Ladispoli spese telefoniche, notizie infondate? Ecco le carte che dimostrano il contrario • Terzo Binario News

Ladispoli spese telefoniche, notizie infondate? Ecco le carte che dimostrano il contrario

Ago 19, 2016 | Inchieste, Ladispoli, Politica

E’ difficile comprendere perché ieri l’amministrazione comunale si sia attivata con così tanta solerzia per tentare inutilmente di smentire la notizia data dalla nostra testata in merito all’ammontare delle spese telefoniche e di telecomunicazioni sostenute dal Comune di Ladispoli. La nostra inchiesta si basava su determine e affidamenti fatti formalmente dall’amministrazione, che portavano ad una cifra di 250.000 euro, mentre l’amministrazione nella nota di ieri sera parla di sole 15.000 euro.

L’INFONDATEZZA DELLA SMENTITA

Viene da chiedersi quali documenti siano stati utilizzati per voler smentire la nostra notizia. Basterebbe prendere la sola determina di impegno per la telefonia cellulare per l’anno 2015 per scoprire che il comune ha preso un clamoroso abbaglio.

Facendo riferimento all’anno 2015 (l’unico per il quale si possono ricostruire i 12 mesi) risulta che il solo impegno economico per la telefonica mobile verso la società Vodafone è superiore all’importo dichiarato dall’amministrazione. A quello andrebbero poi sommati tutti i costi degli apparati, della linea fissa e delle utenze dati.

L'impegno di spesa verso Vodafone per il 2015

L’impegno di spesa verso Vodafone per il 2015

OLTRE 16.000 EURO PER LA SOLA TELEFONIA CELLULARE

Con determina dirigenziale del 25/05/2015 il comune infatti impegnava per Vodafone da somma di 13.561 euro + iva vale a dire 16.544 euro, di per sé superiore alle 15.000 euro dichiarate dall’amministrazione nell’avventuriero tentativo di smentita. Ma la cosa clamorosa è il numero di SIM attive, quando ieri si è detto invece che solo i capisettore avrebbero in dotazione un telefono di servizio per la reperibilità. A carico del comune infatti risulta un numero esorbitante di SIM ben superiore a quello del numero dei dipendenti comunali. Si legge nella determina dirigenziale 755 del 04/05/2015: “Che questo Ente ha in essere un contratto di telefonia mobile aziendale con la Vodafone con attive n.273 SIM di cui 6 dati e 108 fonia, anche se almeno 159 non attive, che prevede una struttura a conto ricaricabile cui attingono tutte le SIM inserite in detto piano;” Non è chiaro poi se queste SIM siano in dotazione singolarmente o con annesso telefono cellulare. Tra l’altro nei mesi passati la nostra testata aveva chiesto per trasparenza che si rendesse pubblico l’elenco delle persone che hanno in dotazione un telefono o un’utenza del comune. Appello che però non ha riscosso la stessa solerzia della falsa smentita di ieri.

Ma quello che forse non si è colto nella nostra inchiesta di ieri è il fatto che si dava merito all’amministrazione di aver attivato una procedura a costo zero per la razionalizzazione di una spesa eccessiva.

Un estratto della relazione della società Aura

Un estratto della relazione della società Aura

DA COSA SI EVINCE LA CIFRA DI 250.000 EURO

Tornando alla cifra di 250.000, da noi diffusa ieri, è semplice dimostrare che si tratta tutt’altro di un dato infondato. A fornirlo è una ditta alla quale il comune ha affidato il compito di ridurre i costi di telefonia. La ditta il 14 dicembre 2015 redigeva per l’amministrazione una relazione iniziale per far comprendere l’utilità del servizio che avrebbe potuto svolgere.

Nella relazione, allegata alla determina di affidamento e quindi presa per reale dall’amministrazione, si legge: “Dall’analisi eseguita, i costi annui che sostenete attualmente (relativi alle linee telefoniche Fisse /Mobili/Dati) sono pari a 250.000 € iva compresa, corrispondenti a circa 41.750 euro bimestrali iva compresa”. La società nella sua interessante offerta (giustamente presa in considerazione dall’amministrazione) si pone come obiettivo di scendere almeno ad un costo bimestrale di 35.500 euro che includerebbero tra l’altro l’onorario da riconoscere alla ditta pari a 3.000 euro mensili per 12 mensilità.

UNA CONSULENZA DA 18.000 EURO PER RAZIONALIZZARE UNA SPESA DI 15.000?

Altro dato che dimostra l’infondatezza della smentita dell’amministrazione è proprio l’onorario da riconoscere alla società di consulenza. Con essa infatti si è stipulato un contratto per 18.000 euro più una parte di incentivi per un raggiungimento di una riduzione della spesa maggiore del 15%. Se fosse vero, come dichiarato ieri dall’amministrazione, che la spesa di telefonica e telecomunicazioni del comune di Ladispoli ammonta a 15.000 €, che senso vi sarebbe nell’affidare per 18.000 euro, importo superiore addirittura alla spesa, un servizio di contenimento dei costi?

Ma al di là dei numeri dati frettolosamente dall’amministrazione, quello che più interessa forse ai cittadini è come e perché vengono spesi questi 250.000 euro. Va infatti detto che l’amministrazione sostiene oltre ai costi degli uffici dei dipendenti anche i costi per i plessi scolastici e che quindi il numero di utenze è effettivamente elevato.

COME ALCUNI USANO LE UTENZE PUBBLICHE

D’altro canto però vi è anche prova che c’è chi utilizza per scopri privati le utenze telefoniche del comune. Questo è emerso durante le intercettazioni (anche per esse si cercò inutilmente di definirle false) effettuate dalla Guardia di Finanza in almeno un’inchiesta relativa agli affidamenti dei servizi a cooperative locali. Nelle intercettazioni risulta infatti che persone dello staff del sindaco intrattengono conversazioni attraverso le linee telefoniche dell’ente per richiedere a fornitori del comune dei servizietti per effettuare traslochi. Una dipendente comunale chiamata sul numero cellulare (Vodafone) invece chiede raccomandazione di lavoro per un ragazzo. Si tratta di fatti che al di là della valenza penale (sulla quale sta indagando la magistratura) denotano un certo malcostume per il quale il comune sembra non aver preso alcun provvedimento.

Le carte quindi dimostrano tutt’altro che l’infondatezza delle informazioni divulgate da noi ieri, bensì il tentativo maldestro da parte dell’amministrazione di denigrare l’inchiesta giornalistica svolta dal nostro giornale. Non è la prima volta tra l’altro che l’amministrazione si avventura in smentite non supportate da alcun riscontro, piuttosto che richiedere spazio per chiarire meglio la propria posizione, cosa del tutto legittima alla luce del fatto che nessuno ha la verità in tasca.

Dal canto nostro i lettori sanno che le nostre inchieste sono supportate dallo studio attento di documenti e che mai avremmo problemi a rivedere, qualora vi fossero, degli errori di interpretazione. Diverso è invece dover far passare come infondato il nostro lavoro minando la credibilità del giornale di fronte ai nostri lettori. Del resto senza alcun rispetto delle regole informali non si è chiesto spazio per la smentita sul giornale che ha diffuso la notizia, bensì ci si è rivolti a tutte le testate, anche quelle che di questa notizia non ne avevano dato alcuna evidenza. Questione di stile.