Ladispoli, la raccolta differenziata non conviene: ecco i motivi • Terzo Binario News

Ladispoli, la raccolta differenziata non conviene: ecco i motivi

Gen 19, 2017 | Ambiente, Cronaca, Ladispoli, Senza categoria

A Ladispoli la raccolta differenziata non conviene. E’ questa la conclusione cui si arriva andando a vedere cosa è successo dal 2013 al 2016, anni in cui si è passati dallo smaltimento classico dei rifiuti alla raccolta differenziata.

Nel 2016 , nonostante il comune vanti un livello di raccolta differenziata al 75%, il servizio per il quale si paga la TARI è ancora oltre un milione di euro più oneroso rispetto al vecchio sistema, un fatto anacronistico rispetto ai tanti comuni che a parità di livello di differenziata oggi pagano meno rispetto a prima dell’introduzione del porta a porta.

COSA SUCCEDE CON L’INTRODUZIONE DELLA DIFFERENZIATA

La raccolta differenziata comporta un cambio drastico nella modulazione delle spese. Aumenta di molto il costo per manodopera, prelevare un secchiello richiede più operai e mezzi rispetto alla raccolta dei singoli cassonetti tra le vie. Al contempo diminuisce il costo per il conferimento dei rifiuti. Carta, vetro e plastica da un costo divengono un’entrata in quanto i materiali vengono venduti e si spende solo per lo smaltimento dell’umido e dell’indifferenziato. Con una raccolta differenziata al 75%, in pratica, si abbassa al 25% la quantità di rifiuti portati in discarica.

Tra un costo che aumenta, la manodopera, e uno che diminuisce, il costo in discarica, il bilancio della differenziata può diventare facilmente positivo. La letteratura di settore dice che il punto di equilibrio si ha al 62,5%. Questo significa che con un livello di differenziata a quel livello il vecchio sistema ed il porta a porta ha lo stesso costo.

Detto ciò viene da chiedersi: se a Ladispoli il dato del 75% fornito dall’amministrazione è reale, come è possibile che oggi il servizio di raccolta differenziata costi oltre il 18,8% in più del sistema tradizionale?

COSA SUCCEDERE NEGLI ALTRI COMUNI

Il calcolo da fare è abbastanza semplice. Nel 2013, ultimo anno dell’indifferenziato puro, la TARI era di 6,96 milioni di euro. Nel 2012 era di 6,87. Nel 2016 la TARI approvata è di 8,26 milioni. In teoria, se il servizio fosse stato efficiente, quando a Ladispoli si è giunti al 62,5% di differenziata si sarebbe dovuti tornare a 6,96 milioni di Tari, invece pur essendo arrivati a differenziare il 75% si pagano ancora 1,3 milioni in più di questa soglia. Questa osservazione potrebbe avere solo due risposte: o il servizio costa troppo rispetto agli altri comuni oppure il dato sbandierato del 75% non è reale.

Ma, notando cosa è successo dal 2014 in poi, la risposta è che questa situazione è dovuta in quota parte ad entrambi i fattori.

COSTO ECCESSIVO DELL’APPALTO

L’appalto dei rifiuti costa molto. E’ vero che l’assegnazione dell’appalto è avvenuta tramite gara e quindi con criteri di economicità, ma è anche vero che dopo il 2014 più volte si è provveduto ad integrare il contratto con somme tutt’altro che trascurabili, sebbene la ditta abbia accettato in fase di gara lo svolgimento dei servizi previsti dal capitolato.

Per capire la storia degli aumenti e degli affidamenti ulteriori partiamo dalla gara d’appalto.

L’aggiudicazione alla ditta Massimi Aurelio e Figli avviene nel 2014 per un importo complessivo per 5 anni di € 22.930.655,45 oltre iva, vale a dire € 4.586.131,09 oltre iva l’anno. Nel maggio del 2015, con una delibera di giunta, si decide di integrare il contratto con nuovi servizi aggiungendo ai 22,9 milioni di euro ulteriori 1,79 milioni iva inclusa da dividere nelle annualità 2016-2017-2018. Si tratta quindi di un incremento di 442.317,24 euro all’anno oltre i 4,58 milioni di euro. Un aumento dell’appalto di circa il 10%.

Ma questa non è l’unica integrazione a questo contratto. Infatti si scopre che la Massimi da contratto ha un certo numero di ore da svolgere per raccogliere i rifiuti abbandonati in strada. Un servizio gratuito fino al raggiungimento del plafond di ore che, però, puntualmente, non coprono mai tutto l’anno ma si esauriscono intorno al mese di giugno. Da giugno a dicembre la società è stata destinataria di ulteriori somme per la raccolta dei rifiuti abbandonati. L’importo di questo servizio ulteriore è dell’ordine delle decine di migliaia di euro.


A sorpresa poi, tra un panettone ed un torrone, la giunta decide di affidare alla Massimi anche la pulizia degli arenili a Marina di San Nicola.
La ditta ha provveduto già nel 2016 al servizio dal 20 giugno al 31 dicembre per una cifra di 60.694,90 euro compresa Iva, ma la giunta all’inizio dell’anno corrente ha riaffidato il servizio alla Massimi per il 2017 ed il 2018, inglobandolo nell’appalto della raccolta rifiuti. Eppure il contratto che disciplinava il primo affidamento, nel 2016, prevedeva nel capitolo dedicato alla durata del contratto che questo scadesse alla fine del 2016.

“La durata dell’appalto- si legge all’art.16 del contratto con la ditta datato giugno 2016- è fissata dalla sottoscrizione del verbale di effettivo inizio dei lavori e il termine del 31/12/2016. All’atto della scadenza si procederà a nuova gara salvo proroga tecnica di mesi sei”.

Dopo il 31 dicembre 2016 si prevedeva dunque una messa a gara del servizio. Invece il 3 gennaio una delibera di giunta ha riaffidato il servizio alla Massimi, senza gara, per ben due anni (2017 e 2018) alla cifra di 170 mila euro.

Complessivamente, quindi, il costo dell’appalto è aumentato di una cifra notevole che ha assorbito gran parte dei risparmi della raccolta differenziata. Dall’inizio della differenziata i cittadini hanno subito un aumento nel 2014 di quasi il 25% mentre il primo sconticino è arrivato nel 2016 di un 5%. La ditta invece ha ottenuto un aumento dell’appalto di oltre il 12%.

IL DATO DELLA DIFFERENZIATA

L’altro aspetto controverso della vicenda riguarda le cifre dichiarate dal comune riguardo il livello di differenziata. Ladispoli si è aggiudicata quest’anno il premio per essere stato tra i comuni che hanno incrementato di più il livello di differenziata. Un criterio di valutazione del premio che è stato non poco distorto dall’amministrazione. La competizione infatti non dice che Ladispoli è il comune che ha la più alta percentuale di raccolta differenziata, bensì che nell’ultimo anno ha avuto l’incremento maggiore.

L’ISPRA, ente preposto a tenere i dati del Catasto Rifiuti solo qualche mese fa ha pubblicato i dati ufficiali della differenziata per il 2015. A sorpresa, nonostante il comune dichiari una differenziata superiore al 70% l’ISPRA per il 2015 riporta un valore del 57%. E’ poi singolare che Ladispoli è uno dei pochi comuni che non rende noti pubblicamente i risultati e le quantità mensili di rifiuti differenziati raccolti e smaltiti. Mancanza di trasparenza che non ci permette di poter dire se il dato ufficiale è effettivamente il 75% o meno.

Restano quindi da chiarire le motivazioni per le quali a Ladispoli la differenziata non conviene, mentre diversi comuni del comprensorio riescono a rientrare nelle casistiche previste dalla letteratura. A Cerveteri la TARI, dopo il vertiginoso aumento nel primo anno, è ritornata ai livelli del pre-differenziata stimando una raccolta differenziata al primo anno di almeno il 65%.

Se si paragona la questione con Cerveteri emerge una ulteriore anomalia. Quando in entrambi i comuni c’era il sistema tradizionale, a parità di popolazione, nonostante Ladispoli abbia una densità di popolazione maggiore in virtù di un territorio più piccolo, il servizio ladispolano costava un milione in più rispetto a quello della vicina Cerveteri, che ha come zavorra un territorio molto vasto e molte più abitazioni isolate da raggiungere.

LA COMMISSIONE

Il dubbio che qualcosa non va è sorto lo scorso anno anche agli amministratori che hanno creato un’apposita commissione per capire cosa sta succedendo. Dal risultato degli incontri però sembra quasi incredibile che nessuno abbia notato questa macroscopica incongruenza.

La domanda a questo punto sorge spontanea: se fossero veri i dati dell’amministrazione, differenziata al 75%, a quale percentuale bisognerà arrivare per rendere il porta a porta più conveniente dell’indifferenziato?