Sulla vicenda Ostilia si muove la politica. Non tanto quella locale quanto quella regionale e nazionale. Sul litorale non si ricorda a memoria una serie così concentrata di interrogazioni. Al momento due parlamentari, una di Forza Italia e una PD, e una regionale firmata PD, oltre alla presenza durante l’ultima visita dell’ufficiale giudiziario del consigliere regionale de La Destra Santori. Eppure sul territorio di Cerveteri, Bracciano e Ladispoli occasioni per chiedere interventi regionali e parlamentari non sono mancate, una su tutte la vicenda Cupinoro sulla quale il centrosinistra, che guida Regione e Governo nazionale, è stato latitante e il centrodestra a livello regionale non ha proferito parola. Troppo lapalissiano affermare che il mattone scalda più dell’ambiente.
Altra anomalia sta nel fatto che la vicenda Ostilia torni alla ribalta così prepotentemente solo ora, nonostante la sua storia pluridecennale. A livello locale al momento le uniche dichiarazioni ufficiali sono arrivate dai Consiglieri Travaglia, Orsomando e Galli che non sono contrari ad una trattativa tra Comune e Ostilia nell’interesse dei balneari. L’accordo però dovrebbe essere gestito, stando ai consiglieri, con più trasparenza, e da questo punto di vista la conferenza stampa indetta da Pascucci e Assobalneari è stato un primo passo di apertura. Fuori dalla politica ufficiale, il Comitato “Pascucci a casa” che al momento però non ha formulato alcuna proposta alternativa dichiarandosi contrario ai termini attuali dell’accordo, nonostante questi non siano ancora noti. Nessuna dichiarazione ufficiale trapela inoltre dalle fila dei democratici: nè Gnazi nè Ciogli – ex Sindaco di Cerveteri – hanno espresso commenti sulle iniziative intraprese dai Parlamentari e Consiglieri Rgionali PD.
Le interrogazioni dei democratici mostrano una linea contraria ad un eventuale accordo tra Comune e Ostilia infatti, soprattutto nell’interrogazione di Vincenzi, viene invocato l’intervento straordinario della Regione bypassando il Comune. Questo dovrebbe avvenire in relazione al fatto che gran parte delle opere realizzate nei territorio di Ostilia risultano essere abusive. Questa seconda strada però potrebbe creare un duplice rischio: il primo è legato alla possibilità di riallungare per altri decenni la pratica Ostilia; il secondo riguarda la regolarità degli stabilimenti balneari. Va infatti ricordato che, oltre a quelli di Ostilia, alcuni abusi sono stati perpretrati anche da alcuni gestori di stabilimenti. Il rischio è pertanto che la punizione degli abusi si abbatta come una mannaia sia su Ostilia che su alcuni stabilimenti. Vale quindi la pena abbandonare a prescindere la strada di una conciliazione largamente condivisa? Ma soprattutto, come mai tutto questo interesse da Roma su una questione locale e di così lungo corso?
Su Ostilia inizia ad insorgere anche l’insofferenza dei cittadini i quali lamentano un eccesso di attenzione su questo tema a discapito di altre battaglie portate avanti a Cerenova.
