Durante l’incontro del 7 maggio il Ministero del Lavoro aveva annunciato la rapida convocazione di uno specifico tavolo tecnico per il riconoscimento del lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici.
Lo ha fatto ufficialmente di fronte ai rappresentanti dei lavoratori e a centinaia di portuali che hanno manifestato a Roma durante uno sciopero nazionale riuscitissimo che ha registrato altissime percentuali d’adesione in tutta Italia.
Ad oggi tuttavia, il tavolo non è stato ancora convocato e così, mentre con il pretesto delle ferie estive i rappresentanti del Ministero si prendevano qualche mese di tempo per definire e convocare la trattativa con le parti sociali, i lavoratori portuali hanno continuato a spaccarsi la schiena nelle stive delle navi a 50° gradi e sulle banchine roventi dei porti italiani.
Sappiamo bene che la nostra controparte istituzionale ci dirà che le risorse pubbliche per garantire il pensionamento anticipato e dignitoso ai portuali sono ad oggi esigue o addirittura inesistenti. Allo stesso tempo però sappiamo che da decenni in Italia miliardi di soldi pubblici vengono usati in vari modi per foraggiare le grandi imprese private e che, nei prossimi anni, saranno pure sperperati per avviare fantomatici quanto inutili piani di riarmo. Di fronte alla possibilità concreta che simili argomentazioni continuino ad impedire a migliaia di lavoratori il riconoscimento di un diritto sacrosanto noi intendiamo ribadire con ancora più forza quella che da sempre è una realtà inconfutabile: Il lavoro portuale coinvolge una platea di lavoratori con un’età media in costante aumento e che supera i 50 anni per oltre la metà degli addetti operativi; è un lavoro organizzato su turni h24 ed è caratterizzato da mansioni logoranti, particolarmente faticose e soprattutto molto pericolose. Il lavoro portuale è quindi lavoro usurante a tutti gli effetti e come tale va riconosciuto anche all’interno del sistema previdenziale nazionale.
In un quadro generale dove l’automazione nei porti viene immaginata solo come strumento per ottimizzare al massimo la produttività a discapito degli equilibri occupazionali e dove tutti parlano della portualità come settore strategico fondamentale per lo sviluppo del Paese, noi intendiamo rilanciare la centralità di chi questo settore lo vive e lo fa muovere ogni giorno. Proprio per questo, mentre ci apprestiamo a rilanciare la mobilitazione nazionale sulla questione del lavoro usurante, non possiamo fare a meno di denunciare il pericolo che l’iter parlamentare in corso sulla nuova riforma dei porti – riforma che abbiamo già avuto modo di contestare in varie audizioni ufficiali – spalanchi nuovi cancelli alla precarizzazione del lavoro portuale e al dumping salariale sulle banchine. In particolare non possiamo fare a meno di denunciare l’attacco che un recente emendamento della Lega sta provando a sferrare contro il sistema che da anni regolamenta la somministrazione del lavoro portuale attraverso le società autorizzate ai sensi dell’art. 17 della legge 84/94. Il tentativo sarebbe dunque quello di consentire alle imprese terminaliste e a quelle autorizzate ai sensi dell’articolo 16 della stessa Legge 84/94 di ricorrere direttamente alla somministrazione di manodopera attraverso le agenzie per il lavoro, superando di fatto il sistema previsto oggi dall’articolo 17. Tutto ciò significherebbe sostituire progressivamente centinaia di lavoratori esperti e specializzati, con un esercito di precari intercambiabili e a bassissimo costo. In un contesto come quello portuale dove è indispensabile mettere in campo professionalità, formazione, esperienza, conoscenza delle banchine e dei rischi specifici delle operazioni portuali, tutto ciò sarebbe assolutamente inaccettabile ed è proprio per questo che USB e Orsa chiedono l’immediato ritiro di questo emendamento.
Sul lavoro usurante e in generale sulla difesa dei lavoratori portuali non abbiamo nessuna intenzione di retrocedere.
Pretendiamo il rispetto degli impegni presi durante i tavoli istituzionali. Chiediamo pertanto l’immediata convocazione del tavolo tecnico al Ministero del Lavoro al fine di sbloccare una volta per tutte questa situazione di stallo.
Proprio per questo il 28 settembre abbiamo proclamato un nuovo sciopero nazionale dei porti al quale potranno aderire tutti i lavoratori portuali.
IL TEMPO DELLE CHIACCHIERE E DEI TATTICISMI E’ SCADUTO.
IL LAVORO PORTUALE E’ LAVORO USURANTE!
Coordinamento Nazionale USB Mari e Porti
