Tornado: Ladispoli intitoli una via a Surinder, vittima della furia del cielo • Terzo Binario News

Tornado: Ladispoli intitoli una via a Surinder, vittima della furia del cielo

Nov 7, 2016 | Ladispoli

fullsizerender-3Si chiamava Congme Singh Surinder ed è morto vittima della furia della forte tromba d’aria che nel pomeriggio di ieri ha investito Ladispoli. Lo hanno ritrovato davanti la chiesa senza vita sotto lo sguardo della statua raffigurante la Madonna del Santissimo Rosario che lo guardava dall’alto con cristiana compassione.

In via Duca degli Abruzzi, nei pressi della parrocchia, lo conoscevano in molti. Incontro colui che tra i primi l’ha trovato disteso davanti il sagrato e che adesso con una scopa in mano, mentre riassesta il suo giardino danneggiato, mi racconta ancora incredulo che ieri quando è accorso lì Surinder era già morto. Non è ancora chiaro come sia successo. Forse è stato colpito da un frammento di cornicione che si è staccato dalla chiesa oppure il vento l’ha alzato e l’ha sospinto contro il cancelletto del giardino dove è ubicata la statua della Madonna. Ma poco importa, rimane il fatto che un quarantenne proveniente dall’India – e che lì lascia una moglie e quattro figli – se ne è andato in un pomeriggio che ha visto Ladispoli protagonista di una devastazione mai vista prima nella sua seppur giovane storia.

Neanche durante la seconda guerra mondiale ho visto tanta distruzione in questa città. Sfollammo dal nostro paese verso le campagne di Ceri, ma non fummo mai vittime di simili bombardamenti” mi dice una vecchietta che cerca con passo incerto di districarsi tra alberi e pali della luce divelti a terra. Ed ha ragione perché quello di ieri è stato proprio un bombardamento venuto dal cielo. Non credo possa essere definito altrimenti.

fullsizerender-1Tutto è successo in un attimo. Verso le 16:45 il cielo da grigio è diventato plumbeo e un tornado pieno di acqua e vento si è alzato da Porto Pidocchio e partendo dal mare con una furia impressionante ha trafitto come un burro la città passando per via Venezia, viale Italia e proseguendo sul Cerreto con tutta la sua forza distruttrice. In pochi attimi ha lasciato dietro a sé solo devastazione.
Tetti scoperchiati, muri crollati, alberi sradicati, tante automobile distrutte e un caos a terra dove ritrovi di tutto in mezzo alle foglie cadute in questo assurdo autunno italiano. Si cammina tra pezzi di vita quotidiana della gente, tra calzini, scarpe, pezzi di lamiera, mobiletti volati da chissà quale balcone.

I danni sono stati ingenti, ma – come promettono le autorità cittadine – si ricostruirà tutto e Ladispoli tornerà come prima. Chi non potrà tornare a girovagare per le strade di via Duca degli Abruzzi, una delle vie storiche della città, sarà Surinder. “Un bravo uomo” mi dicono con sconforto alcuni indiani che mi si avvicinano. “Aveva più di quaranta anni ed era da otto anni in Italia e la notte dormiva qui” indicandomi poche coperte arrotolate a terra e messe alla buona sotto la tettoia di un ristorante vicino alla chiesa. Era un senza fissa dimora che viveva con qualche lavoretto saltuario nei campi e per lo più mendicava; e in tanti adesso lo ricordano fuori la chiesa la domenica o nel supermercato poco lontano da lì.

Surinder era uno degli abitanti dell’altra Ladispoli. Quella sottaciuta e da molti ignorata – e da qualcuno anche vilmente offesa – che vivacchia in quella parte della città tra la chiesa e i giardini pubblici di via Ancona. Fanno parte di questo piccolo mondo dimenticato soprattutto stranieri provenienti prevalentemente dall’Europa dell’est o dall’India. Sono coloro che non ce l’hanno fatta, che qui a Ladispoli non hanno trovato l’America sperata ma solo qualche bottiglia, emarginazione e tanta sfortuna.

fullsizerender-2L’amico indiano si raccomanda di ricordare che Surinder lo hanno portato al cimitero di Ladispoli e se uno vuole, può andarlo a trovare portando un fiore. Me lo dice perché forse i fiori mancano realmente nel luogo dove se ne è andato. Non ce ne è traccia davanti alla chiesa, né dove dormiva. Nessuno ha omaggiato l’unica vittima che il tornado ha inferto alla città. Fa una certa impressione non vedere fiori lì intorno, sembra che lì non sia successo niente, mentre lì è successa la cosa più grave.

“Una città che non piange un morto è una città senza futuro” mi sussurra un passante in bicicletta che si è fermato davanti alla chiesa. Ma io che qui sono nato e cresciuto non concordo. E so già che in tanti porteranno i fiori a Surinder, figlio dimenticato dell’altra Ladispoli; e so già che in tanti chiederanno di intitolare una strada per questo suo cittadino disgraziato. Si sarebbe bello dedicargli una via per omaggiarlo e per ricordare a noi stessi – almeno una volta – tutti coloro che sono passati in questa città affacciata sul mare in cerca di fortuna e non ce l’hanno fatta.