“Le ultime crisi hanno messo in discussione la tenuta della rete commerciale tradizionale.
È sufficiente farsi un giro nelle vie limitrofe al mercato per vedere una marea di cartelli affittasi tra i vari negozi chiusi.
Una crisi che attanaglia il settore tessile abbigliamento che maggiormente ha sofferto; tra pandemia e tensioni geopolitiche ,altri settori rischiano la crisi.
I consumi invece di crescere si sono contratti, crisi finanziarie, crisi economiche, hanno determinato una erosione dei vari negozi di prossimità.
Forse non ci si rende conto, ma si sta perdendo il mix dell’offerta, un servizio sociale, un presidio e una ricchezza non solo di natura economica, ma proprio anche di supporto alla socialità, alla sicurezza,.
Tralascio il turismo dove alcuni segnali di programmazione e di investimenti ci sono stati,pochi ma concreti.
Credo che ci siano in questo territorio esperienze diversificate,perché quello che oggi attrae non è solo la meta ma l esperienza che quel territorio offre e più è diversificata ,più attrae.
Comunque tornando al commercio è evidente l’impoverimento del mix merceologico e una povertà distributiva o desertificazione distributiva.
Bisogna ragionare complessivamente sull attrazione economica del nostro territorio; ma serve una programmazione del territorio.
Bisogna parlare di sistema del territorio,perché sia più attrattivo.
Servirebbe un sistema Civitavecchia, meglio un sistema Etruria (di cui si sta discutendo) una super provincia, una responsabilità delle istituzioni, perché l’imprenditore investe se ha una visione davanti del territorio; serve una programmazione.
Casi come Privilege o il Terminal del Gusto non debbono più accadere a danno di tutto il territorio.
Un territorio vivo è dato anche dal terziario che sempre ha contribuito a tenerlo vivo.
Una sistema istituzionale e commerciale per affrontare una competitività di sistema”.
Tullio Nunzi
