Omicidio Vannini, oggi parola alla difesa dei Ciontoli: VIDEO • Terzo Binario News

Omicidio Vannini, oggi parola alla difesa dei Ciontoli: VIDEO

Set 23, 2020 | Cronaca, Giustizia, Roma

Oggi mercoledì 23 settembre, ultima udienza del processo d’Appello bis per l’omicidio di Marco Vannini. Presiede la Seconda Corte d’Appello il presidente Giancarlo Garofalo. Il 30 settembre la sentenza.

Alla Corte d’Appello di Roma si celebra il secondo processo di secondo grado – dopo la decisione della Cassazione – che vede imputati i Ciontoli e Maria Pezzillo.

Dopo la requisitoria del sostituto procuratore generale Vincenzo Saveriano (che ha proposto 14 anni di reclusione per tutti e quattro i Ciontoli oppure in subordine una pena di 9 anni e 4 mesi tranne che per Antonio) e la richiesta delle parti civili, oggi parola alla difesa.

Previste le arringhe dei legali dei Ciontoli, che Andrea Miroli, Pietro Messina e Domenico Ciruzzi, che chiederanno l’assoluzione per Federico, Martina e Maria Pezzillo. Per Antonio Ciontoli la richiesta è la stessa dei processi di primo grado e del primo appello ovvero l’omicidio colposo.

  • Ore 9,34 – Inizio udienza, presente in aula Antonio Ciontoli. Inizia l’arringa del collegio difensivo. il primo a parlare è Andrea Miroli per tutti gli imputati. “Il rischio e la sensazione che la sentenza sia già stata scritta. Che i fatti rappresentino un dramma per i Vannini è indiscutibile, ma anche per i Ciontoli sarebbe tremendo vedersi privati della libertà. Il ruolo della Parte Civile è il risarcimento non vanno accontentati per vendetta, ma Ciontoli deve essere condannato per quanto ha fatto come richiede la giustizia. I media hanno cavalcato l’emotività e il dolo eventuale sarebbe un abominio. Per Antonio Ciontoli va riconosciuto l’omicidio colposo, i familiari non avevano consapevolezza dell’accaduto e la vicenda in sé. La materia del processo è la differenza fra dolo eventuale e colpo cosciente, una differenza sottile per un tema complesso. Il dolo richiama la volontà e se antonio Ciontoli non voleva uccidere e lo dimostrano le bugie dette al Pit al dottor Matera. Marco era l’unico testimone obiettivo dell’accaduto: Ciontoli non poteva sfuggire alle responsabilità nel momento in cui ha chiamato il maresciallo dei carabinieri Roberto Izzo. Federico al Pit dice a Marina e Valerio cosa è successo veramente. La Cassazione ha preso un abbaglio rispetto al primo Appello: se avesse lasciato Marco al Pit Ciontoli andandosene avrebbe aderito all’evento-morte invece non è stato così. Il riferimento rimane la sentenza Tyssen Krupp. Non configurandosi il dolo eventuale, Ciontoli non può essere condannato per omicidio volontario. ‘La morte di Marco ha rappresentato il fallimento del piano’ è un concetto sbagliato. Se Matera avesse aderito alle richieste di Ciontoli, la morte o meno di Marco non avrebbe cambiato nulla per lui. Ecco perché l’osservazione della Cassazione è sbagliata. Dovete calarvi nei panni di Antonio Ciontoli quella sera del 17 e 18 maggio 2015, che credeva come la ferita fosse nel braccio di Marco e così gli altri familiari. Quindi non c’è adesione all’evento-morte e questo il processo l’ha dimostrato. Il comportamento è dipeso dal sapere che la pallottola era nel braccio. Ciontoli negli interrogatori ha continuato a sostenere come la pistola fosse scivolata. Al bagno con Marco c’era solo Antonio Ciontoli e lo hanno accertato i giudici di Primo Grado e nel Primo Appello. Martina non c’era, certificato dagli esami balistici. Vero che Martina aveva una particella nel naso, ma essere in bagno ne avrebbe dovute avere tre. Lei stessa ha detto di essere entrata ma non nel momento dello sparo e lo testimonia il Ris. Antonio ne aveva 12. Martina ha detto una sciocchezza nell’ambientale e capita a tutti. La totale inconsapevolezza dei Ciontoli sull’accaduto è certificata dagli atti e lo sottolinea Federico quando dice di sapere della morte e quando Martina spinge sul sottolineare che l’ogiva sembrava una ciste. Pensavamo a un attacco di panico è frase che dimostra come non sapessero dello sparo. Martina ha detto una sciocchezza. Izzo riferisce di aver saputo dello sparo alle 9.30 del 18 maggio dal dr. Matera perché era intervenuto il maggiore Ceccarelli. Tornese però lo smentisce perché lo ha visto al Pit in borghese. Izzo dice di aver mostrato il corpo di Marco alle 3.20 e non è vero perché loro erano al Gemelli. Ceccarelli ha affermato di essere arrivato al Pit alle 4. Izzo dice di no di aver riferito a Martina perché altrimenti sarebbe stato indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. Anche i periti concordano con la Difesa sulla consapevolezza della gravità della ferita dei Ciontoli. Tutti smentiscono Martina e non si possono condannare tutti per un’affermazione palese falsa e smentita in ogni modo possibile. Il sangue non è uscito, Marco ha avuto un’emorragia interna nella quale ha peso 1,5 litri di sangue. Anche l’infermiera Bianchi ha mentito circa il codice rosso di Marco visto che l’ambulanza è arrivata in codice verde e non è stata attivata la Centrale Operativa. Lo afferma il dr. Matera.
  • Ore 11.09 – Marina esce dall’aula.
  • Ore 11.09 – Miroli continua: “Sono perplesso circa la presenza degli infermieri nei salotti televisivi. Il fine di Ciontoli era quello di non far sapere che era stato esploso un colpo di pistola. Agli altri mostra di essere in grado di gestire la situazione ma nei fatti non lo è come dimostra il fatto che si nasconde per telefonare al 118 (come confermato dai familiari) e per aver raccontato del pettine. Federico racconta ai Vannini i fatti reali e questo smonta il piano del padre. Nessun ha assistito ai fatti e questo è inoppugnabile. Sparando al braccio si esclude la volontà di uccidere, pertanto Ciontoli va condannato per omicidio colposo. I familiari devono essere assolti ma se li giudicate colpevoli la responsabilità è la colpa. La Cassazione fa riprendere quanto sostenuto dalla Procura ma semmai si profila l’omissione di soccorso. Senza assoluzione, in subordine l’omicidio colposo per Ciontoli. Per i familiari non c’è concorso, e quindi esclude anche il concorso anomalo. Semmai è favoreggiamento. Miroli ha concluso
  • Ore 12.01 – Parla l’avvocato Pietro Messina. Cita il dolo eventuale della sentenza Tyssen. Le sentenze precedenti chi non soddisfano? L’opinione pubblica forse. Questo è un caso unico nel nostro ordinamento giudiziario. Cipolloni parla della ferita perché l’ha vista e se ne rende conto. Dov’è la prova della volontarietà? Nessuno dei familiari ha parlato di colpo a salve, hanno ripetuto quanto loro riferito. Il ritrovamento del bossolo non è immediatamente dopo lo sparo. Il colpo è stato ritrovato prima della seconda telefonata cioè intorno a mezzanotte. Non è vero che tutti hanno accesso al bagno, vero che ci entrano Martina e Federico. Nessuna ripulitura di casa, lo dimostrano i Carabinieri con le foto del sopralluogo in casa delle 3 di notte. Non c’era nessuna maglietta, lo dimostra l’autopsia. Semmai bisognava buttare tutto, invece era tutto lì. In casa c’era panico e confusione con direttore d’orchestra Antonio Ciontoli. I Carabinieri dell’Investigativa di Ostia ha confermato che nel bagno non c’era sangue mentre ce n’erano tracce sui vestiti di Ciontoli. Le urla di Marco le confermano gli imputati. La Cassazione, in sintesi, fa sembrare che tutti hanno fatto tutto. Dalle intercettazioni emerge dal tono come i Ciontoli fossero disperati e non possono valere come prova. Anche Messina ha terminato
  • Ore 13.05 – Parla Ciruzzi. Sono vicino a Marina e ai familiari. Questa vicenda commuove al di là delle responsabilità: nel processo parallelo sui media, prima di focalizzava sulle indagini ora invece si pretende di sostituire la Corte. Citando il caso di Vannicola e Bentivoglio, è evidente la distorsione mediatica. Come rito va celebrato in silenzio senza sostituirsi a chi ha competenze. La famiglia Ciontoli non è il singolo imputato, comportamenti vanno giudicati singolarmente. Federico chiama dopo soli 10′ dallo sparo, quando telefona non immagina che non gli credano, vuole che l’ambulanza arrivi. Alla Nunziatella si entra bambini, è come un liceo classico e si spara solo una volta sulla spiaggia, e ringrazio la controparte per aver chiuso la parentesi. L’ecchimosi su Marco gli infermieri la vedono solo dopo 70′ di massaggio cardiaco. I ruolo fra i Ciontoli sono diversi. Nel giudizio le zone d’ombra restano e la capacità dei giudici è quella di saper andare oltre anche questi buchi. Viola è stata esaustiva nella testimonianza sulle circostanze che ha raccontato. Federico sabota il piano architettato dal padre quando va da Marina le racconta del colpo d’arma da fuoco sparato da Antonio che ha colpito Marco al braccio.Federico è innocente e va assolto. Ciruzzi ha terminato.
  • Ore 13.40 – Gnazi replica sul maresciallo Izzo: Ha preso le distanze Mercoledì prossimo le repliche e poi la Camera di Consiglio. L’udienza è terminata.

Pubblicato da TerzoBinario.it News su Mercoledì 23 settembre 2020