“Tu credi nel matrimonio?” mi disse Alessia mentre camminavamo.
“Assolutamente no”
“Vorresti dirmi che preferiresti restare solo?”
“Non sono solo, ho il mio gatto”
“Sul serio, e se un giorno sei vecchio e rincoglionito non vorresti qualcuno a fianco con cui svegliarti la mattina?
“Solitamente la mattina mi gratto lo scroto e faccio delle scorregge fortissime, è un momento intimo che vorrei continuare a fare solo, e comunque non credo che esista una persona tanto uguale a me da sopportarmi”
Era quasi il tramonto, quando entrammo dentro al Che Habana club
Più la guardavo stretta in quel suo vestitino blu più mi veniva voglia di prenderla e sbatterla su di uno di quei tavoli sporchi e farci l’amore fino alla mattina dopo.
Ma non potevo, dovevamo trovare Mariuccio il folle e cercare di farci dire dove si trovasse la mamma di Alessia.
“Sembra che sia stato l’ultimo a vedere mia madre, abitano allo stesso palazzo e lui viene sempre qui a rimediare qualche spiccio per la dose”
“Non è per la dose” le dissi io “è per le sigarette, Mariuccio non si fa più da qualche anno”
“Come fai ad esserne sicuro? Sei suo amico?” mi disse Alessia con un tono fra l’alterata e la sospettosa.
Il classico tono o da giornalista, o da avvocato, pensai io mordendomi il labbro superiore.
“No, è che…”
Fortunatamente Alessia si girò prima che io cominciassi ad arrampicarmi sugli specchi e vide Mario.
Mario era seduto su uno sgabello, aveva i vestiti sporchi e completamente scompagnati, i capelli tagliati da solo alla meno peggio e lo sguardo fisso verso il nulla, Alessia partì spedita verso di lui ma io la bloccai prendendola per un braccio.
“Lasciami e non rompermi le palle” mi disse.
“Se vai così diretta verso di lui non parlerà, lo conosco bene, è pazzo ma non al punto di mettersi contro chi gli lo sfama”
“Dimenticavo foste grandi amici” mi rispose in tono sarcastico.
“Non è per quello, ho avuto a che fare con lui già un paio di volte, così non parlerà lascia fare a me”
Quando glielo dissi cercai di convincere anche me stesso, sapevo che Mariuccio non avrebbe detto una parola ma dovevo comunque provarci.
Suggerii ad Alessia di mettersi seduta dietro ad una colonna, ordinare un drink analcolico ed aspettare un paio d’ore che Mariuccio sarebbe stato più sbronzo dopo che io gli avessi offerto da bere, fece tutto come suggerito ma mi mandò a cagare per “l’analcolico” e ordinò un whiskey doppio senza ghiaccio, il barista la guardò, prese una bottiglia coprendo la scritta e gliel’ho versò nel bicchiere sorridendo, Alessia lo guardò schifata;
“Che whiskey mi hai versato?”
“Perché te ne intendi mora?”
Lo guardò questa volta sorridendo, “assolutamente no, pelato” e butto giù tutto il bicchiere in un sorso, io mi allontanai verso Mario con il sorriso più amichevole che conoscessi e gli poggiai una mano sulla spalla.
“Riccardo” disse scostando leggermente il suo sguardo annoiato verso di me, nella mano destra teneva un bicchiere quasi vuoto, il solo ghiaccio a riempirlo non bastava a Mario per lasciarlo andare via.
“Cosa c’è dentro a quel bicchiere?” gli chiesi
“Cosa c’era vorresti dire” e poi si girò ignorandomi, dovevo essere il più socievole con lui possibile, Alessia nel frattempo faceva capolino con la testa e lo sguardo cattivo esortandomi a fare in fretta.
“Potrei aiutarti a ricordare riempendotelo?”
Mario fece si con la testa ed io finalmente catturai la sua attenzione, doveva essere parecchio sbronzo perché sbiascicò qualcosa che non capì ne io ne il barista che fortunatamente però sapeva come riempirlo, gli fece cenno di eseguire, Mario lo tracannò tutto in un sorso e come se quella fosse una sorta di pozione magica sembrò che tornasse lucido.
“Che cazzo mi hai versato? cosa ti serve?” mi esclamò con il tono sospettoso.
“Nulla perché? Risposi io mordendomi la lingua, avevo fatto in una frase almeno tre palesi errori e non era da me, il primo era che avevo risposto ad una domanda con un’altra, il secondo è che la mia voce aveva tentennato nel rispondere, il terzo perché non avevo mai offerto da bere a Mario da quando lo conoscevo.
“Non mi hai mai offerto da bere in vita tua” mi disse.
“Colpito e affondato” mi venne voglia di dirgli ma lo pensai solamente”
“Non sono ne una bella figa, tantomeno hai soldi da spendere per te, figuriamoci per me, ora o sei così disperato da venire a chiedere il mio aiuto o sei così stupido da pensare che un solo bicchiere di possa bastare per fare un piacere ad un pezzo di merda come te”
“Colpito e affondato nuovamente”
“Adesso se puoi toglierti dalle palle te ne sarei grato” mi disse voltandomi le spalle e tornado a fissare il suo bicchiere vuoto.
“Ancora da bere per il signore” tentai la carta della disperazione, Non avevo armi, Mario non solo non mi parlava, mi disprezzava, pensai a come fosse strano che un essere misero ed insignificante come lui, un parassita, uno che rubava all’anziana madre per pagarsi da bere, uno che passava l’intera giornata a chiedere spicci fuori da un bar potesse disprezzare me, Alessia nel frattempo sembrava aver capito che qualcosa non andava, da dietro la colonna si era si era alzata dal tavolino e ci venne incontro mettendosi seduta su di uno sgabello del bancone.
“Un whiskey per Mario, ma non quella merda che hai versato a me” disse Alessia alzando la mano, il barista la guardò di nuovo con aria di sfida.
“E tu che sei un’esperta quale consigli?”
Lei sorrise bella come non mai “Non conosco proprio i suoi gusti ma, vediamo, Se è un gran amatore punta sullo Scotch single malt. Cerca di capire dai suoi gusti se ama la torba oppure no. Se è un tipo fine e romantico che berrebbe anche scotch da aperitivo punta sul Rosebank, è una chicchetta leggera ma di grazia infinita, Oppure il Springbank 12 y.o, grandissimo, Anche i Glemnmorangie con i suoi wood finish potrebbero essere morbidi morbidi, Se invece gli aggradano i gusti forti e decisi vai di affumicato offri Laphroaig, meglio se 15 anni, Se non vuoi spendere troppo e preferisci il top qualità prezzo vai su Glenlivet 12, peraltro uno dei migliori whisky in circolazione. Ma se vuoi e puoi vai di Mac e punta qualche annata storica oppure il 25anni, super caro ma incredibilmente fine e persistente.”
Mario si voltò impressionato, la guardò squadrandola dalla testa ai piedi.
“La puttanella se ne intend…” in men che non si dica il naso di Mario si frantumò contro la base del bancone.
“Che cazzo fai” urlò il barista contro Alessia, Mentre lei teneva premuta la faccia di Mario io facevo segno a tutti di stare tranquilli, ero compiaciuto nel vedere la chiazza del sangue di Mariuccio allargarsi rapidamente sul banco di legno, lui grugniva come un’animale e agitava le gambe e le spalle per liberarsi così in tutta fretta gli piantai un calcio con la punta del piede sulle costole, Mario si accasciò sul fianco dolorante ed io potei tirarlo verso di me per portarlo fuori.
“Meno male che se ci parlavi tu era meglio” mi disse mentre cercava colpendo con degli schiaffi Mario sul viso di farlo svegliare.
“Non voleva parlare e poi non mi sembra che tu ci sia andata molto leggera con lui”
“Ti stavo semplicemente togliendo dai guai”
“Non capita tutti i giorni di vedere una donna che colpisce un Mario della situazione in un bar”
“Se avessi potuto lo avrei fatto anche con quel barista, ora però svegliamo questo “coso” e facciamo in fretta”
Mario aprì leggermente gli occhi, ci guardò, sputò in terra e provò a rialzarsi, lo presi per la camicia all’altezza del petto e lo ributtai giù, lui si alzò e provò a colpirmi ma Alessia gli diede una pedata forte delle palle spingendolo a terra, prima che potesse urlare, mentre gli teneva premuta la mano sulla bocca gli disse:
“Ora vedi di fare in fretta e di dirmi dov’è mia madre o ti giuro che da qui non ti alzerai mai più.”
Non ho mai creduto nel matrimonio ma se avessi potuto, in quel preciso istante avrei sposato quella donna.