“Nei giorni scorsi è successa una cosa pazzesca e mi prendo qualche riga di tempo per raccontarla. Succede che la Corte costituzionale doveva esprimersi sul ricorso al Tar mosso da alcune società costruttrici contro l’allargamento del Parco regionale dell’Appia Antica, allargamento che ha bloccato la colata di cemento che si preparava nel territorio di Marino, al Divino Amore”. Così Marta Bonafoni, consigliere regionale capogruppo della Lista civica Zingaretti.
“Il Tar pareva voler dare loro ragione, così ha chiesto alla Consulta di esprimersi rispetto alla legittimità della legge che ha portato all’ampliamento del Parco e la stessa Corte nei giorni scorsi si è espressa con una sentenza clamorosa, sostanzialmente dicendo che la tutela ambientale e paesaggistica del bene è sovraordinata a qualsivoglia interesse privato. Boom! Ora, c’è da dire che personalmente avevo parecchia strizza per l’esito delle decisioni della Corte: perché una diversa soluzione avrebbe rimesso in discussione l’allargamento del perimetro del Parco non solo al Divino Amore, ma anche nelle aree dentro Roma (da Porta San Sebastiano a Caracalla, a Porta Maggiore, lungo il Mandrione, Tor Fiscale…) per un totale di 1200 ettari. Una ricomposizione degli strappi del Parco decisa appunto votando quell’ampliamento, nella legge 7 del 2018”.
“E poi perché la Consulta doveva esprimersi su una legge nata da un emendamento a doppia firma: una del consigliere Marco Cacciatore, l’altra proprio mia.Ci eravamo presi una bella responsabilità di fronte all’aula, e il timore di essere smentiti dalla Consulta era tanto. Invece no, la sentenza n.276 riconosce la bontà del nostro emendamento e fa anche di più: scrive nero su bianco la supremazia del bene comune ambientale sull’interesse economico individuale.Chi si occupa di paesaggio dice che quella degli scorsi giorni è una sentenza “storica”, uno straordinario precedente. E io sono felice di aver dato il mio contributo.Il sogno di Antonio Cederna continua a vivere”.
