Le volanti, l’elicottero sul quartiere, i veicoli che da Torresina si incolonnavano nel traffico. Nella mattinata di martedì 26 febbraio gli investigatori del commissariato Primavalle, coadiuvati dagli agenti dell’Ufficio prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, Reparto Prevenzione Crimine Lazio e con l’ausilio di un elicottero della Polizia, hanno eseguito al Quartaccio 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere per violazione legge stupefacenti richieste dalla locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia e concesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma.
L’attività di polizia giudiziaria vede la sua genesi nel 2015, durante le ricerche di un pericoloso rapinatore latitante. Il 6 agosto di quell’anno Massimiliano Vastante, noto come “Sanpipponio”, sottoposto a diverse misure restrittive, si rendeva irreperibile mentre era ricoverato presso il Policlinico Agostino Gemelli, facendo perdere le proprie tracce.
Il personaggio, conosciuto in tutto il Lazio e le regioni limitrofe per la sua caratura criminale, aveva alle spalle precedenti e pregiudizi principalmente per reati predatori – rapine a mano armata ad istituti di credito – e per violazione della legge sugli stupefacenti.
La caccia all’uomo intrapresa in quel periodo dagli investigatori di questo Ufficio li impegnava in appostamenti presso il quartiere di residenza, al pedinamento dei suoi familiari.
L’attività degli intestigatori ha consentito di ipotizzare che la compagna del latitante, Ada Salvucci, insieme ai figli Ivan Spina, Alessandro Vastante e ad altri due soggetti, Mattia Carletti e Jacopo Vannicola, avevano intrapreso una attività di spaccio di sostanze stupefacenti dall’interno dello stabile, dove vivevano, al fine di sostenere se stessi, nonché la latitanza di Massimiliano Vastante, costretto a rintanarsi per sfuggire alle forze dell’ordine e resosi improduttivo a livello di reddito.
Una delle perquisizioni nell’abitazione della Salvucci ha consentito agli investigatori di rilevare i dati di alcuni apparati telefonici, ritenuti dagli investigatori i “citofoni” impiegati dalla donna per mantenere i contatti con il marito.
L’attività tecnica svolta sugli Imei (International mobile station equipment identity) dei telefoni ha permesso di individuare il latitante e, in data 16 aprile 2016, di assicurarlo alla giustizia poco prima che questi tentasse di lasciare il territorio nazionale in favore di quello spagnolo o delle Canarie, dove sosteneva – intercettato – di avere proprietà immobiliari. Condotto presso il carcere di Regina Coeli, è morto il 2 settembre dello stesso anno.
La cattura e la successiva morte dell’ormai ex compagno di vita della Salvucci non ha bloccato l’attività di spaccio di stupefacenti messa in piedi dalla donna e dai suoi sodali che, peraltro, si era ampliata nel bacino d’utenza, affinata nelle modalità operative, nonché diversificata nella tipologia della sostanza venduta.
Nel 2017 e 2018, la squadra di polizia giudiziaria del Commissariato Primavalle ha svolto una complessa attività d’indagine con la quale è giunta ad acclarare la sussistenza di un’associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti al Quartaccio: le operazioni si sono svolte anche con l’ausilio delle intercettazioni telefoniche.
Lo spaccato che si è creato davanti agli occhi degli investigatori e dell’Autorità Giudiziaria durante le citate indagini, hanno riferito dalla Questura, “permetteva di verificare numerose analogie fra la realtà in disamina e quella dei quartieri napoletani infettati dalle mafie”. Le indagini dimostravano la capacità della compagine criminale di produrre reddito attraverso il narcotraffico.
Nei mesi si sono susseguiti numerosissimi arresti di esponenti del clan malavitoso per spaccio di stupefacenti, sequestri di migliaia di confezioni di cocaina e crack per quantità superiori al chilogrammo, diversi chili di hashish, due pistole con munizionamento anche di diverso calibro: il tutto ricondotto all’interesse sociale criminale.
Il fatturato annuo dell’organizzazione, difficilmente quantificabile ma che si misura chiaramente utilizzando quali unità i milioni di euro, viene stroncato ora dalle con l’esecuzione delle misure cautelari.
Durante la perquisizione odierna a casa della donna, sono stati trovati e sequestrati orologi di valore tra cui tre Rolex, un Cartier ed un Patek Philippe oltre a 12 mila euro in contanti ed un disturbatore di frequenza (Jammer).
