Per sostenere la candidatura della città di Civitavecchia ad accogliere il relitto della nave Costa Concordia e i relativi lavori di smaltimento, Marietta Tidei, deputata alla Camera del Partito Democratico, ha preparato un’interrogazione che invierà al Ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti ed al Ministro dell’Ambiente del Territorio e del Mare.
L’interrogazione è stata firmata da tutti i parlamentari del Partito Democratico eletti nel Lazio: Marietta Tidei, Enrico Gasbarra, Andrea Ferro, Monica Gregori, Marco Miccoli, Micaela Campana, Maria Coscia, Matteo Orfini, Angelo Righetti, Roberto Giachetti, Paolo Gentiloni, Umberto Marroni, Lonernza Bonaccorsi, Marianna Madia, Fabrizia Giuliani, Marta Leonori, Roberto Morassut, Alessandro Mazzoli, Alessandra Terrosi, Renzo Carella.
“Premesso che – questo il testo dell’interrogazione – su proposta del ministro Clini, il Consiglio dei Ministri dell’8 marzo scorso ha autorizzato il Dipartimento della Protezione civile – in stretto raccordo con il Ministero dell’ambiente e il Ministero dei trasporti – ad adottare i provvedimenti necessari a consentire il trasporto della nave Costa Concordia presso il porto di Piombino per lo smantellamento, utilizzando le risorse già stanziate ed effettivamente disponibili, in raccordo con il Ministero dell’economia.
Nonostante i vari solleciti del Sindaco di Civitavecchia, l’iter che ha portato a tale decisione non ha visto coinvolta la città laziale ed il suo porto, che si sono per tempo candidati ad ospitare la nave per la realizzazione dei lavori; le distanze dei due porti dal luogo dell’incidente sono equivalenti (circa 39 miglia) ma, contrariamente a quello di Piombino, il porto di Civitavecchia è già pronto per ricevere la nave, disponendo di fondali adeguati (18 metri), banchine, un adeguato bacino interno ed ampie aree per le lavorazioni;
la demolizione della Costa Concordia a Civitavecchia potrebbe essere quindi realizzata con un limitato impegno di spesa, nel pieno rispetto delle linee di spendine rewiew adottate dal Governo Monti;
la scelta del porto di Piombino comporterebbe, al contrario, una spesa valutata tra i 150 e 200 milioni di euro, da reperire nelle pieghe del bilancio dello Stato, risorse che appaiono destinate più a soddisfare l’aspirazione di quel porto ad ampliare la propria infrastruttura che a risolvere il problema “Costa Concordia”;
pur volendo ridurre al minimo i tempi di una istruttoria comunque obbligatoria per legge, eseguire escavazioni di fondali, costruire ex novo una banchina di approdo per la nave – attualmente inesistente, come ammesso dallo stesso Luciano Guerrieri, presidente dell’Autorità portuale di Piombino – apprestare difese foranee nonché eseguire opere portuali per le operazioni di demolizione, comporta un impegno temporale di 1-2 anni; ciò, in presenza di una significativa opposizione delle organizzazioni ambientaliste toscane, da subito emersa sugli organi di stampa;
non appare, quindi, garantita la continuità fra le operazioni di recupero del relitto e l’inizio delle operazioni di demolizione e che, tanto meno, alcun cenno si è fatto circa la destinazione della nave nel periodo di attesa che si prospetta per l’adeguamento strutturale del porto di Piombino;
la Città di Civitavecchia aspira a veder sviluppato il proprio porto anche come polo industriale, segnatamente cantieristico, mirato alla promozione occupazionale ed alla diversificazione delle attività portuali ;
se gli onorevoli Ministri, alla luce delle ragioni descritte in premessa e di una decisione che – estremamente onerosa per le casse dello Stato – appare profondamente inadeguata e contraria all’impostazione di spendine rewiew introdotta dal Governo Monti, non ritengano opportuno convocare quanto prima un incontro tra tutti i soggetti istituzionali interessati, per valutare comparativamente la possibilità di una soluzione meno impegnativa dal punto di vista finanziario e temporale nonché tecnicamente più adeguata.”
