Un consiglio comunale aperto per dare la possibilità anche ai cittadini di Ladispoli di dire la loro sul progetto Sprar. La richiesta arriva dal Pd locale, visto l’acceso dibattito sull’argomento di questi giorni.
“Attraverso il lavoro del forum immigrazione provinciale – dichiara Silvia Marongiu (presidente forum immigrazione PD provincia di Roma) abbiamo constatato che dove le istituzioni locali assumono un atteggiamento propositivo e collaborativo, è possibile gestire i flussi dei migranti con metodo e senza esasperare i problemi. I Comuni non possono e non devono essere scavalcati nella fase di studio ed in quella decisionale poiché attualmente nessun ente locale è in grado di anticipare risorse di ogni genere e tipologia. E’ fondamentale cercare di capire come è possibile programmare con anticipo percorsi adeguati di accoglienza, sempre più necessari per il mantenimento della coesione sociale nei territori.”
Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) è la rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono alle risorse del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. Gli Enti Locali, per la realizzazione delle loro azioni, si avvalgono della collaborazione delle realtà del terzo settore. Il coordinamento dello SPRAR è affidato a una struttura tecnica, il Servizio Centrale. La rete dello SPRAR realizza interventi di accoglienza integrata: Accoglienza materiale (vitto, alloggio); Servizi alla persona (assistenza socio-sanitaria, inserimento); Accoglienza integrata scolastica; Apprendimento della lingua italiana, orientamento al territorio e ai suoi servizi, …); Orientamento legale; Percorsi individuali di inserimento socio-economico. Deve essere inteso come parte integrante del welfare locale e in rete con gli altri servizi del territorio. Rispetto ad altre misure di accoglienza nello SPRAR vi è un protagonismo forte dei Comuni e la possibilità di avvalersi del partenariato operativo con le realtà del terzo settore e del privato sociale. Oggi si può evidenziare che accedere allo SPRAR è una reale opportunità di prospettive e crescita del territorio su piano culturale, del mercato del lavoro, dello sviluppo di impresa, etc. Nei Comuni che non aderiscono alla rete SPRAR il Ministero degli Interni si riserva di emettere bandi per la ricerca di strutture private e, a quel punto, le Amministrazioni comunali non hanno più alcuna competenza. E’ quello che è già accaduto a Fiumicino e a Civitavecchia o ad Anzio e Nettuno dove, a seguito della mancata adesione, sono stati aperti 5 centri privati e ne apriranno altri a breve. Quindi un privato potrebbe proporre l’affitto di ex alberghi o palazzine intere (concentrando i rifugiati e rischiando di creare “ghetti”). Ecco perché il sistema da utilizzare per l’accoglienza potrebbe essere quello di accoglienza diffusa”. Non si può accettare un mero conteggio numerico sulla ripartizione dei richiedenti asilo che non tiene conto delle esigenze del territorio. Bisogna ricostruire un clima di fiducia e dare delle garanzie mettendo al centro il welfare come motore di sviluppo sociale ed economico, mettere in campo azioni multidisciplinari e contaminazioni complesse, costruendo forme di parternariato prima di tutto tra i soggetti sociali, ma anche con le Istituzioni.
Non si tratta di far “ribollire il tessuto sociale” come evidenziato da alcune testate locali ma di capire quale identità si vuole dare alla città di Ladispoli che è costituita per circa il 20% da popolazione di origine diversa da quella italiana. Sul tema dell’accoglienza – come già ribadito a novembre 2016 durante la discussione e l’approvazione all’unanimità della mozione del gruppo consiliare PD “Istituzione Consulta dei Migranti” – le varie comunità presenti sul territorio sono organizzate in forme associative di diverso genere: culturale, religioso, socio/politico e rappresentano una risorsa per la crescita e lo sviluppo di buone pratiche di cittadinanza attiva, ponendosi come strumento di collegamento tra l’amministrazione comunale ed una rilevante fetta di città, per la quale si rende fondamentale incentivare la piena integrazione con riferimento alla tutela dei diritti, all’istruzione, alla salute, all’inserimento nel mondo del lavoro, alla fruizione dei servizi sociali e per tutto quanto concerne il governo del territorio. Che prospettiva si può dare a quel segnale di convivenza che va a contrastare alcuni fondamentalismi che allontanano i popoli e li conducano alla barbarie? L’assenso del consiglio comunale all’introduzione della consulta era già stato ricercato in altre occasioni e in varie consiliature, incontrando sempre insuperabili resistenze, spesso di natura ideologica. In questo senso è sembrato decisivo lo sforzo di dialogo in particolare con i consiglieri politicamente più distanti da quella che potremmo definire la cultura dell’accoglienza.
Proprio perché democratici e disponibili al confronto, aldilà del dibattito acceso e a volte strumentale che si legge in vari gruppi social, il PD Ladispoli rilancia sull’importanza di convocare un consiglio comunale aperto (propedeutico al voto dei consiglieri nella massima assise) per coinvolgere ed informare i cittadini in una fase decisionale così rilevante.
