Il leone Kimba diventi il simbolo di Ladispoli • Terzo Binario News

Dopo la fuga di sabato 11 novembre, è diventato – suo malgrado – l’emblema della cittadina

(È una provocazione con sarcasmo, a scanso di equivoci)

Il leone Kimba venga inserito nello stemma di Ladispoli, insieme alle spighe di grano e a Torre Flavia.

In araldica lo stemma cittadino ladispolano viene così descritto: «Partito: nel primo, di rosso, alle tre spighe di grano d’oro, impugnate, legate di verde; nel secondo di azzurro, alla torre di rosso, mattonata e chiusa di nero, merlata alla guelfa, finestrata di due in fascia dello stesso fondata sulla linea della campagna; il tutto alla campagna d’argento, caricata delle parole, in lettere maiuscole romane, di rosso: “TYRRHENI AD LITORA REGIS (cum leone andi)”. Ornamenti esteriori da Città.» Basterebbe aggiungere anche «al leone dorato».

Ironia e latino approssimativo servono a introdurre quanto accaduto nella settimana forse più bizzarra della storia ladispolana.

Sabato pomeriggio il leone Kimba, del circo Rony Roller, è uscito dalla gabbia (come e perché è tema investigativo-giudiziario) ed è andato in giro per Ladispoli.

C’è voluto un stuolo di divise, veterinari, elicotteri per ritrovarlo finché durante il pomeriggio sui social si è visto il felino passeggiare con disinvoltura per il Cerreto, ignaro della celebrità improvvisa e forse soddisfatto dell’occasione di libertà inattesa che gli si è parata di fronte.

E proprio i social sono stati lo strumento per far emergere degli aspetti interessanti.

Intanto l’amore per gli animali e la necessità che vivano nei loro habitat naturali dove possono essere ammirati in viaggi ormai praticamente alla portata di tutte le tasche. La cattività non è naturale e Kimba lo ha dimostrato: era docile più come un gatto domestico che predatore per eccellenza come ci si immagina che sia il re della foresta.

Poi il fallimento della comunicazione del sindaco Grando. Al netto di un evento imprevedibile, ci voleva presenza di spirito e qualche buon consiglio che evidentemente non è arrivato da chi gli sta attorno. Due post sui social non servono a mettere la popolazione al sicuro e consapevole del pericolo, per giunta senza sapere dove fosse esattamente l’animale. Sui social non ci sono tutti, soprattutto gli anziani non “frequentano”, quindi serviva una campagna capillare per rendere tutti consci del problema. Probabilmente la soluzione migliore sarebbe stata prendere i megafoni e le pattuglie della Polizia Locale da mandare in giro a urlare a squarciagola, esattamente sul modello del fastidioso arrotino e ombrellaio. Inutile la passerella al Tg1 quando ormai il tam tam informativo i ladispolani se lo erano fatto da soli.

Terzo punto, la presenza delle associazioni animaliste la domenica dello spettacolo con delle proteste veementi frenate dalle forze dell’ordine, il giorno dopo apprezzate per quanto fatto. Ma magari su questo aspetto ci si tornerà.

Ma più di tutti, i social. Hanno permesso di vedere la vicenda sotto ogni punto di vista. Quello di chi invitava a rintanarsi in casa “perché c’è un leone in giro!”. Oppure chi ha visto nella fuitina di Kimba il riscatto dalla gabbia in cui è costretto. Ben trattato sicuramente, ma lontano dal suo ambiente naturale, e diventato “influencer” suo malgrado.

I video in cui dietro il leone si intravedono i lampeggianti blu, con agenti e militari in imbarazzo di fronte a una situazione quanto meno insolita da gestire per garantire in primis che le persone non fossero in pericolo e che il felino non fosse ferito, hanno fornito un’altra sfaccettatura:

E qui si torna all’inizio: perché il simbolo di Ladispoli? Perché di Ladispoli si è parlato così tanto solo in rarissime occasioni e quasi sempre per vicende di cronaca nera. Stavolta invece dai video si sentiva dire in modo concitato: “Ha girato in via Budapest”, e magari qualcuno si sarà pure chiesto dov’è che fosse via Budapest a Ladispoli, andandosela a cercare sulle mappe, per capire che giro stesse facendo Kimba.

Stavolta a portare la cittadina alla ribalta nazionale e internazionale è stato un evento tanto sorprendente quanto inatteso che ha calamitato l’attenzione persino più della questione palestinese e delle decisioni del Governo. Ma andando oltre gli aspetti che portano a parlare di Ladispoli, la storia di Kimba è andata di gran lunga oltre la Sagra del Carciofo, simbolo per eccellenza di Ladispoli. Nell’immaginario collettivo parlando del “leone di Ladispoli” tutti sanno immediatamente di cosa si stia parlando.

E allora ecco uno spunto di riflessione, peraltro già riproposto in passato: intorno a quali simboli o eventi si stringe la comunità ladispolana? La Sagra certo, Torre Flavia e la Palude. E poi? Se non ci fosse stato Kimba a trascinare Ladispoli davanti a tutta Italia, chi o cosa lo avrebbe fatto?

Nelle immagini di tv e social è stata anche sviscerato qualche altro aspetto come quello ironico: Fiorello con Viva Rai 2, i programmi Mediaset e infine venerdì “Zoro” Bianchi a Propaganda Live su La 7 hanno scherzato sulla fuga.

Poi ci sono stati i meme che qualcuno, erroneamente, ha interpretato come canzonatori verso l’animale. In realtà ad essere sbeffeggiata è stata proprio Ladispoli ma siccome tutto fa brodo, nel complesso si è trattato di pochi istanti volti a strappare un sorriso.

Con il passare dei giorni la questione è diventata politica: Grando ha trovato un accordo con la famiglia Vassallo per continuare le esibizioni ma senza animali (e anche qui, ci sarebbe da discutere perché altrove i circhi non mettono le tende mentre a Ladispoli sì) e con il consigliere Renzo Marchetti che ha palesato un sussulto di animalismo distorto tacciando di “ipocrisia” i colleghi di opposizione Fabio Paparella (per essere andato nel deserto a dorso di cammello), Silvia Marongiu (per aver portato il figlio all’acquario di Genova) e Gianfranco Marcucci per amare andare a cavallo. Come se le stalle per gli equini, gli acquari e gli allevamenti di quattrozampe del deserto fossero diventati all’improvviso laboratori di vivisezione. Secondo questo assunto, anche ad Allumiere vogliono tutto il male possibile dei somari, salvo curarli 365 giorni l’anno e più ancora il giorno del Palio, ma tant’è.

Comunque anche a palazzo Falcone ci stanno facendo un pensierino se nell’immagine degli eventi natalizi hanno messo il felino con la criniera.

locandina Natale Ladispoli

Ecco perché – forse – il leone Kimba si merita un posto d’onore nella giovane storia ladispolana.

a.v.

Pubblicato domenica, 19 Novembre 2023 @ 06:59:00     © RIPRODUZIONE RISERVATA