Si è tenuto questa mattina l’incontro tra il Prefetto e i rappresentanti dei 22 comuni del territorio per parlare della suddivisione dei migranti.
Il Prefetto avrebbe chiesto agli enti comunali un’equa distribuzione dei migranti sul territorio, sottolineando che su 101 comuni della provincia di Roma, al momento solo una quindicina avrebbero risposto attivando un progetto Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati).
E per la Prefettura proprio i progetti Sprar sarebbero una prima risposta valida al tema dell’accoglienza. Un programma, forse l’unico, al momento in grado di gestire un’emergenza che non può essere quantificata. Solo ad oggi infatti sarebbero 170mila le persone da distribuire nella regione Lazio.
Lo Sprar prevederebbe un finanziamento a carico del Ministero di circa il 95%. Ai comuni resterebbe il 5% da restituire in termini di servizi. Attraverso i progetti Sprar i richiedenti asilo verrebbero quindi distribuiti sul territorio attraverso un sistema più che proporzionale (nei comuni sotto il 2000 abitanti si parla di 6 migranti; a Roma 2 migranti ogni mille abitanti) mentre a gestire i l’emergenza sarebbe una cooperativa che riceverebbe circa a 35 euro al giorno a migrante ospitato.
E se il comune non attivasse un progetto Sprar?
Il prefetto, nell’incontro di oggi, avrebbe spiegato che ovviamente nessun ente è obbligato ad attivare uno Sprar ma nel momento della necessità si potrebbero aprire nuovi scenari, come ad esempio i Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria), ossia un’accoglienza svolta da privati, come albergatori, che potrebbero in futuro decidere di destinare la loro struttura all’accoglienza dei migranti, senza limiti imposti, se non quelli della capienza degli immobili.
Sebbene gli amministratori oggi si siano dimostrati aperti all’accoglienza e alla solidarietà, non sono mancate però le questioni sollevate dai sindaci in merito alla gestione dei migranti, alla mancanza di spazi sul territorio, alla mancanza di programmazione.
