“Ad Allumiere, oggi, il PD convoca un’assemblea generale. Una di quelle riunioni in cui si parla di identità, valori, comunità, coerenza. E poi invita Pietro Tidei.
Ora, Pietro Tidei è una figura talmente sfaccettata che se fosse un solido geometrico servirebbe un dottorato in topologia per descriverlo. Formalmente PD, sostanzialmente quantistico.
Per capire Tidei bisogna ricorrere alla fisica: il celebre gatto di Schrödinger. Quello chiuso nella scatola che è contemporaneamente vivo e morto finché non la apri. Ecco: Tidei è contemporaneamente del PD e contro il PD finché non si aprono le urne. Poi si scopre che è vivo dove conviene e morto dove paga meno dividendi politici.
Alle regionali e alle europee fa campagna contro il PD sostenendo la figlia, consigliera regionale di Italia Viva. Alle comunali di Civitavecchia appoggia il candidato di Forza Italia contro quello del PD. A Santa Marinella prepara una lista contro il PD. Però oggi parla all’assemblea del PD.
È la prima applicazione pratica del tesseramento a tempo variabile: la tessera del partito come il Telepass, funziona solo nei caselli giusti.
Nel PD parlano spesso di “campo largo”. Con Tidei siamo oltre: siamo al campo quantistico. Un campo in cui puoi stare contemporaneamente in maggioranza, opposizione e buffet.
Immaginate la scena: militanti che discutono di linea politica, coerenza, valori. Poi entra Tidei, che rappresenta la nuova frontiera dell’ecumenismo democratico: l’uomo che riesce a fare opposizione al PD dall’interno del PD. Una specie di infiltrato che ha dimenticato di infiltrarsi altrove.
È la versione politica del “non sono cattivo ma mi disegnano così”. Perché alla fine la vera ideologia italiana non è il socialismo, il liberalismo o il cattolicesimo democratico. È il Tengo Famiglia-ismo.
E così la politica diventa un grande reality: non conta la maglia che indossi, conta in quale spogliatoio ti trovi quando arrivano i fotografi. L’appartenenza è un’opinione, la candidatura è un’opportunità, la coerenza è un accessorio vintage.
Morale: si può essere tutto e il contrario di tutto, purché si sia sempre dalla parte giusta, la propria.
E alla fine, puntuale come la tassa sui rifiuti, vince sempre lui: il vecchio, intramontabile, bipartisan “tengo famiglia”.
Braccio da Montone
