Cupinoro: fino a domenica lo sciopero della fame di Paolo Simonini • Terzo Binario News

Cupinoro: fino a domenica lo sciopero della fame di Paolo Simonini

Ago 6, 2015 | Bracciano

CUPINORO SIMONINIFame. Di diritti e di salute. “Ciao Giorgio Francesco, mi chiamo Paolo Francesco. Tu sei il Santo Padre, la Guida della Cristianità. Io sono uno zero… Se parlassimo di soldi e successo, potrei considerarmi un rifiuto. Ma non mi va di parlare di soldi, lo fanno tutti. Preferisco occuparmi dei miei simili, i rifiuti. Ti scrivo da una discarica, di fronte a me c’è una vera e propria montagna. E’ Cupinoro, vicino Bracciano, Starò qui per un po’”.

Iniziava così la prima lettera inviata a Papa Francesco dall’attivista Paolo Simonini, in sciopero della fame da 18 giorni (mentre scriviamo), da anni in prima fila per difendere le terre del lago di Bracciano, e non solo, da abusi di ogni sorta, muovendosi tra comitati, proteste, manifestazioni, petizioni.
Questa volta Paolo ha deciso di fermarsi simbolicamente alle pendici di Cupinoro, discarica che presto dovrà essere messa in sicurezza e che troppe falle nasconde ormai a mala pena, dopo anni di gestione poco chiara se non fraudolenta. Paolo ha voluto condividere con la comunità, seppur in un atto solitario, il suo dolore per il deragliamento di un territorio. E lo ha fatto cercando di trasmettere conoscenze, ricordi, dati, desiderio di lotta per i diritti, ai suoi vicini e ai suoi potenziali lettori, a chiunque voglia uscire dal letargo cerebrale che la società dei consumi impone tra immortali televendite, fastfood e fastnews, chiunque venga a parte della sua storia, che è nostra.

L’orto più faticoso ma colorato è quello in cui convivono tanti diversi fiori, “fratelli fiori” che si proteggono l’un l’altro. Uno sguardo vigile e indagatorio sul mondo e sull’essenza sua più impalpabile. Così Paolo sta tenendo fede ad una promessa fatta alla Terra e ai suoi simili, e si offre nella sua battaglia fisica e intellettuale e ancor prima spirituale a pochi passi dalla montagna della mondezza e dal suo blog fratellifiori.wordpress.com.

Fino a domenica sarà là, vuole concludere la terza settimana confidando di poter lasciare poi il testimone ad una coscienza più reattiva di quella comunità a cui si è rivolto. Sugli striscioni che delimitano il suo presidio di resistenza e che qualcuno ha stracciato qualche sera fa, vandalizzando il percorso difficile di Paolo, poche nette parole di denuncia e di speranza. Di chi non vuole che il presente sia sepolcro del futuro.

Paolo nelle sue lettere ha stilato e analizzato con schiettezza i tarli della nostra epoca e del nostro territorio, tutte le magagne dell’eco-sostenibilità posticcia che inquina in primis i nostri cervelli già poco allerta, ormai. La non troppo vecchia ipotesi dell’inceneritore a Pizzo del Prete a tre chilometri da Cupinoro sulla Via Settevene-Palo, cratere e picco, macchia e buco nero in una waste land che potrebbe vivere di turismo, cultura e industria agroalimentare. Adagiata ad un’esigua distanza da agriturismi, aziende agricole, ospedali tra cui il “Bambin Gesù. Una minaccia che ha inizialmente destabilizzato ma poi forgiato consapevolezze e coraggio per nuove sfide davvero eco-logiche, per custodire la salute di un intero territorio.

Monte Monnezza, la discarica di Cupinoro, da oltre vent’anni deposito e urna funeraria pericolante per i rifiuti del comprensorio e di quasi trenta comuni. Come racconta Paolo “tutto questo in un paradiso, vicino al lago di Bracciano e alla necropoli di Cerveteri, in mezzo ai boschi, in una zona protetta da vincoli archeologici, paesaggistici, naturalistici. Sul terreno di un’Università Agraria, vincolato da usi civici e quindi proprietà dei cittadini, intoccabile anche per le amministrazioni. Sulla carta… Ora la discarica è chiusa. Il monumento è terminato, la nostra terra avvelenata. Per sempre. Ma non è finita. Come nella Terra dei Fuochi, ora è il momento della bonifica, quella cosa misteriosa che muove miliardi e che nessuno fa. Chi scaverebbe i rifiuti? Per metterli dove? Quanto costerebbe? Ma ecco la soluzione, nel nome santo della sicurezza. Costruire nuovi impianti inquinanti – un biodigestore e un impianto per produrre rifiuti da bruciare – e con i nuovi investimenti rendere sicura la discarica. Dopo trenta anni di inquinamento, la scelta è: inquinare ancora. Regione e Governo appoggiano e sottoscrivono”.

E’ il cancro dell’ingordigia che svelle qualsiasi sentimento di responsabilità e di solidarietà nell’uomo tanto da farlo attaccare, stercoraro del proprio regno, ad una “briciola” di potere che lo schiavizza e domina? Paolo se lo chiede, ce lo chiede, dialogando tra rifiuti quotidiani e massimi sistemi con il suo interlocutore epistolare.

Una questione di resistenza? Tutti siamo sotto attacco”. Di un sistema che fagocita se stesso, che per speculare e accumulare e trincerarsi dentro e dietro le sue “montagne” di affari mafiosi e scorie vive nella paura (quindi) nell’indifferenza e intanto si avvelena. Anche con le centrali a biogas e biomasse, che inquinano la terra e le falde acquifere e l’aria con l’incenerimento. “Il loro nome comincia per bio. Ma dietro alle belle parole, spesso c’è un inganno. In questo caso, c’è una fila ordinata di affaristi, politici e imprenditori senza scrupoli, scienziati e grandi esperti di rifiuti, sedicenti ambientalisti, veri camorristi. Tutti vestiti di verde e rinnovabili – forse per questo aumentano ogni giorno. Hanno cominciato a barare da subito. Sostenevano che queste centrali utilizzavano scarti agricoli e intanto davano il via a una vera e propria agricoltura dedicata, sottraendo la terra destinata all’alimentazione. Poi hanno varato una legge – un crimine, va abrogata – per classificare l’energia prodotta come rinnovabile e quindi incentivarla alla grande, naturalmente con i soldi nostri. Poi hanno riempito di centrali la Pianura Padana – già uno dei luoghi più inquinati d’Europa – e il Nord Italia… Quante proteste, cause, manifestazioni. Quante sofferenze ed energie sprecate. E ora tocca a noi, al Centro e al Sud. Nella Terra dei Fuochi vogliono costruire decine di centrali, chiudendo il business delle coltivazioni no food sui luoghi contaminati dai rifiuti tossici. Nel frattempo cercano di inquinarci la mente”.

Sono davvero necessarie e produttive nel ciclo dei rifiuti e della produzione energetica delle centrali costose, che consumano, che inquinano, che hanno bisogno di manutenzione e sono pericolose tanto a livello strutturale quanto biologico e ambientale? O sono componenti di un carrozzone di bugie e di mercati che si autoalimentano divorando il Paese? “Stanno svendendo la terra italiana per produrre energia inutile. Con la truffa del biogas, hanno riempito di centrali il Nord Italia togliendo terra dedicata alla nostra alimentazione. E’ immorale, disumano. Ora scendono – Umbria, Lazio, Campania – pompati da televisione, stampa e convegni entusiasti, sempre e ancora a caccia di incentivi. Arriva la Green Economy, è il momento delle Rinnovabili, stai attento Giorgio Francesco, stai in guardia dalla loro miserabile narrativa. Con il biogas da rifiuti avveleneranno i campi e le piante di cui mangeremo i frutti. Non bastavano i vari diserbanti, pesticidi, insetticidi e gli altri doni – omicidi – dell’industria farmaceutica”.

Paolo resta lì contro le inerzie e contro le truffe politiche e mediatiche, contro l’apocalittica sorda rovina della Terra e delle terre, continuando ad appellarsi al Papa. Vuole trasferire valori concreti a quanti lo stanno seguendo, comunicare anche attraverso la sua esperienza, creare una nuova rete che non sia solo di intenti, ma di volontà. Perché nessuno può rifiutarsi di difendere la propria salute. Nessuno è un rifiuto.