"Non c'è futuro senza cultura": intervista all'assessora Di Girolamo • Terzo Binario News

“Non c’è futuro senza cultura”: intervista all’assessora Di Girolamo

Ott 22, 2013 | Cultura, Ladispoli, Politica

digirolamoL’intervista ad un assessora di trent’anni – pardon, quasi trentuno – potrebbe essere facilmente introdotta da uno scontato sproloquio sul ricambio generazionale, sulla politica che si ringiovanisce, sulle forze fresche e su tanti altri temi cari ai salotti televisivi made in Italy. Non sarà questo il caso, poiché, se c’è qualcosa che può far discutere più dei dati anagrafici di chi ricopre una carica pubblica, quel qualcosa sono i suoi risultati.

Insomma, potremmo star qui a parlare di età, esperienza, responsabilità e altri paroloni importanti per ore, e Francesca Paola Di Girolamo continuerebbe comunque a fare il suo dovere, magari interrompendoci giusto per qualche doverosa correzione. Perché solo in questo modo si può amministrare un settore delicato come quello della cultura, avendo a disposizione il minimo indispensabile. Perché la situazione attuale è più o meno questa. Tanto da fare e poche risorse per farlo.

Partiamo dal cartellone estivo, proprio per restare in tema low cost. Siete soddisfatti?
Il giudizio finale sulla nostra stagione estiva non può che essere positivo, in primo luogo per numero di presenze, quantificate in 500.000 per la sola notte di Ferragosto e in due milioni durante tutto il corso dell’estate. Cifre che fanno girare la testa. E pensare che l’idea vincente ci è stata fornita dalla crisi stessa!

Cioè?
Il fatto di avere poche risorse da investire, il fatto di rivolgerci ad una cittadinanza pesantemente vessata dalla situazione economica privata degli ultimi anni, a cui si è aggiunta quella particolarmente complessa del nostro comune. Tutto questo ci ha spinto a puntare su una stagione appunto low cost, ma che ci permettesse di soddisfare tutti con numerose iniziative, come Culturest, evento a cui siamo riusciti a dare continuità, o come il Fermenti Urban Fest, che ha visto il coinvolgimento di una fascia di popolazione giovanissima.

Spesa complessiva? Molti se lo chiedono.
Ecco, è stata molto bassa e questa è una cosa che tengo a sottolineare, perché si tratta di un dato importante. Fino a due anni fa l’assessorato Cultura, Turismo e Spettacolo era accorpato e vantava un budget di tutto riguardo, superiore ai 200.000 euro, poi tagliato nel 2011 a 130.000. Oggi l’assessorato alla Cultura può contare, durante tutto il corso dell’anno, su soli 70.000 euro. L’assessorato al Turismo su circa 30.000. Quindi, complessivamente, la spesa per il cartellone estivo è stata di circa 65.000 euro.

La cultura e il bilancio: un rapporto difficile, in tempi come questi.
Una premessa importante. La struttura di un bilancio comunale è molto complessa e si divide in due titoli, titolo primo e titolo secondo. Il titolo secondo è costituito da tutte quelle spese obbligate, fisse, che il comune deve affrontare: mutui, opere pubbliche, stipendi dei dipendenti e così via. Il titolo primo è invece quello delle cosiddette “spese correnti”, ossia tutti quei fondi che, in caso di necessità o in situazioni particolari come quella che stiamo affrontando oggi, possono essere rivisti e tagliati. Ecco, cultura, sociale e scuola fanno parte, neanche a dirlo, del titolo primo. E nonostante questo il comune di Ladispoli è riuscito per diverso tempo a mantenere degli standard di spesa piuttosto elevati.

Poi cosa è successo?
Il 2013 ha segnato un tracollo per tutti. A fronte di un’annualità comunque buona per la cultura, c’è stato un taglio inevitabile che, non solo da assessore alle Politiche Culturali, ma anche da donna e cittadina che ha studiato materie legate a quel mondo, non ho saputo accettare facilmente. Anche perché, a mio avviso, si può uscire da questa situazione solo ricominciando dalla cultura e dai saperi. Non vedo un futuro roseo per quanto riguarda i fondi comunali.

E come se ne esce?
Sempre meno diverranno i veicoli ufficiali attraverso cui trasmettere iniziative culturali, progetti e sostegno ai saperi. Sarà necessario mettere in rete le esperienze vissute sui territori, esperienze associative, non profit, ma anche private, che possano sostenere lo sviluppo culturale. Un clima di continua condivisione, dove l’ente di prossimità, cioè il comune, possa farsi coordinatore e supervisore di questi movimenti, ricercando presso altri enti e altre realtà i fondi necessari.

Avete già in mente qualcosa del genere?
Si. Abbiamo lanciato l’idea di scendere come ente comunale su una piattaforma di crowdfunding, per andarci a cercare in maniera condivisa, ampia, internazionale addirittura, i fondi necessari a sostenere iniziative che riteniamo meritevoli, siano esse proposte dal comune o da altre associazioni. Molte iniziative musicali e culturali degli ultimi anni, in Italia, sono state sostenute in questo modo. Può essere una provocazione, ma anche una risposta.

Grazie anche all’opera del suo assessorato, vi siete recentemente aggiudicati un bando di circa diecimila euro. Come verranno utilizzati questi soldi?
Si, lo stesso bando a cui avevamo partecipato anche lo scorso anno, proprio come assessorato alla Cultura, vincendo anche in quell’occasione. Giusto per tornare al discorso dei tagli, con lo stesso concorso l’anno scorso si finanziavano opere per 20.000 euro, quest’anno per l’esatta metà. Sono orgogliosa in quanto si tratta di un bando che ho curato personalmente, insieme agli altri dipendenti. Siamo arrivati secondi e con i soldi vinti realizzeremo una versione indoor dello Street Art Festival, che lo scorso hanno ebbe molto successo e ci permise di ospitare nomi di risalto internazionale e di farlo dislocando l’arte in strada.

Cambiamo direzione. Che senso può avere una delega al Diritto allo Studio quando non c’è l’effettiva possibilità d’operare?
Qui tocchiamo un argomento delicato. La mia esperienza amministrativa è iniziata nel 2007, con la carica di consigliere comunale e la delega al Diritto allo Studio. Per cinque anni scuola e comune hanno collaborato in maniera ottimale. In questo ultimo periodo, invece, abbiamo assistito ad un azzeramento delle risorse. Occorre però spezzare una lancia a favore dell’amministrazione. I fondi del diritto allo studio riservati ai comuni provengono dalla Regione Lazio per tramite della Provincia, che pur non avendo più rilevanza politica, continua ad essere attiva dal punto di vista amministrativo. Questi fondi sono regolamentati dalla Legge 29, legge azzerata nella scorsa annualità, con ovvi effetti sul nostro bilancio comunale. Il comune aveva previsto un budget ristretto, circa 30.000 euro, ma che permettesse almeno di dare una piccola risposta alle scuole che chiedevano il nostro aiuto. Una volta azzerato questo budget, ci siamo trovati in difficoltà.

E adesso?
Circa dieci giorni fa ci è pervenuta una comunicazione della Provincia, con cui ci vengono riconosciuti, proprio attraverso la Legge 29, i fondi del diritto allo studio, vincolandoli in maniera ristretta ai nostri progetti. I soldi arriveranno, sulla base della nostra conferma della popolazione scolastica locale, ma dovranno sovvenzionare esclusivamente tali progetti. Resteranno fuori, purtroppo, borse di studio e trasporto scolastico. Ovviamente per scelta della Provincia e non del Comune. Se entro il 2014 la situazione dovesse restare invariata, mi troverò costretta a chiedere alla tesoreria della nostra amministrazione di azzerare i fondi della cultura e di spostarli interamente sul Diritto allo Studio. Ovvio che non sia questo il ragionamento attraverso cui si risolve un problema del genere, ma potrebbe sicuramente rivelarsi un segnale forte.

Ed è giusto far pagare agli studenti gli errori di bilancio commessi da altri enti?
Ci troviamo all’interno di un sistema economico estremamente malato, dove la politica amministrativa rischia di diventare un corpo morto. Una situazione investita dall’urgenza. L’urgenza è quanto di più drammatico esista nella gestione dei fondi di una comunità. Dietro la quadratura dei conti si nasconde la penalizzazione delle realtà più deboli. Trovo ingiusto che un governo di tecnici ci abbia imposto di trasformarci in dei burocrati. È giusto che gli errori di bilancio del nostro governo siano pagati dagli italiani?

Bella domanda.