Braccio da Montone sferza il Paese che Vorrei: “A Santa Marinella congratulazioni con foglio di istruzioni allegato

Giu 18, 2026 | Politica, Santa Marinella

Leggendo il comunicato de “Il Paese che Vorrei” abbiamo provato una certa tenerezza.

Comincia con le congratulazioni per il Sindaco Alessio Manuelli e per alcuni consiglieri eletti. Poi, però, dopo poche righe, sembra trasformarsi nel libretto delle avvertenze di un elettrodomestico: attenzione a questo, non toccate quello, fate così, non fate cosà, ricordatevi che vi controlliamo.
Più che un messaggio di auguri, una diffida preventiva con toni da sorveglianza speciale.

La parte più interessante è quella in cui si celebra il risultato elettorale come una richiesta di “discontinuità”. Giusto. I cittadini hanno chiesto un cambiamento. Talmente tanto cambiamento da eleggere Alessio Manuelli e bocciare tutti gli altri candidati.

Poi però, nello stesso comunicato, scopriamo che la discontinuità va benissimo purché si facciano esattamente le cose che il Paese che Vorrei ha già deciso che vadano fatte, nei tempi che ha stabilito e con le soluzioni che ha indicato.

Una forma innovativa di cambiamento: cambiare tutto per non dover cambiare nulla.
Colpisce anche il passaggio in cui si annuncia che il voto non è una delega in bianco. Siamo perfettamente d’accordo.

Infatti i cittadini non hanno firmato una delega in bianco neppure al Paese che Vorrei.
Hanno votato un Sindaco, una maggioranza e un programma. Non un comitato di certificazione permanente chiamato a verificare quotidianamente la purezza ideologica degli eletti.
Naturalmente nessuno contesta il diritto di informarsi, partecipare, monitorare e vigilare. Ci mancherebbe altro. In democrazia è sacrosanto.

Fa sorridere però che l’annuncio della vigilanza arrivi prima ancora che la nuova amministrazione abbia avuto il tempo di spostare una scrivania o aprire un fascicolo.
È un po’ come presentarsi a un matrimonio con l’avvocato divorzista.

O peggio: come certi “Guardiani della Rivoluzione” in salsa civica, autoproclamatisi custodi supremi della purezza amministrativa, pronti a controllare che ogni delibera venga allineata ai sacri testi del comitato. Manca solo il Consiglio degli Ayatollah urbanistici che vidimi il piano regolatore prima della giunta.

Ancora più curioso è il richiamo agli “uomini soli al comando”. Una formula sempre efficace, soprattutto quando viene utilizzata da chi, contestualmente, elenca all’amministrazione appena eletta la lista delle decisioni che dovrebbe prendere.
Insomma: niente uomini soli al comando, purché il comando ce l’abbiano gli altri.
Noi siamo più semplici.

Pensiamo che chi ha vinto abbia il diritto-dovere di governare e che chi vigila abbia il diritto-dovere di controllare. Sono ruoli diversi. Confonderli produce spesso un curioso effetto ottico: si perde alle elezioni ma si pretende di vincerle nel comunicato successivo.

Il confronto è il sale della democrazia. Suggeriamo però di aspettare almeno che qualcuno inizi a lavorare prima di preparare il processo.
Perché una cosa è la partecipazione civica.

Un’altra è l’ansia da commissariamento preventivo.

Braccio da Montone