“Volevo solo buttare giù qualche chilo”. Paolo Simonini, al suo 18esimo giorno di sciopero della fame, ha scritto con ironia una nota di denuncia e di desolata constatazione sullo status quo di un paese che si autodevasta.
E lo ha fatto indirizzando una lettera accorata anche al sindaco di Bracciano, Giuliano Sala, e alla giunta del comune. Poche righe (di seguito riportate integralmente) prive di impugnabili ideologie politiche, ma improntate ad un’etica del rispetto dell’uomo e dell’ambiente in cui vive, buttate giùcon tenacia dal suo presidio davanti alla discarica di Cupinoro. Quel “crimine” fatto di anni di conferimento di rifiuti e di progetti falliti e piani industriali controversi, di sversamenti e di pesanti riflessi ambientali ed economici sull’intera comunità del circondario. Quella ormai famosa “montagna” simbolo e sintomo “locale” della crisi dei rifiuti e della complessità della gestione del ciclo da un lato e della inceppata massa di interessi ad esso avviluppata dall’altro.
Il consigliere di minoranza Massimo Guitarrini al termine della seduta di consiglio comunale di ieri sera, si è fatto latore della breve epistola, leggendola al sindaco e al consiglio. Se Sala ha risposto “Non sono ipocrita non porto solidarietà a una persona che ha posizioni diverse dalle mie”, sappiamo che la protesta pacifica di Paolo proseguirà almeno fino a domenica, cercando di fare proseliti culturali e senza pretesti. Perché non è “tutto a posto” come sembra.
“Caro sindaco, cari assessori e consiglieri tutti
mi chiamo Paolo Francesco e sono qui davanti alla discarica di Cupinoro da 18 giorni per uno sciopero della fame, sotto il sole, sostenuto dal mio comitato Fermiamo Cupinoro.
Volevo assicurarvi che il pretesto della protesta è assolutamente pretestuoso, volevo solo buttare giù qualche chilo.
I motivi? Del tutto inesistenti.
Nessuno sa e nessuno vuole sapere cosa c’è sotto la discarica, ma tanto è tutto a posto.
Ci sono casi sospetti di tumore a Borgo S.Martino, ma è tutto a posto.
Il sindaco stesso definisce Cupinoro come una bomba ecologica e rimpalla le responsabilità con la Bracciano Ambiente, spariscono soldi pubblici, fioccano rinvii a giudizio, ma è sempre tutto a posto.
Sarò ingenuo, ma in fondo, che messaggio posso portare a un sindaco che ha chiesto di essere eletto per fermare uno scempio e una volta al potere ha fatto il contrario? Che insiste anche oggi, con i nuovi progetti industriali, a minacciare l’integrità e le risorse del suo territorio?
Cosa posso dire a persone che ho visto con i miei occhi – le ho viste al momento del voto – alzare il braccio e chinare la testa?
Citando le parole del Santo Padre, al punto 8 della sua nuova enciclica, posso solo dire questo, che ‘un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi’.
Cupinoro è un crimine contro la natura, contro la bellezza di questi luoghi e la salute di chi ci vive. Un crimine grande come una montagna.
Spero che un giorno chi ha commesso questo crimine almeno se ne renda conto.
E che chi è abituato a chinare la testa, un giorno decida di rialzarla.
Tempo fa Papa Francesco ci ha rassicurato sul fatto che Dio perdona sempre.
Io, come credente, posso pregare perché Dio vi perdoni.
Come cittadino, è un po’ più difficile”.
