26032017Headline:

Omicidio Vannini: ecco la diretta dell’udienza

Oggi in aula torna il processo alla famiglia Ciontoli per la morte del giovane Marco Vannini. Punto centrale dell’udienza saranno le deposizione dei medici legali e dei periti di parte che dovranno spiegare se e perché Marco si sarebbe potuto salvare.

L’udienza inizierà alle 10:00 circa. Per i nostri lettori seguiremo passo passo tutte le fasi dell’udienza come di consueto.

AGGIORNAMENTO

  • Orario previsto per l’inizio dell’udienza: ore 10
  • L’udienza si aprirà con qualche minuto di ritardo a causa di un procedimento precedente.
  • Oltre ai familiari di Marco Vannini e agli avvocati di parte civile e della difesa, si registra la presenza in Tribunale dell’imputato Antonio Ciontoli. 
  • Udienza iniziata alle 10:40.
  • Inizia la testimonianza dei consulenti tecnici medico-legali incaricati dal pubblico ministero a maggio 2015. 
  • Tra i quesiti la traiettoria del colpo e la possibile efficacia di un soccorso tempestivo.
  • Il consulente dott.Cipolloni procede ad illustrare gli effetti riscontrati del proiettile sul corpo della vittima agli esiti dell’esame necroscopico.
  • A livello autoptico “vi era un massiccio versamento bilaterale a livello toracico”, ha spiegato Cipolloni. Tale esame confermerebbe che il soggetto è rimasto in vita per un certo periodo di tempo. Il proiettile usciva dalla parete antrolaterale del ventricolo sinistra. Non ci sono grandi lesioni alle valvole atrioventricolari. Attraverso le immagini, il consulente mostra quale sarebbe stata la traiettoria del proiettile. Per quanto riguarda la causa della morte, si è trattato di uno shock emorragico. “Dobbiamo immaginare che il soggetto sia stato con il braccio in abduzione” (ossia col braccio sollevato) riferisce Cipolloni. L’ipotesi è che l’arma fosse in posizione più alta rispetto alla posizione di entrata del proiettile, a circa 25 cm e sul lato destro rispetto alla vittima. 
  • L’esplosione del colpo viene situata, all’epoca della relazione, dalle 23:15 alle 23:30. Questo range di quindici minuti è l’unico elemento di incertezza che rimane sulla tempistica, fa presente Cipolloni.
  • Gli eventi successivi sono stati ampliamente riferiti. Nelle chiamate non viene mai menzionato il colpo di arma da fuoco. Le domande degli operatori del 118, viene ricordato, non sono fatte a caso ma secondo una precisa legge che impone domande poste secondo una certa ratio, allo scopo di caratterizzare nel modo più preciso possibile l’emergenza di cui trattasi. Alla fine la prima chiamata fu, comunque, annullata. Vi è poi un’ulteriore chiamata in cui alle domande dell’operatore si risponde parlando di una caduta su un pettine. Alle domande su un taglio si risponde parlando di “un buchino”. Le urla portano a chiedere se si trattasse di un diversamente abile. L’operatore alle ore 00:06, quando manda l’ambulanza non medicalizzata, annota la precedente chiamata delle 23:43. Questa parte alle 00:16 e arriva in ospedale alle 00:45. Solo successivamente il medico si accorge che si tratta di un colpo d’arma da fuoco. Dopo la richiesta di eliambulanza e il verificarsi di un arresto cardiaco, l’evento clinico si conclude con la morte del soggetto alle 02:26. Da lì alle 03:10, ora in cui viene constatato il decesso, per quaranta minuti sono state tentate manovre di rianimazione.
  • La parola passa a Carlo Gaudio, l’altro consulente medico-legale incaricato dal pm. Questi analizza le tempistiche, ciò che diligentemente si doveva fare e ciò che si è fatto.
  • “Il comportamento ideale sarebbe stato di comunicare il motivo del malore, la causa e fare la chiamata  118”. Invece la prima chiamata è stata annullata e, secondo il consulente, “ha due conseguenze: un ritardo oggettivo di 13 minuti e uno sviamento dal corretto triage”.
  • Il ritardo rispetto ad una corretta osservazione medica di 23 minuti e lo sviamento dal corretto triage (da codice rosso a verde) si ripete, secondo il teste dott.Gaudio, anche per la seconda chiamata.
  • Alle 00:45 vi è la prima osservazione medica che constata la ferita di arma da fuoco. Se consideriamo questi ritardi fino all’inizio della terapia “abbiamo un accumulo di ritardi che oscillano dall’ora e un quarto all’ora e mezza”;
  • Dopo un’ora e mezzo iniziano i soccorsi con una terapia palliativa. 
  • “Chiama i servizi di emergenza, agisci tempestivamente, non spostare la vittima”. Questi i tre imperativi medici che, secondo il consulente, dovrebbero conoscere anche i civili e che, in questo caso, sono stati tutti non correttamente applicati.
  • Il dott.Gaudio cita uno studio che parla di una sopravvivenza del 100% di pazienti soccorsi in un condizioni simili che siano stati portati in ospedale con segni vitali presenti assimilabili a quelli di Marco. 
  • Un intervento tempestivo e corretto avrebbe assicurato con elevatissima probabilità la sopravvivenza del soggetto, queste le conclusioni della relazione dei consulenti della procura. “Dal punto di vista causale le fattispecie che abbiamo analizzato sono state rilevanti dal punto di vista deterministico della morte”, ha ribadito il Dott. Cipolloni.
  • Le domande del pubblico ministero, Alessandra D’Amore, si appuntano su ciò che sarebbe successo in presenza di una comunicazione puntuale e precisa anche sulla dinamica e il punto di penetrazione del proiettile.
  • Un altro quesito posto dal pm si sofferma sulla posizione dell’ogiva. La dott.ssa D’Amore ha domandato se la posizione possa essere stata determinata anche successivamente allo sparo a seguito del massaggio cardiaco. Il Dott. Cipolloni smentisce questa possibilità. 
  • A proposito della voce alterata del ragazzo, udibile dalla chiamata al 118, il pm domanda se si possa individuare una ragione clinica. Il Dott.Gaudio spiega che l’alterazione della voce è dovuta alla lesione pneumotoracica che provoca aumento del ritmo e frequenza respiratoria, comportando difficoltà nel parlare. 
  • Quanto sangue ha perso prima dei soccorsi si può affermare? domanda il pm. Il Dott. Gaudio risponde che dopo un’ora e mezza, alla prima osservazione, si può ipotizzare fosse stato perso dal ragazzo approssimativamente un litro e mezzo di sangue. 
  • “Il colpo ha attinto il braccio sulla pelle nuda o c’erano dei vestiti sopra?”, chiede ancora il Pm. La risposta del medico legale Dott.Cipolloni riferisce che dagli esami sembrerebbe essere stato esploso il colpo sulla parte nuda.
  • La domanda dell’avvocato di parte civile Gnazi si sofferma sulle conclusioni possibili sullo stato di Marco a seguito di quanto riferito dai vicini nella loro testimonianza: urla, altissime e interrotte per brevi momenti, durate oltre un’ora. 
  • Sì può affermare che il punto dove è stato esploso lo sparo fosse facilmente riscontrabile come corpo estraneo palpabile? Ad un attento esame visivo poteva essere sicuramente riscontrabile il corpo estraneo, secondo la testimonianza rilasciata al pm dal Dott.Cipolloni e riletta per conferma in aula.
  • Se le cose fossero andate come voi avete tratteggiato, chiede l’avvocato di parte civile, il ragazzo poteva essere salvato? “Con altissima probabilità, penso di sí”, risponde il dott.Cipolloni. 
  • L’avvocato della difesa, Messina, chiede al consulente di ripetere il percorso del proiettile nel corpo della vittima. Il dott.Cipolloni ripete gli esiti degli esami sulla traiettoria. L’avvocato domanda se sia stato perforato anche il polmone sinistro, ma non è stato constatato. Le domande successive si concentrano sulle dimensioni del diametro del foro sul cuore. Ne vengono precisate le dimensioni, dopo alcune contestazioni. 
  • L’avvocato Messina domanda se, vista la presenza di tre ferite, la casistica esaminata in letteratura dai consulenti possa essere considerata simile a quella in oggetto. La risposta di Gaudio riferisce che il dato rilevante è quello del 100%, “parliamo di casi con segni vitali all’ammissione in ospedale, tutti e 13 sono sopravvissuti”. Questo con un certo tipo di intervento che si sarebbe potuto fare: non un intervento complicato, specifica Di Gaudio. In sostanza la sutura diretta di un centimetro.
  • “Quanti dei soggetti presi in esame dallo studio (31) erano stati colpiti da una ferita di arma da fuoco?” Domanda l’avvocato.Messina. Il 26%, ma i consulenti spiegano che la percentuale di sopravvivenza non è fatta in base al tipo di ferita, quanto in base alle condizioni vitali con cui i soggetti arrivano all’ospedale. “Se lei vuole che le dica se c’e un caso nei 25 articoli citati simile al nostro io le dico di no. E sarebbe impossibile”, spiega il Dott. Gaudio. In sostanza sarebbe arduo trovare in letteratura un caso uguale in tutto e per tutto a quello preso in esame, per arma, tipo e numero di ferite. La percentuale di sopravvivenza dipende nei vari studi dai parametri adottati di selezione dei pazienti. L’avvocato Messina chiede quindi se possa dirsi che la letteratura non serve per il caso in oggetto. “No, questa è una sua opinione, avvocato”, ha replicato il Dott.Cipolloni, che poi ha ribadito le conclusioni già riportate sul l’elevatissima probabilità di sopravvivenza in caso di una tempestiva e corretta attivazione dei soccorsi.
  • Ulteriori domande insistono sull’intervento che si sarebbe dovuto fare sul soggetto e sulla relativa tempistica. “Nel giro di un paio d’ore dal ferimento il paziente sarebbe potuto uscire dalla sala operatoria”, dichiara il Dott. Carlo Gaudio. 
  • La contestazione di Messina riguarda le tempistiche della partenza e arrivo dell’elisoccorso rispetto alla relazione dei consulenti tecnici incaricati dal pm. L’arresto cardiaco, sostiene l’avvocato Messina, secondo le testimonianze “è avvenuto durante il volo è quindi alle 01:45-01:50”.
  • L’avvocato Miroli chiede ai consulenti di precisare meglio la differenza tra ferite trapassanti e perforanti e tra ferite d’arma da fuoco e da arma da taglio. Inoltre vengono domandati i riferimenti normativi citati nella relazione relativamente al protocollo dell’intervista degli operatori del 118. In seguito l’avvocato Miroli domanda se, nel caso in cui fosse stata comunicata nella prima chiamata al 118 la causa del malore e i sintomi, sarebbe stata trattata come un’urgenza o un’emergenza. Gaudio risponde che certamente sarebbe stata trattata come emergenza.  
  • In presenza di una corretta comunicazione sul colpo d’arma da fuoco, spiega il Dott.Cipolloni, probabilmente l’operatore del 118 avrebbe dato un codice rosso e pensato al tipo di lesione più grave, anche senza sapere del foro di uscita. Oppure avrebbe domandato se era visibile il foro di uscita. “Gli effetti sono il mancato invio di ambulanza con medico”, ribadisce Gaudio. In tal caso dopo 20 minuti sarebbe iniziata la terapia. 
  • “Sul punto lei dice che la terapia infusiva ha consentito la sopravvivenza, ma da quello che risulta Marco è andato in arresto cardiaco subito dopo. Ce lo può spiegare?” Chiede l’avvocato Miroli. È mancato, ripete Gaudio, il secondo cardine della terapia, che entro due ore poteva essere realizzato. Fa riferimento ancora alla tempistica dell’arresto cardiaco, avvenuto in eliambulanza, dati i ritardi.
  • Dopo alcune domande della Corte, essendo terminato l’esame dei consulenti tecnici della procura, l’udienza è stata temporaneamente sospesa per alcuni minuti. La parte civile ha rinunciato all’esame dei propri consulenti. Si riprenderà con l’ascolto dei consulenti tecnici della difesa. 
  • Giulio Sacchetti e Francesco Ruggero i consulenti della difesa. Il Dott.Ruggero ha rilevato che la mortalità delle ferite di arma da fuoco nella casistica è più alta rispetto a quelle provocate da altre armi. Nello studio citato l’80% del 26% dei pazienti colpiti da arma da fuoco sono morti, anche se è vero che il 100% di coloro che sono arrivati in ospedale con parametri vitali presenti sono sopravvissuti. È un diverso modo di guardare alle stesse casistiche. Il fattore tempo non è l’unico elemento per valutare la probabilità di sopravvivenza di un paziente colpito da arma da fuoco, secondo Ruggero. La presenza di una lesione ai polmoni o di ferite multiple, insieme ad altri fattori, complica la sopravvivenza. 
  • Il professor Sacchetti ha specificato meglio la differenza tra le ferite di arma da fuoco e quelle prodotte da armi bianche, contraddicendo in parte quanto detto in precedenza dal dott. Gaudio.
  • Il professor Sacchetti, parlando del fatto che entrambi i polmoni sarebbero stati attraversati dal tramite, ha specificato che sarebbe occorso un intervento non solo cardiochirurgico ma anche chirurgico-toracico, concludendo che non vi sarebbe stata certezza di una sopravvivenza del soggetto anche nel caso di un intervento fatto nei tempi e con soccorsi attivati tempestivamente.
  • “Credo che da tutti gli elementi che ho rappresentato si possa ammettere che non vi è nessuna certezza che il paziente si sarebbe salvato. Il tramite prodotto da questo proiettile ci consente di poter ipotizzare le modalità con cui il colpo fu sparato”, ha spiegato il professor Sacchetti, illustrando, di seguito, quella che secondo lui è l’unica modalità dell’esecuzione dello sparo con la quale si sarebbe potuto verificare quel tramite intracorporeo. 
  • Le domande dell’avvocato Miroli si appuntano poi sulle condizioni riscontrate dagli infermieri e dagli operatori sulle condizioni di Marco Vannini. “Mi sorprende che una persona che lavora in una struttura ospedaliera possa scambiare una ferita d’arma da fuoco con una bruciatura di sigaretta”, ha dichiarato Sacchetti, pur ammettendo che sia stata tenuta nascosta dal Ciontoli la natura di questa lesione. 
  • Il prof. Ruggero è poi intervenuto sui codici, spiegando che l’attribuzione del codice verde, giallo o rosso, dipende non solo dalla ferita d’arma da fuoco o meno o dalla comunicazione, ma dalle condizioni del paziente.
  • L’intervento chirurgico descritto come una banalità dal dott.Gaudio è stato descritto da Ruggero come un intervento non necessariamente semplice nel caso di specie. A supporto di questa tesi, il consulente ha effettuato un’analisi medica sul tipo di intervento.
  • Sui tempi il prof. Sacchetti ha negato quanto sostenuto dai ctu del pm, ossia che in caso di tempestivo intervento il paziente si sarebbe trovato entro 45 minuti sul tavolo operatorio. Il tempo di trenta minuti era stato citato dai ctu del pm come un gold standard che garantisce quasi sempre la sopravvivenza.
  • I consulenti della difesa sono stati interrogati poi dal pm, Alessandra d’Amore. Queste si sono concentrate sulle osservazioni fatte dai consulenti sul comportamento del personale sanitario intervenuto e la possibilità di questi di comprendere subito le reali condizioni della vittima.
  • A domanda della parte civile, il prof.Ruggero non esclude che il soggetto potesse essere salvato con un intervento tempestivo e a regola d’arte.
  • L’avv. Gnazi ha fatto riferimento allo studio, presentato dai due consulenti della difesa e preso in considerazione anche da quelli del pm, che parla di condizione eccellente in relazione alle possibilità di sopravvivenza.
  • L’avv. Gnazi ha poi sottolineato le critiche fatte sotto il profilo professionale all’infermiera intervenuta presso la casa di Vannini e le ha circostanziate con le notizie date dai Ciontoli al 118 e quindi trasmesse alla stessa infermiera.
  • “Anche il paziente talvolta può mentire, ma il medico se ne deve accorgere” è il concetto ribadito dal prof.Sacchetti, bollando nuovamente come “inescusabile” il mancato riconoscimento della ferita d’arma da fuoco.
  • Il prof. Sacchetti a successiva domanda di Gnazi risponde ribadendo che la diagnosi di una lesione intratoracica non era stata fatta da nessuno, neppure dal dott.Matera.
  • Finita la testimonianza dei due consulenti della difesa. L’udienza viene aggiornata al 12 aprile

 

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13 marzo 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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