Ladispoli, Carabinieri a scuola: la Corrado Melone incontra il Comandante Izzo • Terzo Binario News

Ladispoli, Carabinieri a scuola: la Corrado Melone incontra il Comandante Izzo

Apr 27, 2016 | Cronaca, Ladispoli


CC(75)Riceviamo e pubblichiamo
Esiste un’età minima dalla quale iniziare a spiegare ai bambini come si vive in una società civile? Alla “Melone” riteniamo di no e ad aiutarci in questo difficile compito è venuto addirittura il comandante della stazione dei Carabinieri di Ladispoli, il Maresciallo Roberto Izzo. Nell’aula consiliare, messa a disposizione dal Sindaco di Ladispoli, il dottor Paliotta, circa 200 bambini della primaria hanno quindi ascoltato con attenzione ed interesse le parole del comandante che ha toccato vari temi, ma soprattutto ha risposto alle numerosissime e spiazzanti domande che gli sono state poste.

Fra le cose che i bambini hanno certamente imparato ce n’è una che forse sfugge a moltissimi adulti: da gennaio 2016, per le chiamate di emergenza, non è più necessario digitare il numero corrispondente al problema per il quale si chiede aiuto (112 carabinieri, 113 polizia, 115 vigili del fuoco, 118 soccorso sanitario), ma è sufficiente utilizzare il solo 112. Sarà l’operatore a contattare chi potrà portare l’adeguato soccorso. In questo modo il Governo Italiano si è finalmente adeguato alla normativa europea, evitando le minacciate onerosissime sanzioni previste dalla Comunità Europea. Adesso, chiamando il 112, è possibile chiedere aiuto per qualsiasi emergenza, senza dover stare a ricordare il numero corretto da digitare.

Un altro tema che ha coinvolto molto i bambini è stato quello del bullismo. L’uditorio è stato in attentissimo ascolto delle parole del comandante Izzo che invitava i bambini a non tenere mai nulla nascosto e raccontare sempre ai propri genitori o ai propri insegnanti situazioni spiacevoli vissute. Ma analoga attenzione ha riscosso il discorso sulla necessità di rispettare le regole. Se infatti è comprensibile il desiderio di essere liberi di fare ciò che ci piace, tuttavia non viviamo da soli, anzi abbiamo necessità di vivere insieme agli altri, ed i nostri atti potrebbero arrecare danno. Se non vogliamo ricevere danni dagli altri, nemmeno possiamo pretendere di farne, anche se in nome della libertà. La volontà di volere essere rispettati richiede che anche noi rispettiamo gli altri: se non vogliamo essere infastiditi, nemmeno dobbiamo infastidire. Le regole sono proprio quei limiti che dobbiamo riconoscere se vogliamo vivere in una società civile ed i carabinieri, come le altre forze dell’ordine, hanno proprio lo scopo di salvaguardare il diritto ad essere rispettati, come singoli o come comunità.


CC(58)Le mani alzate in continuazione per chiedere di soddisfare alle curiosità sono state tantissime ed il comandante Izzo,
come fosse il papà di tutti i presenti, ha risposto sempre con parole semplici e chiare, perfettamente comprensibili ai bambini. Così c’è stato chi ha chiesto al comandante se avesse mai sparato, chi ha domandato quali armi usasse, chi se avesse arrestato dei ladri, chi quanti inseguimenti avesse effettuato, chi se avesse salvato delle vite, chi se lui avesse rischiato la vita … ma anche gli è stato chiesto perché avesse scelto di fare il carabiniere (per aiutare il prossimo, è stata la risposta del comandante), se alcuni carabinieri siano stati uccisi (purtroppo affermativa la triste risposta) e se avesse conosciuto Falcone o Borsellino. In quest’ultimo caso il comandante si è lasciato andare ad antichi ricordi. Ha così confessato di avere lavorato con i giudici Falcone e Borsellino ed anche con la giudice Bocassini, ma anche di avere conosciuto persone orrende e famose per il male che hanno procurato, nomi che volutamente non riportiamo, seguendo, in questo, il pensiero degli antichi i quali distruggevano dalle lapidi e dai monumenti i nomi delle persone odiate per non dare loro l’onore di essere state ricordate.

Le quasi due ore di incontro sono terminate con la richiesta da parte del Maresciallo Izzo di conoscere quanti dei presenti vorrebbero fare i carabinieri da adulti. La risposta è stata incoraggiante, a testimonianza del fatto che il comandante è stato veramente apprezzato nel suo intervento: oltre il 50% ha alzato la mano con decisione.
Molti vedono le forze dell’ordine, ed i carabinieri in particolare, come dei repressori, ma è un pensiero a senso unico. Quando i nostri diritti vengono violati chi è che interviene? Come possiamo pretendere che si sia inflessibili verso chi ci disturba e tolleranti verso noi stessi? Vivere in società significa certamente non poter fare tutto quello che ci pare, ma dal vivere insieme ricaviamo il benessere e la protezione che vivendo solitari non avremmo.

I carabinieri sono al nostro servizio proprio per mantenere integra la nostra comunità ed il senso di queste due ore di incontro con i bambini è stato proprio quello di spiegare che per vivere tutti insieme occorre rispettarsi, alla pari, gli uni con gli altri.