccia o no, ha avuto il merito di sollevare la problematica, prima ancora che lei indossasse la fascia tricolore. Testata che evidentemente ha colto nel segno. Lo si evince dai toni esacerbati.

Meglio entrare nel merito della questione. Questa, come l’amministrazione precedente, dimostra un’immaturità imbarazzante nei confronti dell’informazione. Basta far notare, peraltro numeri alla mano, che le operazioni condotte possono essere discutibili, certe decisioni impopolari, che i cittadini possano sentirsi frustrati o dimenticati. E la stampa quella cattivona che fa? Prende carta e penna e scrive, cosicché la gente legga e giudichi. Cioè la stampa svolge esattamente il proprio compito: informare i lettori.

Solo che una volta arrivati nelle stanze dei bottoni arriva la sindrome del celodurismo di bossiana memoria: io sono più bravo di te che scrivi e di chi c’era prima e quindi guai a criticare il mio operato. Evidentemente questo virus alberga in ogni nei quartier generale senza che venga debellato. Di conseguenza, la stampa diventa la nemica che, svolgendo un’inchiesta lo fa perché prezzolata, perché nasconde secondi fini, perché si muove sulla base di interessi occulti. O che – peggio ancora – dovrebbe essere servile all’amministrazione. Caro Sindaco ci dispiace: se sperava in una stampa amica ha bussato alla porta sbagliata.

Lanciando queste accuse, il sindaco Grando casca proprio male. Terzobinario non ha alcun vincolo né alcun legame con questa o con la precedente amministrazione. Purtroppo per chi lancia accuse pretestuose, non si tratta di una voce ma un dato di fatto incontrovertibile. Ma soprattutto è un problema perché Terzobinario può sottrarsi all’arma del ricatto, della claque obbligata o del silenzio complice. La stessa amministrazione che non disdegna – legittimamente, per carità – foto e targhe ricordo per ottimi artisti e si dimentica (o fa finta di dimenticarsi, chi lo sa) di chi è stato minacciato per aver documentato un’irregolarità.

Eccola dove sta l’immaturità. L’incapacità di confrontarsi – mica per darci ragione, beninteso – e dare la possibilità a chi legge di formarsi la propria opinione. Meglio urlare teorie complottistiche o regie occulte e lanciare fumo o accuse gratuite e sbandierare numeri per difendere un’operazione quantomeno discutibile. Palazzo Falcone sappia che se avesse ammesso di dover limitare i danni non sarebbe stato popolare ma sicuramente sarebbe stata una scelta politica rispettabile. E questo vale non solo per questa amministrazione ma anche per quella precedente, che da parte nostra non ha ricevuto sconti e gli stessi sconti non li riceve né li riceverà neanche questa.

Per concludere: di minacce e di insulti – alcuni persino divertenti – ne arrivano in continuazione ma eccoci qua, a svolgere il nostro mestiere con una certezza: Terzobinario non cambia e ne va fiero. Per farle sapere, caro Sindaco, quanto disinteresse regna intorno alla testata, le comunichiamo che – numeri alla mano forniti da enti terziè la più letta lungo tutto il litorale a nord di Roma fino al confine toscano e delle etichette non sappiamo cosa farci. Però nemmeno la politica cambia nonostante gli slogan. Noi restiamo umili: auspicare che la politica si vergogni rappresenta un sogno irrealizzabile. Tuttavia potrebbe arrossire, ma non tanto: soltanto un po’.

Ale.Val.

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Il razzismo “distratto” https://www.terzobinario.it/l-razzismo-distratto/ Tue, 23 Jan 2018 09:13:40 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=128970 di Santo Fabiano Non so se possa esistere un “razzismo giusto”. E in verità non mi sembra possibile. Ma, ammesso che possa giustificarsi, sarebbe opportuno chiedersi da che cosa discenda e a che cosa sia finalizzato. Se si considera il termine utilizzato si desume che le ragioni dovrebbero derivare dalla comune appartenenza alla stessa “razza”. […]

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di Santo Fabiano

Non so se possa esistere un “razzismo giusto”. E in verità non mi sembra possibile. Ma, ammesso che possa giustificarsi, sarebbe opportuno chiedersi da che cosa discenda e a che cosa sia finalizzato. Se si considera il termine utilizzato si desume che le ragioni dovrebbero derivare dalla comune appartenenza alla stessa “razza”. Certamente gli uomini non sono tutti uguali. Basta osservare un orientale e metterlo a confronto con un occidentale o un africano, per accorgersi delle diversità anche a occhio nudo. Per i più attenti, inoltre vi sono profonde diversità tra gli orientali. E gli africani non sono tutti uguali, così come non lo sono tutti gli occidentali. E anche questa triplice distinzione é limitativa perché non comprende gli slavi o i pellerossa o altri popoli, tutti con la rivendicazione di una specifica propria identità.

Quello italiano, per quanto ci riguarda, nella geografia delle “razze”, dovrebbe essere un popolo solo, con la stessa identità. Ma é proprio così?

Basta fare ricorso alla memoria per ricordare le contrapposizioni tra settentrionali stanziali e i meridionali emigrati, ingaggiate, anch’esse, in nome del razzismo. Ma si trattava davvero di razze diverse? Quella battaglia contro gli immigrati del sud fu la bandiera di una forza politica che sventolava i diritti del “nord” e la difesa del territorio dalla invasione dei “terroni” e dal centralismo che impoveriva le periferie settentrionali a vantaggio del sud. Con questo programma riuscì persino ad andare al governo, accendendo curiosità e aspettative sulle riforme per l’affermazione dei principi annunciati. Ma dopo dieci anni di governo ha lasciato sul tappeto la riforma più centralista della storia d’Italia (la cosiddetta Riforma Brunetta), nessuna forma di riscatto delle autonomie e condanne per avere distolto le risorse pubbliche in benefici personali (altro che razza!), anche in forma di titoli di studio acquistati, mutande colorate di verde e persino gioielli provenienti dall’Africa nera, il cui colore degli abitanti, per l’occorrenza non dava alcun fastidio. E adesso che si profilano nuove elezioni, per gli stessi il nemico é cambiato: non é più il terrone del sud dell’Italia, ma l’immigrato di colore, qualunque sfumatura abbia. Con l’accortezza, però, di non combattere quelli che siano facoltosi e potenti, come nel caso dei magnati che comprano squadre di calcio o supermercati o banche, perché, si sa… “pecunia non olet”!

Ma passiamo alla seconda domanda: quale sarebbe la finalità delle cosiddette “ideologie razziste”? Verrebbe da rispondere che sia la “difesa della razza”. E poiché con questo termine, soprattutto oggi, nell’era della globalizzazione, si intende l’identità sociale e culturale, viene da pensare che l’obiettivo di questi movimenti sia quello di difendere la propria cultura e i propri valori dalla contaminazione o persino dalle aggressioni delle altre culture. Quest’ultimo aspetto é certamente quello che merita una maggiore attenzione. Siamo tutti interessati, infatti, alla tutela dei valori della nostra società e del patrimonio che ci contraddistingue. Ma viene da domandarsi: il nostro desiderio di difesa dei valori sociali e culturali é autentico e rivolto verso ogni minaccia? Nelle città in cui viviamo assistiamo a deturpazioni del territorio, alla distrazione di risorse pubbliche a gravi ingiustizie e irregolarità che hanno compromesso, nel profondo, il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni. La cronaca ci restituisce informazioni circostanziate sull’oltraggio ai valori costituzionali (la stessa forza che invoca L’unità a difesa della razza italiana, poco tempo fa decideva l’inno nazionale e persino la bandiera). Tuttavia, non si assiste a una reazione a difesa di questi. Forse non si avverte il pericolo per la nostra civiltà e per la razza che la esprime? O forse, più semplicemente, il problema non si pone perché gli autori di questi gesti sono dei connazionali ?

Se avessimo a cuore le tradizioni della nostra cultura e della nostra identità, dovremmo adoperarci per difenderli da ogni aggressione, da qualunque parte provenga. I nostri rappresentanti, in Europa, hanno barattato “spazi commerciali” in cambio delle nostre coltivazioni e poi, indebitato il Paese a favore di lobbies. Gli effetti di queste “politiche”, sono state deleteri e hanno esteso il livello di povertà e di indebitamento a livelli di soffocamento sociale. Ma chi lo ha fatto, ha sventolato la bandiera comune e aveva gli stessi caratteri somatici di ciascuno di noi. Anzi, era elegante, con l’auto di lusso e in prima fila nelle manifestazioni pubbliche.

Però, a giudizio di questi oppositori delle contaminazioni razziali, il vero problema sono gli immigrati. Certamente lo sono! Lo sono se qualcuno, dietro il buonismo di facciata finge di accoglierli per fare business. Lo sono se il modo migliore per accoglierli è tenerli prigionieri e poi lasciarli scappare, perchè si arrangino. Ma lo sono ancora di più se ad accoglierli è un Paese senza identità, dove la giustizia non funziona per nessuno, dove qualunque malintenzionato, di qualsiasi etnia è libero di fare ciò che vuole, confidando in un sistema sbracato che oscilla tra formalismo e garantismo e nel quale a pagare sono soltanto i più deboli e i meno protetti.

E’ stato proprio un “immigrato” a dirmi “nel nostro Paese, se una persona commette un reato viene subito arrestato, qui no. Così l’Italia attira i miei peggiori connazionali che sanno di riuscire a farla franca”. E non è un caso che molti slavi, polacchi e romeni sono ritornati nei Paesi di appartenenza.

Non è colpa loro se il nostro sistema giudiziario non funziona, se a delinquere sono i peggiori di loro che poi la fanno franca e trovano spazio tra i nostri criminali che li assoldano e se ne servono, finché il crimine organizzato ne farà dei boss.

Se vogliamo, davvero difendere la nostra “razza” e la nostra civiltà, cominciamo a proteggere i valori della convivenza civile da chiunque li violi, a qualunque razza appartenga… a qualunque partito appartenga.

Difendiamo tutti insieme la “razza” delle persone oneste, contro la “razza” dei disonesti! Non mi sorprenderebbe affatto che, se lo facessimo davvero, troveremmo al nostro fianco diversi immigrati, magari più motivati di noi a difendere quei diritti che nei loro Paesi non vengono rispettati… perché è per quella ragione che scappano.

Facciamolo, se vogliamo evitare di fare la loro stessa fine. Ma affrettiamoci: già i migliori di noi lasciano il nostro Paese e vanno oltre confine, non per i problemi causati dagli immigrati, ma per i disastri causati dai nostri connazionali.

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Quando l’inefficienza è funzionale https://www.terzobinario.it/quando-linefficienza-e-funzionale/ Sat, 12 Aug 2017 09:00:35 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=118081 Se tutto funzionasse alla perfezione sarebbe un vero guaio! Pensate se i fondi pubblici fossero effettivamente utilizzati per finalità di pubblico interesse, se gli stipendi dei dirigenti pubblici, quelli dei palazzi refrigerati del centro (che non hanno alcuna responsabilità e si espongono solo quando firmano la propria domanda di ferie) fossero allineati con quelli dei […]

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Se tutto funzionasse alla perfezione sarebbe un vero guaio! Pensate se i fondi pubblici fossero effettivamente utilizzati per finalità di pubblico interesse, se gli stipendi dei dirigenti pubblici, quelli dei palazzi refrigerati del centro (che non hanno alcuna responsabilità e si espongono solo quando firmano la propria domanda di ferie) fossero allineati con quelli dei colleghi che si trovano a dipanare le matasse di norme, disposizioni, intercettazioni, sentenze, sospetti, certezze, vincoli e condizionamenti.
Se il costo delle opere pubbliche si limitasse alle spese effettive (quelle che si possono dire), se la magistratura intervenisse tutte le volte che si commette un reato, specie se grave, se gli incarichi fossero affidati ai professionisti migliori, se le priorità fossero determinate dall’interesse pubblico…
Insomma, immaginate che noia e che scompiglio se tutto funzionasse secondo le regole e queste fossero scritte in modo da perseguire finalità di carattere etico. Non ci sarebbe più bisogno di cercare consulenti, formatori e soprattutto intermediari a cui affidare la risoluzione delle questioni “volutamente” controverse.
E la politica? che ruolo avrebbe la politica in un contesto che funziona? Dovrebbe essere affidata a soggetti che hanno a cuore l’interesse del Paese, che si preoccupano per il funzionamento della macchina amministrativa, che pensano di mettere in atti politiche sociali perequative, che si impegnino a programmare e progettare azioni rivolte al miglioramento.
Viene da pensare che le inefficienza, tutto sommato, siano funzionali. Ecco perché non vengono combattute con fermezza e convinzione. Sì, ogni volta che si presentano casi estremi, si sollevano i cori di stupore e dissenso: siamo tutti dalla parte dei valori e della democrazia e… non si è mai visto un mafioso inneggiare alla mafia o alla corruzione.
E’ più figo apparire “antirazzisti”, ma affidare ad atri la soluzione dei problemi di immigrazione, agitarsi contro la “corruzione” e limitarsi a ritenerla una questione di adeguamento a “linee guida”, manifestare contro la mafia e pensare che si nasconda sempre altrove e che per combatterla basta spostare poliziotti e carabinieri da un posto all’altro.
Uno Stato che funziona è possibile, partendo dalle cose più semplici. Basta volerlo, ma sarebbe impopolare e non gradito… cioè impossibile. E le cose impossibili non si possono mettere in un programma perché sono irrealizzabili per definizione.
Lo stesso ragionamento vale per le regioni e i comuni. Pensiamo davvero che la politica, partiti, associazioni e movimenti (anche i “bene intenzionati) vogliano che tutto funzioni secondo principi etici e di valore e nell’interesse pubblico? Forse, singolarmente molti lo vogliono, ma una volta entrati nella dimensione di “gruppo” prevalgono altre dinamiche “protettive” di interessi, nella convinzione di agire in buona fede. E succede che si proteggono posizioni, interessi, persone, progetti che… appaiono giusti perché interni al gruppo. E accade anche che… chi rimane libero e vuole perseguire “efficienza” e “miglioramento” è inteso come soggetto pericoloso.
L’efficienza non è funzionale!

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Caro Salvini, benvenuto a Ladispoli, città dell’accoglienza https://www.terzobinario.it/caro-salvini-benvenuto-ladispoli-citta-dellaccoglienza/ https://www.terzobinario.it/caro-salvini-benvenuto-ladispoli-citta-dellaccoglienza/#comments Mon, 10 Jul 2017 09:38:57 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=115078 Caro Matteo Salvini, sono contento che finalmente abbia trovato tempo per far visita al luogo che più di altri in Italia ha sperimentato – con successo negli anni – la parola accoglienza. Perché Ladispoli, che la ospiterà il prossimo 12 luglio, è da sempre un laboratorio virtuoso di multiculturalità, una “piccola America” bagnata dal mar […]

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Caro Matteo Salvini,

sono contento che finalmente abbia trovato tempo per far visita al luogo che più di altri in Italia ha sperimentato – con successo negli anni – la parola accoglienza. Perché Ladispoli, che la ospiterà il prossimo 12 luglio, è da sempre un laboratorio virtuoso di multiculturalità, una “piccola America” bagnata dal mar Tirreno, nella quale convive pacificamente una comunità di donne e uomini provenienti da nazioni diverse.
Abbiamo un tasso d’immigrazione tra i più alti d’Italia – 7 mila su circa 40 mila residenti sono stranieri – ma grazie ad una spiccata predisposizione all’accoglienza, questo dato che in altri contesti si è tramutato in conflitti razziali e in una disgregazione del corpo sociale, qui è diventato una risorsa incidendo sull’identità stessa del luogo. La piccola località balneare degli anni sessanta è cresciuta rivoluzionandosi e diventando città anche per via di questa sua sorprendente capacità di integrazione.

In tutti questi anni la nostra comunità ha accolto flussi migratori di varia intensità e provenienza. Negli anni ottanta abbiamo ospitato i russi che scappavano dall’impero sovietico, e poi gli africani, afgani e pakistani; in anni più recenti abbiamo accolto dapprima una numerosissima comunità polacca e adesso quella rumena.
Noi ladispolani non abbiamo paura d’integrarci con chi viene da fuori; sarà forse per il mare che ogni mattina ci sveglia e ci spinge ad essere un approdo naturale per chiunque sia in cerca di rifugio e riscatto.
Le nostre scuole sono piene di bambini e ragazzi di culture diverse che giocano e studiano insieme senza particolari tensioni ed anzi grazie a percorsi educativi virtuosi si è sperimentata nel tempo un’integrazione che pian piano si è spostata fuori dalle aule scolastiche riproducendosi con la medesima forza nei gruppi amicali e nella quotidianità.
Tutte le amministrazioni che si sono succedute dagli anni settanta – da quando cioè Ladispoli è diventata comune autonomo – hanno sempre lavorato sfruttando questa grande capacità ricettiva della città potendosi permettere di applicare politiche sociali e culturali inclusive che hanno accelerato e facilitato il processo integrativo. In questa direzione è stato fondamentale, a supporto, anche il lavoro dell’associazionismo che qui a Ladispoli ha trovato terreno fertile ed è diventato nel tempo un fenomeno diffuso a favore della coesione comunitaria.

Matteo Salvini

Matteo Salvini

Nei nostri quartieri i vecchi e i nuovi residenti vivono insieme negli stessi palazzi, comprano negli stessi negozi, lavorano nelle nostre attività economiche e nelle famiglie, molte volte si innamorano e si sposano mischiandosi tra loro come normale che sia; e non esiste nessun ghetto come purtroppo accade in altri contesti italiani ed europei. Nella nostra storia questa multiculturalità non è mai sfociata in azioni o fatti gravi di razzismo perché nonostante i problemi che possono sorgere dalla convivenza di culture diverse, il rispetto e la solidarietà alla fine hanno prevalso sempre.
Questa bellissima predisposizione ad accogliere forse è stata determinata proprio dalla storia della nostra città. Oltre 100 anni fa infatti Ladispoli è nata dall’incontro di donne e uomini venuti da terre diverse (pescatori campani e pastori umbro-marchigiani) che da un giorno all’altro si sono ritrovati su una terra vergine per iniziare una nuova avventura collettiva.

Per tutta questa serie di ragioni, caro Salvini, sappia che oggi noi ladispolani non siamo per niente spaventati dalla sua visita ed anzi, come facciamo con tutti i nuovi arrivati, le diamo addirittura il benvenuto seppur non dimentichiamo che con il suo quotidiano razzismo contro i migranti offende ogni volta questa nostra comunità che basa la propria identità sull’apertura verso l’altro.
Nella vacua illusione che Ladispoli possa farle aprire finalmente gli occhi e nella consapevolezza che la nostra città multiculturale sia un modello di convivenza da promuovere ed esportare su larga scala, sappia fin d’ora che comunque vada qui le sue terribili parole d’ordine non lasceranno alcun segno. Sarà fugace come un qualsiasi temporale estivo e in questo mare non potrà mai farci cambiare rotta perché i nostri valori di accoglienza e solidarietà saranno sempre più forti della sua piccola barca ignobile carica di rabbia ed odio.

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Migranti. Dalla parte del mare. https://www.terzobinario.it/migranti-dalla-parte-del-mare/ https://www.terzobinario.it/migranti-dalla-parte-del-mare/#comments Fri, 07 Jul 2017 13:56:57 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=114882 Le minacce di muri e restrizioni che stanno montando ai nostri confini sono il sintomo che qualcosa si è rotto in maniera inesorabile. La polemica contro le ONG che soccorrono vite in mare è criminosa e un insulto al concetto di fratellanza. La differenziazione tra rifugiati e migranti economici è un odioso ed inutile gioco […]

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Le minacce di muri e restrizioni che stanno montando ai nostri confini sono il sintomo che qualcosa si è rotto in maniera inesorabile. La polemica contro le ONG che soccorrono vite in mare è criminosa e un insulto al concetto di fratellanza.

La differenziazione tra rifugiati e migranti economici è un odioso ed inutile gioco letterario. Non esiste nessuna invasione e chi cavalca questa onda dovrebbe essere denunciato per procurato allarme.

A chi straparla sostenendo ‘prima gli italiani’, voglio esprimere – in quanto appartenente al genere umano – tutto il mio disprezzo. L’Europa che si comporta come Ponzio Pilato dovrebbe vergognarsi e pagherà questa incuranza tragicamente come è già accaduto tante volte nel passato. Chi pensa di chiudere i porti, per di più professandosi cristiano, lo invito a battersi il petto per cento e cento volte ancora.

Sotto questo cielo di luglio osservo preoccupato tutti questi fatti e mi chiedo: come si può far finta di nulla davanti a quegli occhi disperati di donne, uomini e bambini, pescati a banchi dal canale di Sicilia e tirati su storditi e moribondi? Perché siamo diventati così cattivi e inumani? Cosa ci spinge a mettere da parte il sentimento nobile della compassione? Perché non sappiamo più porgere – senza condizioni – una mano a chi ci sta chiedendo disperatamente aiuto?

Dove sono finiti secoli di storia e cultura intrisa di solidarietà, ospitalità e amore verso il prossimo? Ma soprattutto dove sono finite la politica, la scuola e tutti coloro che una volta ci educavano a questi valori? Come si può rimanere indifferenti davanti a questi nostri fratelli senza speranza?
Quanta ipocrisia vedo intorno a me sul fronte dei migranti. E intanto il cane rabbioso del razzismo cresce a dismisura.
#dallapartedelmare #sempre

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