Festa dell'Unità Civitavecchia, Feuli: "Berlinguer un modello da seguire, specialmente per le generazioni future" • Terzo Binario News

Festa dell’Unità Civitavecchia, Feuli: “Berlinguer un modello da seguire, specialmente per le generazioni future”

Set 8, 2014 | Civitavecchia, Politica

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La festa de l’Unità appena terminata è stata un modo per il Partito Democratico di rialzare la testa dopo una sconfitta elettorale pesante.
L’occasione per ritrovare la passione, di riscoprire il sacrificio, di unirsi nella voglia di partecipazione con l’obiettivo comune di dimostrare che ci siamo e che continueremo ad essere tra la gente con il coraggio che ci contraddistingue.

Abbiamo dedicato questa festa ad Enrico Berlinguer perché crediamo che sia un modello da seguire, specialmente per le generazioni future. L’onestà, l’umiltà e la determinazione di Berlinguer sono valori fondamentali per chiunque voglia lottare per il bene dei cittadini.

Questa festa è stata però anche un’occasione di formazione politica. Tra le tante iniziative svolte in questi giorni, particolarmente interessante e partecipata è stata quella che ha visto tra gli ospiti l’ambasciatrice palestinese Mai Al Kaila e il delegato della Mezzaluna rossa Yousef Salman. Iniziativa per cui ringrazio l’onorevole Marietta Tidei, da anni impegnata nella causa palestinese, che ha reso possibile questa iniziativa e nella quale ha avuto modo di raccontare l’esperienza in Palestina fatta solo un mese fa con l’associazione parlamentari per la pace.

Ho avuto l’onore di presentare questa iniziativa esprimendo anche alcune considerazioni.

Il conflitto israelo – palestinese, o meglio arabo – israeliano, esiste da anni eppure l’unico momento in cui i media e la politica a livello internazionale si sono interessati è stato nell’ultimo periodo in cui si sono riaccesi gli scontri. Presto probabilmente si tornerà a guardare altrove mentre un popolo si vede portare via ogni diritto oltre che la pace. La priorità deve essere quella di riaccendere i riflettori dei media e le coscienze di ognuno di noi su quella terra.

Oggi la stretta di mano tra Arafat e Rabin è ormai un’immagine sbiadita. Perché l’estremista di destra israeliano, che ha ucciso Rabin, non ha ucciso un uomo, ma una storia. Mentre il mondo occidentale si glorifica ancora per la caduta del Muro di Berlino ha chiuso occhi e orecchie di fronte alla costruzione di un nuovo muro. Ma l’Europa è ancora un’utopia, nel senso letterale di un “non luogo” quando si parla di politica estera, incapace di applicare un’idea di “stato di diritto” in campo internazionale. Per cui si interviene, economicamente e militarmente, non in virtù di un insieme di regole a costituire una “comunità internazionale”, ma oggi con i Fratelli Musulmani contro Mubarak, domani con gli sciiti contro Gheddafi, poi con i curdi contro i sunniti, ma con i turchi contro i curdi, in una spirale di apparente non senso che non fa pensare a nulla di buono.10665118_708158832598452_3320211708994481863_n

Parlare, farsi un’idea, praticare azioni sul mondo che ci circonda non è un ragionamento lontano. Non è filosofia. Riguarda i nostri vicini di casa e di cui ci accorgiamo solo per i flussi migratori che si scatenano, riguarda il modo in cui pensiamo al nostro approvvigionamento energetico; riguarda il modo in cui pensiamo debbano prevalere valori come la laicità delle istituzioni, le libertà individuali e sociali. Riguarda la pace o la guerra. Riguarda la sinistra. Che non può che essere un punto di vista sul mondo. Con la speranza di cambiarlo.