Riflessioni intorno alla scuola in Italia. Il contributo di Riccardo Agresti • Terzo Binario News

Riflessioni intorno alla scuola in Italia. Il contributo di Riccardo Agresti

Mag 19, 2016 | Cultura, Ladispoli

1264863456622Per fortuna la Scuola in Italia (si intendono i docenti perché purtroppo la normativa italiana, fra le migliori al mondo, è disattesa anno dopo anno dai tagli alla spesa pubblica) dedica molta attenzione ai ragazzi con difficoltà, ma spesso si dimentica di gratificare chi ha la fortuna di non avere problemi e si dedica con passione allo studio.

L’Istituto Comprensivo “Corrado Melone”, ogni anno, grazie al dono delle ditte che lavorano con la Scuola, regala una giornata gratuita ai ragazzi, che si sono distinti nello studio, presso uno dei luoghi meravigliosi del nostro fortunato Paese. Luoghi meravigliosi come Napoli, Siena, Ercolano, Todi, Caserta, Tivoli, Farfa sono state le mete degli anni scorsi. Questa volta i bambini, grazie al dono del viaggio offerto dalla DGS Travel ed ai biglietti di ingresso pagati dal “Fondo amico”, hanno assistito allo spettacolo incredibile offerto dalle cascate delle Marmore, dal nome della frazione che deriva dall’aspetto delle rocce simili a marmo.

La Cascata delle Marmore è una cascata a flusso controllato, tra le più alte d’Europa, con un dislivello complessivo di 165 metri in tre salti spettacolari. La cascata è formata dal fiume Velino, che proviene dal lago di Piediluco e si tuffa con fragore nella sottostante gola del Nera. Il fiume Velino percorre gran parte dell’altopiano che circonda Rieti, ma in un certo tratto viene intralciato dalla presenza di massicci calcarei formando una palude stagnante. Nel 271 a.C. i romani risolsero il grave problema di mancata salubrità dei luoghi, costruendo un canale per far defluire le acque stagnanti in direzione del salto naturale di Marmore, facendo precipitare le acque stagnanti direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere. Secondo la leggenda la cascata è nata per un amore contrastato, quello fra una ninfa di nome Nera ed un bel pastore: Velino. Giunone, gelosa di questo amore, trasformò la ninfa in un fiume, che prese appunto il nome di Nera. Allora Velino, per non perdere la sua amata, si gettò dalla rupe di Marmore per ricongiungersi a Nera. Questo salto, destinato a ripetersi per l’eternità, si replica ora nella Cascata delle Marmore, ammirata da persone famosissime, una per tutti: Lord Byron. Oggi le acque della cascata sono sfruttate per la produzione di energia elettrica e per questo motivo non sempre la cascata presenta la sua massima potenza.

Non bisogna nascondere che questa scelta della nostra Scuola ha destato, anche fra i docenti, alcune polemiche derivanti dal concetto di valutazione. Ovviamente resta fermo che la valutazione è parte integrante e fondamentale del processo di apprendimento: chi studia deve conoscere il livello man mano raggiunto, per poter eventualmente modificare il proprio percorso nel caso non si raggiungano i risultati prefissati. Ad esempio se pago un corso di lingue, magari per poter accedere ad un posto di lavoro, non mi interessa sentirmi dire che sono bravo, ma voglio sapere se il mio livello è migliorato effettivamente, oppure no, per poter modificare il mio metodo di studio o, eventualmente, il mio docente. Ancora: se sto facendo una dieta dimagrante, voglio conoscere l’andamento del valore del mio peso corporeo per sapere se la dieta è efficace o meno. Insomma, sono assolutamente utilissimi i punteggi che indicano se un certo compito svolto abbia rispecchiato o meno le conoscenze e le competenze che occorreva raggiungere, offrendo una indicazione del livello cui si è pervenuti. Ciò che desta discussioni è invece la valutazione globale finale che è stabilita da una Legge dello Stato. Il problema è che se quando si ha un cervello funzionante, si può scegliere o meno di studiare, assumendosene le conseguenze derivanti, quando invece i risultati sono dipendenti da cause esterne al sé, il problema è serio e la valutazione globale finale perde di significato. Ovviamente il problema si presenta proprio alla primaria, dove esistono due diverse linee di pensiero: una che afferma come la valutazione debba comunque diversificare i bambini (e quindi premiare chi abbia raggiunto certi livelli, congrui, prefissati), l’altra che afferma che è assurdo pensare di poter valutare globalmente bambini così piccoli in quanto non è loro merito, né loro demerito, avere risultati diversificati in quanto questi dipendono da fattori esterni e non soltanto dal loro impegno (come invece avviene in età più matura). Per comprendere meglio, un bimbo che a cena ogni sera incontra un poeta, un regista, uno scienziato eccetera e che ha una biblioteca ricchissima e genitori attenti e premurosi, ovviamente non potrà non raggiungere il massimo (e lo farà senza alcuno sforzo); invece un bimbo che ha il padre alcolizzato, che picchia ogni sera la madre che lavora sull’Aurelia e vive in una baracca ovviamente avrà gravi difficoltà di concentrazione e se raggiunge il “6” significa che è un genio. Le insegnanti tengono conto di queste situazioni? Nella maggioranza dei casi la risposta è positiva e per questo la Scuola italiana si “salva” ancora. Sempre per questo motivo il massimo viene assegnato anche a bimbi diversabili e bimbi con bisogni educativi speciali o con disturbi specifici dell’apprendimento, tanto è vero che anche bambini diversabili hanno partecipato a questo viaggio premio, senza essere differenziati dai loro compagni più fortunati. In effetti, in alcune Scuole straniere, non esiste la valutazione finale, e non esistono coerentemente le promozioni e le “bocciature”. Le stesse moderne linee didattiche vanno in questa direzione. La questione è quindi se assegnare o non assegnare una valutazione globale finale. Nella Scuola italiana questa è prevista con voti in decimi. L’insegnante che diversifica le valutazioni, assegnando a fine anno un “10” o un “9” ha fatto la sua scaletta di valori, ma allora perché gridare allo scandalo se il migliore fra i bimbi ottiene una gratificazione? Maggiore coerenza si avrebbe se, ritenendo ingiusta la valutazione decimale finale, in quanto il grado di apprendimento raggiunto non dipende dalla volontà del bimbo, tutti i bimbi si vedessero assegnata la stessa valutazione senza differenziazioni, rispettando nel contempo una normativa ritenuta incongrua e rendendo di fatto priva di senso qualsiasi gratificazione.

Senza entrare nel merito e senza affiancarsi od opporsi a chi contesta questo viaggio premio, occorre chiarire che se non si contestano le valutazioni finali e ci si pone dalla parte di chi pensa che in classe ci sia un “migliore” ed uno … meno, la decisione di gratificare i migliori ci sta tutta; se invece si ritiene negativo il viaggio premio, conseguentemente si ritiene ipocrita la valutazione finale e inutile la valutazione globale con numeri decimali, allora coerenza vuole che tutti i bambini abbiano la stessa valutazione finale.

Come dirigente dello Stato, semplicemente traggo le conseguenze dalle decisioni delle docenti le quali tutte hanno assegnato valutazioni finali “differenziate”, eccetto un’unica insegnate che ha ritenuto di assegnare a tutti i suoi bambini la stessa identica valutazione.